Il movimento torna in strada �Liberi senza condizione�. Riunioni, sms e sit-in per salvare la vita degli ostaggi Pace subito Il Comitato fermiamo la guerra chiama alla mobilitazione generale. Per salvare la vita dei quattro ostaggi, per il ritiro immediato delle truppe dall'Iraq
LORIS CAMPETTI Questa volta non si ripeter� lo strazio che ha accompagnato la fine di Baldoni. Questa volta il governo italiano non potr� agire con cinismo, non c'� pi� spazio per azioni e dichiarazioni che invece di favorire canali concreti di trattativa per liberare l'ostaggio ne sentenzino la condanna. Ma questa volta anche il movimento pacifista dovr� riprendere la parola, riprenderla e restituirla alla maggioranza della popolazione italiana contraria a questa stramaledetta guerra in Iraq. Il rapimento di due pacifiste - due compagne del movimento ma soprattutto due civili, impegnate a restituire con un gesto di umanit� e di condivisione un millesimo di quel che � stato tolto con le bombe e il terrore alla popolazione civile irachena - costringe l'arcobaleno pacifista italiano a diventare adulto, ad assumersi responsabilit� impegnative, a far politica con tutti gli strumenti possibili - guerra esclusa - per raggiungere un obiettivo, l'obiettivo pi� importante: salvare Simona Pari e Simona Torretta, Ra'ad Al� Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam, �fratelli e sorelle operatrici di pace in Iraq�, come ricorda il comunicato redatto nella tarda serata di ieri da �Un ponte per� e dal �Comitato italiano fermiamo la guerra�. Sono passati pochi minuti dalla notizia terribile del rapimento e gi� i telefonini esplodono, all'Arci, in Fiom, tra i militanti e i dirigenti delle associazioni pacifiste e delle forze politiche di sinistra contrarie da sempre alla guerra. Il clima in piazza Vittorio, nella sede di �Un ponte per�, � prima affranto, poi via via ci si chiede che fare, come muoversi. Ma tutti si stanno muovendo: messaggini via telefonino passano la parola, qualcuno, gli amici delle due ragazze, i compagni del Forte Prenestino, chiamano con un sms a raccolta per una prima testimonianza davanti alla sede del governo, a Palazzo Chigi. Perch� non serve essere dirigente di movimento per capire che bisogna impedire che Berlusconi e i suoi facciano danni irreparabili, come con Baldoni. Fabio Alberti, �Un ponte per� fatto persona, non riesce a parlare, ha la voce rotta. Dice una cosa importante: �Questa � una cosa pi� grossa di noi. Gestiamola insieme�. Certo, via subito le truppe dall'Iraq: che altro dovrebbe dire il movimento che ha portato in piazza milioni di uomini e donne di pace? Ma insieme bisogna salvare la vita dei quattro rapiti. Subito. Chiedere l'immediato rilascio senza condizioni a chi li ha rapiti. La propaganda viene dopo. Bisogna mettere in moto una rete di diplomazia internazionale di pace, aprire canali, cos� come hanno gi� fatto gli ulema di Baghdad si devono mobilitare le comunit� musulmane italiane e mondiali. Bisogna chiedere il rilascio rivendicando l'identit� dei rapiti, persone che operavano e devono tornare a operare concretamente per la pace, contro la logica di morte dei signori della guerra e del terrore. Queste cose bisogna spiegarle bene all'insieme del mondo arabo. Spezzando l'equazione: italiano uguale Berlusconi uguale Bush uguale guerra e occupazione dell'Iraq. Simona, Simona, Ra'ad e Mahnaz hanno un'alterit� e un'autonomia, prima che una nazionalit�. Liberateli, lo chiedono in tanti, Rete Lilliput, la Comunit� di Sant'Egidio, Terres des Hommes, naturalmente la Tavola della Pace. Il rischio - lo ripetono tutti - � che il governo faccia danni. Al governo bisogna chiedere di comportarsi come ha fatto e sta facendo il governo francese, aprendo canali, attivando la diplomazia e non mostrare la muscolatura, e non scimmiottare le parole di morte di chi gorgheggia immoralit� come: �lo stato non tratta con i terroristi, non scende a patti�. Forse, un segno di buona volont�, potrebbe venire persino da un governo che ha scelto la guerra e l'occupazione, sotto la pressione della societ� civile, se ha minimamente a cuore la vita di due suoi concittadini: per esempio, una tregua, un cessate il fuoco per favorire l'avvio di trattative fatte direttamente e non con ambigui emissari . Alterit� e autonomia sono anche le due gambe su cui ha sempre marciato il movimento pacifista. Nelle prime convulse riunioni del Comitato fermiamo la guerra, naturalmente, la discussione sulla mobilitazione di piazza � un automatismo, senza dimenticare che ogni azione dev'essere finalizzata alla liberazione degli ostaggi, �i nostri� ostaggi, e non mostrare i muscoli. E' necessaria una straordinaria attivazione della societ� civile che � scesa in piazza contro la guerra e anche quella che � rimasta a casa. In Italia, innanzitutto, ma anche i pacifisti di New York e di Madrid, di Beirut e di Gerusalemme devono riprendere la parola. Questi, si pu� pensare, sono solo desiderata. Non � cos�. Questo straordinario movimento � capace di relazioni, � capace di mettere in rete il movimento. Parla italiano e inglese, arabo e spagnolo. Parla una lingua compresa dalla maggioranza della popolazione mondiale. Fonte: Il Manifesto
