{Felici per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta, pubblichiamo
questa contro-inchiesta sul loro rapimento, redatta da Roberto Saviano
della testata Reporter Associati, in data 24 Settembre.
Chiodofisso}
Contro-inchiesta (e ricostruzione) del sequestro di Simona Pari e Simona Torretta
-*-
Questa mia inchiesta non è stata accettata da nessun giornale con cui collaboro né da
altra testata giornalistica italiana. L'unico giornale che ha ricostruito lo scenario
del rapimento Pari-Torretta attraverso informative e documentazioni ufficiali raccolte
da Rita Pennarola è stato il mensile La Voce della Campania che ormai da anni combatte
assieme al suo direttore Andrea Cinquegrani la sua solitaria battaglia contro il
potere della camorra e l'idiozia del giornalismo italiano, sopravvivendo con dignità
nonostante le querele milionarie e le minacce continue. Nessuno ha avuto decenza di
dedicare del tempo allo studio, alla ricerca degli elementi sino ad ora raccolti dai
servizi segreti e dai magistrati. Nessuno. Presi dal vortice cadenzato come un
metronomo delle Ansa, dalle notizie battute dagli uffici stampa militari, nessuno ha
voluto ricercare con calma e taglio scientifico cosa poteva esserci dietro il
rapimento in Iraq delle due volontarie italiane di "Un Ponte per..!
."...
Nessuno ha voluto indagare o forse nessuno ha preferito farlo visto che ciò che in
ultima somma ne vien fuori è una situazione di incredibile connivenza di poteri che
fanno del sequestro di Simona Pari e Simona Torretta un nodo gordiano insolvibile.
Il sequestro delle due Simona che ieri un messaggio lanciato nel web vuole addirittura
assassinate, è strettamente legato al sequestro dei quattro "impiegati" italiani
sequestrati in Iraq: Fabrizio Quattrocchi, Salvatore Stefio, Maurizio Agliana e
Umberto Cupertino. Questo sequestro invero rientra in una logica di conflitto le cui
parti in causa nessuna inchiesta ha voluto svelare ed i cui motivi sono talmente
chiari da avere il ben fondato dubbio che ci sia una generale e pervicace volontà di
non lasciarli emergere compiendo una vera e propria scelta di censura.
Cercherò di almanaccare i diversi elementi e congetturare con gli strumenti della
ragione e della ricostruzione il reale motivo del sequestro. Iniziamo.
Le informative dei servizi segreti italiani dichiarano che la scelta di sequestrare le
due volontarie italiane non è stata casuale, si dichiara che i testimoni sfuggiti al
sequestro parlano di un commando che voleva proprio le due giovani donne e che non
avendo le loro foto le cercava con agitazione e soprattutto come principali obiettivi
dell'operazione. Per comprendere il motivo della scelta di due italiane legate
all'organizzazione "Un Ponte per..." come obiettivo di un'azione di rapimento bisogna
procedere a ritroso ed arrivare sino al 2003 quando la giovane Valeria Castellani
arriva in Iraq.
Questa intraprendente ragazza arriva a Bassora collaborando con i volontari
dell'associazione "Un Ponte per..." e lavora ad un progetto particolarmente
interessante ovvero permettere al dattero irakeno, in assoluto il migliore al mondo,
di potersi nuovamente imporre sul mercato. La qualità del dattero di Bassora, il
celebre Al Bakhri, è stato fortemente danneggiato dall'embargo poiché l'impossibilità
di esportarlo ha costretto alla rovina la parte maggiore delle fattorie irakene che
coltivavano i datteri. A valutare tale progetto sembrerebbe che la Castellani è una
giovane piena di idee ed energia, proprio come i giornali cattolici (come Famiglia
Cristiana) la considerano e descrivono.
Nell'aprile 2004 però dopo l'uccisione di Quattrocchi notiamo che il nome di Valeria
Castellani viene iscritto nel registro degli indagati dai pm della Procura di Genova,
Francesca Nanni e Nicola Piacente all'interno delle indagini sul sequestro e la morte
di Quattrocchi. Come mai una impegnata volontaria viene inscritta nel registro degli
indagati? Cosa mai potrà centrare una donna votata al progetto del rilancio
dell'agricoltura irakena senza alcun scopo di profitto personale, con la melmosa
vicenda di Quattrocchi?
