PER IL TERZO ANNIVERSARIO DEL GIORNO IN CUI LA PACE VENNE MESSA AL
BANDO

A Tall Afar, nel nord dell�Iraq, al confine con la Siria, 45 morti e
80 feriti dopo 13 ore di bombardamenti americani; a Fallujah, uno dei
poli del cosiddetto �triangolo sunnita�, almeno 12 morti, inclusi 5
bambini e due donne dopo una ripetuta serie di passaggi di aerei
americani: � il bilancio ufficiale dei raid statunitensi di ieri.
Mentre � noto che marted� scorso il conto ufficiale dei caduti
statunitensi in Iraq ha superato i 1000 � 800 dei quali tra i 18 e i
24 anni - non esistono dati precisi di alcuna fonte per il totale
delle vittime civili irachene da quando gli Stati Uniti e
l�Inghilterra - e una cosiddetta coalizione di altri Paesi - nel marzo
2003 avviarono la �guerra preventiva�, ufficialmente motivata dalla
presunta presenza di �armi di distruzione di massa� in territorio
iracheno. Un�organizzazione che si fa chiamare �Iraq body count�, e
che ha una pagina in internet piena di nuvole grigie e pioggia di
bombe, calcola che i civili iracheni uccisi siano un minimo di circa
12.000 e un massimo di quasi 14.000. Ma un grande registro della
clinica di Baghdad �Sheik Omar� ne elenca da solo 10.363, tutti
provenienti dalla capitale e dai centri vicini. L�Iraq, oltre a quella
di Baghdad, si compone di altre 17 province. Hazem al-Radini, che
rappresenta un�organizzazione irachena per i diritti umani, sostiene
che in base alle notizie diffuse dai mezzi d�informazione, il totale
delle vittime irachene deve essere ormai superiore a 30.000. Una cifra
sinistramente identica a quella delle prime stime successive al crollo
delle Torri Gemelle del World Trade Center a New York nel tragico
settembre di tre anni fa. Ma che senso ha oggi in Iraq qualsiasi
totale di vittime, sospettabile in ogni caso sia di voluti
ridimensionamenti, su un fronte come sull�altro, sia di �gonfiamenti�
per pura propaganda contro o a favore dell�una e dell�altra parte? Che
senso possono avere questi macabri tentativi di statistiche in un
Paese in cui in un solo giorno, un giorno qualunque come ieri, possono
morire decine di persone per una guerra che al 1� maggio dell�anno
scorso era dichiarata ufficialmente conclusa? Chi non ricorda il
'mission accomplished', missione compiuta, pronunciato da un raggiante
George W.Bush - vestito da aviatore, lui che non era stato in Vietnam
perch� dichiarato inabile al volo - sul ponte di una nave al largo
della California, pavesata con un grande striscione che ripeteva la
stessa altisonante affermazione? Siamo alla vigilia del terzo
anniversario del famoso 11 settembre 2001, la data in cui incominci�
lo stravolgimento del mondo che conoscevamo. Uno stravolgimento che
sembra ora accentuarsi in modo cronico, con una violenza cieca e
inarrestabile a cui appaiono sempre pi� insensibili e avvezzi troppi
tra coloro che avrebbero il dovere di porla invece sotto controllo.
Spaventano, terrorizzano non solo e non tanto i comportamenti di chi
ha dichiaratamente scelto come arma il terrorismo fondamentalista e la
morte casuale e gratuita di chicchessia ma anche e soprattutto la
cecit� di chi non sembra rendersi conto che - come ha ricordato nei
giorni scorsi il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace - �non basta
uccidere un terrorista; se ne possono uccidere cento, mille, ma non si
viene a capo del fenomeno se non si ricercano anche le radici, le
cause, il malessere che fanno da sfondo�. Torniamo alla cronaca dal
fronte della �quarta guerra mondiale�, come per primo ha definito
l�attuale stato del mondo, nel suo ultimo libro, l�intellettuale
neo-conservatore americano Norman Podhoretz. Torniamo a una
�superficiale� rassegna della sola giornata di ieri.
In Afghanistan, obiettivo originario della �guerra al terrorismo�
rapidamente liquidato da Washington, in piena Kabul sono caduti ieri
quattro o cinque missili che miracolosamente hanno ferito �soltanto�
una donna e un bambino, quando mancherebbe appena un mese alla prima
consultazione elettorale. Nei Territori Palestinesi - Gaza e
Cisgiordania che sono in pratica �enclaves� di Israele � sono
continuati i raid israeliani e poi, per extra-misura di sicurezza
dovuta alla grande festivit� ebraica di Yom Kippur, sono stati chiusi
fino a fine mese tutti i punti di ingresso e di uscita pur
