Due come noi TOMMASO DI FRANCESCO
E'come se avessero rapito uno di noi. E' la prima affermazione che ci viene in mente. Ma la cosa � molto pi� grave. Con il rapimento di Simona Pari e Simona Torretta, viene messa in discussione la possibilit� di una missione umanitaria davvero al di sopra delle parti, com'� stata la presenza in Iraq di �Un Ponte per...�, l'unica Ong che abbia mantenuto costantemente la sua presenza nel paese martoriato dalle guerre e dalle sanzioni. Dopo le Nazioni unite, dopo i media indipendenti, dopo la tragica fine di Baldoni e il rapimento dei giornalisti francesi, il messaggio � per tutte le organizzazioni umanitarie. E per noi. Le logiche dell'occupazione militare e del terrore vogliono colpire proprio nel mezzo chi sostiene in Iraq una societ� civile che non vuole scegliere tra la sottomissione ad un quisling nelle mani delle multinazionali del petrolio o rinunciare alla libert� sotto un regime integralista. Chi pu� impunemente pensare di colpire una tale realt�, senza avere la volont� di procurare un danno esplicito al popolo iracheno allo stremo? Ferendo anche direttamente quel movimento mondiale contro la guerra che George W, Bush e la coalizione dei volenterosi - tra cui l'Italia di Berlusconi - hanno voluto a tutti i costi scatenare aprendo cos� le porte dell'inferno? E' davvero vergognoso che ora da parte di rappresentanti delle istituzioni e del governo italiano, lo stesso che la guerra ha voluto, si canti la sirena del �siamo tutti sulla stessa barca�, quindi basta con ogni �comprensione per la resistenza� perch� �ormai non si salva pi� nessuno�. Eppure � chiaro che chiunque sia stato a presentarsi armato, con �atteggiamento iper-professionale� nel pieno centro della capitale irachena a rapire le due italiane e i due cooperanti iracheni - dichiarando �siamo del governo�, secondo una prima ricostruzione, o �siamo islamici� secondo le altre versioni -, abbia voluto colpire proprio l'ambiguit� rappresentata dal ruolo italiano in Iraq. Guardatevi attorno, il bagno di sangue non � finito, le truppe occidentali sono ancora occupanti, la guerra dichiarata conclusa un anno e mezzo fa da Bush � ancora tutta da combattere, i marines morti sono arrivati ieri a quota mille, a decine di migliaia gli iracheni uccisi, ogni giorno � battaglia. Mentre le Nazioni unite sono fuori dal paese che brucia. L'Italia, paese occupante, tiene le sue truppe a presidiare, spesso con mano feroce, ormai soltanto la periferia di Nassiriya, nell'area petrolifera che interessa all'Eni, ma con quale interesse per gli iracheni � facile immaginare. Che ci stiamo a fare, se non i bersagli o i cecchini ? E' vero invece che il lavoro sporco degli occupanti militari ha talmente fatto degenerare la situazione che ormai in Iraq � quasi impossibile essere considerati amici o nemici, distinguere tra chi aiuta gli iracheni e chi li sfrutta, tra uomini e donne, tra chi ha voluto la guerra e chi, fallendo - questo � il punto - ha cercato in ogni modo d'impedirla lavorando per la crescita di una societ� civile irachena antagonista sia alle logiche integraliste sia all'attuale regime della Cia di Allawi e agli interessi dei paesi occupanti. Cos� ogni presenza viene vissuta come occasione di scambio violento. O, peggio, di provocazione come potrebbe essere per i rapiti francesi e in questo caso. Tutto precipita in Iraq, di ora in ora. Gli unici a non accorgersene stanno rintanati nelle stanze del governo italiano che sul legame subalterno con l'Amministrazione Bush ha scommesso passato, presente e futuro. Non c'� bisogno ora di una riedizione dell'unit� nazionale, n� che l'opposizione di sinistra chiuda gli occhi sull'infamia che ci viene raccontata: che le truppe italiane resteranno in Iraq finch� ce lo chieder� il governo fantoccio. Il rapimento delle ragazze di un �Ponte per...� che in Iraq hanno gestito l'unica �presenza� davvero legittima, dimostra ancora una volta che tutti gli eserciti occupanti devono andarsene immediatamente. E che deve tornare in campo quella potenza mondiale che vede la barbarie nella normalit� della guerra, e che � consapevole che la lotta per la pace � strettamente legata al rifiuto di ogni dimensione terrorista. Per dire semplicemente: liberatele subito. Fonte: Il Manifesto