A ben scavare nei dati e nelle carte giudiziarie viene fuori che Valeria Castellani
risulta essere una rampante manager di Dts Itc. Security, l'azienda con sede nel
Nevada (USA) che recluta gli addetti alla sicurezza privata in Iraq. Castellani
ufficialmente risulta essere l'amministratrice dell'azienda Dts.
Per comprendere come una giovane vicentina figlia della piccola borghesia possa
arrivare ad essere amministratore di un'azienda americana capace di fatturare cifre
altissime perché fornisce contratti per la protezione dei membri del Congresso
americano in visita in Iraq, bisogna andare ad indagare sul suo compagno, Paolo
Simeoni. Anche quest'ultimo, genovese di 32 anni, è entrato in Iraq attraverso le
associazioni non governative.
In quanto esperto di operazioni di sminamento e bonifica del territorio Simeoni ha
collaborato con "Un Ponte per..." e soprattutto con Intersos organizzazione umanitaria
nata con il finanziamento delle confederazioni sindacali. Paolo Simeoni è un ex
incursore del Battaglione San Marco, poi nella Legione Straniera a Gibuti e in
Somalia, successivamente andato in missioni in Africa, Kosovo Afghanistan ed alla fine
in Iraq. Diviene nel 2002 un volontario umanitario delle ong, approfittando delle sue
qualità di sminatore riesce ad essere ben voluto ed anzi richiesto da molte ong.
Ma ben altro ha in mente che bonificare terreni minati. Conosce perfettamente le
logiche dei paesi in guerra e sa bene che non esiste cosa più redittizia che fornire
servizi militari alle truppe in difficoltà. La sicurezza privata è un business che
tende progressivamente ad aumentare con l'impossibilità delle truppe militari regolari
di monitorare le strutture che vengono ad edificarsi. Costruzione di aziende, il
viaggio dei tir, spostamento di civili e politici, cantieri. La necessità di guardie
private si è palesata dalle prime ore della guerra irakena. Ed un occhio esperto lo
comprende nell'immediato.
Paolo Simeoni infatti fonda in un primo momento la Naf Security amministrata dalla
Castellani con sede in Iraq, ma per la particolare situazione di paese invaso la Naf
non riesce a vicere neanche un appalto. Le gare sono vinte solo da aziende degli USA.
La coppia Simeoni-Castellani non demorde, muta in brevissimo tempo tutto e riescono a
fondare in America la Dts Security. L'azienda è la medesima, identico amministratore,
stessi impiegati, cambia solo il nome e la sede che infatti sarà in Nevada negli USA.
Ciò gli basta per vincere le gare d'appalto.
Vengono così chiamati dall'Italia gli amici di Simeoni, tra cui Fabrizio Quattrocchi.
Sfortuna però volle che gli USA decisero di non inviare più politici in Iraq, troppo
pericoloso e così il motivo primo della Dts Security sembrò svanire. La versatilità
imprenditoriale però non ha limite e così tutti gli impiegati piuttosto che tornare
indietro iniziarono ad essere "piazzati" dall'azienda a difesa del personale delle
multinazionali americane ed in altre operazioni di tutela di cittadini e di aziende
americane.
Così la Dts Security in breve tempo diviene una sorta di azienda capace di fornire
difese a tutti coloro, imprese ed uomini stranieri, che essendo esposti ne avevano
bisogno. Diviene in molti territori dell'Iraq un esercito parallelo a tutela del
flusso di capitali che giunge in iraq sottoforma di macchinari, politici, o trivelle.
La nostra coppia Castellani-Simeoni quindi si è recata in Iraq attraverso le ong ma
giunta una volta sul luogo dopo pochissimo tempo ha portato avanti il suo progetto di
edificare un azienda di scorta e servizio armato.
Insomma Paolo Simeone e Valeria Castellani hanno utilizzato le associazioni non
governative per inserirsi su un territorio con la massima agilità e copertura, poi
lentamente hanno mutato la loro prassi hanno abbandonato il loro lavoro di
volontariato iniziando ad impegnarsi sul piano imprenditoriale. Del resto quale
migliore copertura che quella del volontariato quando si è in luoghi di guerra?