indispensabili per la vita dei palestinesi. A Giakarta una decina di
indonesiani sono morti in un attentato contro l�ambasciata australiana
( che fa parte della �coalizione� in Iraq). In Pakistan, vicino al
villaggio di Dila Khula, verso il confine con l�Afghanistan,
l�aviazione dice di aver ucciso almeno 50 guerriglieri ceceni, uzbechi
e arabi in un campo di addestramento di �al-Qaida�. Con un filmato
trasmesso da �Al- Jazira�, il medico egiziano Ayman al-Zawahri,
�accreditato� della qualifica di primo luogotenente di Usama ben
Laden, ha detto a tutto il mondo che la sconfitta degli americani in
Iraq e Afghanistan "con l�aiuto di Allah, � solo questione di tempo
perch� se continuano moriranno dissanguati e se si ritirano perdono
tutto". Dagli Stati Uniti contemporaneamente si apprendeva che nel
carcere iracheno di Abu Ghraib, quello famoso per le torture inflitte
ai prigionieri da militari americani, i detenuti - molti dei quali
�fantasma� perch� mai ufficialmente registrati - erano soltanto comuni
civili non combattenti. In Iraq - dove in queste ore molte
organizzazioni non governative internazionali spaventate stanno
andando via - ma �Medici senza Frontiere� e quelle italiane intendono
restare, come ha ribadito pi� volte nelle ultime 48 ore il
coordinatore nazionale Sergio Marelli - rimane intanto non rivendicato
n� minimamente spiegato o comprensibile il sequestro delle volontarie
italiane Simona Pari e Simona Torretta dell�organizzazione umanitaria
�Un ponte per�� , attiva a Baghdad dal 1991, e di altri due operatori
umanitari iracheni. Nella luce di fiaccolate come quella di ieri sera
a Rimini, citt� della Pari, e stasera a Roma, dove in zona di
Cinecitt� vive la famiglia della Torretta, il mondo intero si sta
mobilitando in ogni modo per la loro liberazione, dai bambini iracheni
in Piazza del Paradiso a Baghdad ai capi della Lega Araba a molti
grandi politici di prestigio internazionale come Kofi Annan e Romano
Prodi . �Il cuore del mondo � con le volontarie rapite� titola oggi a
tutta pagina �L�Osservatore Romano�, quotidiano della Santa Sede.
Senza fiaccole n� esibizioni, al riparo anzi da qualsiasi luce o voce
indiscreta, allo stesso scopo stanno di sicuro alacremente lavorando
uomini dei servizi segreti e �mediatori� pi� o meno anonimi. Per lo
meno uguale impegno di uomini e mezzi � dispiegato per i due
giornalisti francesi che ugualmente restano sequestrati in Iraq.
�Intanto � da rilevare � scrive �L�Osservatore Romano� - un altro atto
macabro: un sito internet del gruppo denominato "Esercito islamico" ha
pubblicato, ieri, un'immagine del volto del giornalista italiano Enzo
Baldoni, dopo la sua uccisione�. Quest�ultima vergognosa iniziativa
contribuisce per certi versi a ricordare e sottolineare il mistero gi�
da molti accantonato delle circostanze e delle motivazioni
dell�uccisione di Baldoni che, forse anche perch� avventuroso
�free-lance� del tutto autonomo e indipendente, non pot� godere della
mobilitazione popolare e della Societ� Civile che oggi fortunatamente
riguarda �le due Simone. In un messaggio diffuso in occasione del
XVIII Incontro Internazionale della Comunit� di Sant�Egidio �Uomini e
Religioni� svoltosi dal 5 al 7 settembre a Milano sul tema �Il
coraggio di un nuovo umanesimo�, Papa Giovanni Paolo II si chiedeva:
�Il mondo sta forse abbandonando la speranza di raggiungere la pace?�
e aggiungeva: � Si ha a volte l'impressione di una progressiva
assuefazione all'uso della violenza e allo spargimento di sangue
innocente� C'� bisogno del coraggio di globalizzare la solidariet� e
la pace... La guerra � da considerarsi sempre una sconfitta: una
sconfitta della ragione e dell'umanit�� Il mondo ha bisogno di pace.�
Pi� che mai, pi� che mai, visto il modo in cui sta vivendo la vigilia
del terzo anniversario del cosiddetto 9/11. Quel �911� che il regista
americano Michael Moore, ricordando un celebre film del francese
Francois Truffaut, ha associato nel titolo alle temperature espresse
in gradi Farenheit. A 411 gradi Farenheit (211 centigradi Celsius),
ricordava il film francese, bruciano i libri, si distruggono libert� e
sapere umano; e sembrava gi� terrorizzante. Che cosa pu� mai salvarsi
se il mondo raggiunge e mantiene una febbre di 911 Farenheit? (Pietro
Mariano Benni)

Fonte: Misna

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