Ogni sospetto sulla possibilità di fornire mercenari svanisce dinanzi al passepartout
dell'impegno civile e sociale. Valeria Castellani a Vicenza era nota per una sua
spiccata simpatia per la estrema destra ma dopo la sua partecipazione alla missione di
Intersos in Afghanistan e dopo aver collaborato con "Un Ponte per..." in Iraq, beh ha
indossato una robusta panoplia di purezza.
A questo punto si comprende facilmente che le due Simona sono state rapite per una
logica interna ai servizi di sicurezza privati. Del resto i primi a dare notizia di
come era avvenuto il rapimento sono stati proprio Simeone e Castellani. Insomma
erroneamente con grande probabilità viene attaccata "Un Ponte per..." e vengono
sequestrate Simona Pari e Simona Torretta al fine di attaccare l'agenzia di protezione
che ha avuto persone in qualche modo provenienti dall'associazione.
Ora bisogna comprendere se le organizzazioni non governative, se le associazioni di
volontariato che utilizzano i contatti con queste persone sapevano chi erano questi
personaggi oppure hanno subito un operazione d'infiltrazione. E' facile del resto
poter entrare in un'operazione di volontariato. Volontà e serietà oltre che competenza
sono gli elementi di scelta nessun'altra selezione è presente. Oltre che sommarie
indagini sui propri volontari le ong non hanno spesso la forza di conoscere a fondo i
personaggi che decidono di partire per i propri progetti spesso, tra l'altro,
deficitari di individui.
O seguendo invece una tesi opposta si potrebbe ipotizzare che le ong preferiscono
avere dei rapporti come dire, strategici con questi personaggi capaci di avere le mani
dappertutto e contatti in ognidove. L'unico ambito su cui bisogna (e spero di non
dover dire bisognava) è proprio quello delle agenzie che garantisco servizio privato e
"soldati a pagamento".
Hanno mentito politici, media, giornalisti distratti o zittiti da direttori scrupolosi
maestrini delle verità d'ufficio. Invece di inventare mediazioni, mediatori, e colpi
di scena televisivi bisogna riflettere sul ruolo fondamentale di queste aziende di
protezione che nella strategia dello scacchiere irakeno vengono considerate dalla
guerriglia vere e proprie spine nel fianco perchè tappano i buchi aperti delle truppe
d'invasione.
I gruppi guerriglieri, i nuclei terroristi hanno ovviamente tutto l'interesse di porre
in crisi le organizzazioni private che garantiscono protezione a personaggi ed aziende
che l'esercito USA non riuscirebbe a proteggere in misura adeguata. Le due ragazze
volontarie ora sono nelle mani di individui che per motivi radicalmente diversi dal
loro ruolo in Iraq le usano come strumento di pressione vero il governo italiano che
finge ovviamente di non sapere in qual senso il rapimento è stato messo in pratica.
L'associazione "Un Ponte per..." che da anni cerca di organizzare in Iraq progetti che
hanno l'esclusivo imperativo di concedere dignità e possibilità di vita ad una civiltà
devastata da decenni di embargo prima ed ora da un'assurda guerra. "Un Ponte per..."
ha iniziato a lavorare in Iraq molto prima che sulle sue città devastate si
accendessero i riflettori delle tv di mezzo mondo. Un lavoro certosino, continuo,
diuturno.
Era prioritario che il Ministro degli Esteri cercasse di smentire il frainteso dei
gruppi terroristi ovvero di idenfiticare le due ragazze in relazione all'azienda di
servizi di sicurezza. Era fondamentale che si facesse riferimento alla totale
estranietà di queste ragazze al mondo "italiano" delle scorte e dei mercenari. Ma in
questa vicenda sembra che più che a cuore del ritorno delle due donne ci sia la
volontà non di far emergere la cancrena dei rapporti economici di imprenditori
italiani che riescono ad entrare nel succulento mercato iracheno attraverso la
mediazione militare dei servizi di scorta che ovviamente sapranno far pendere la
bilancia dalla parte degli industriali italiani quando ve ne sarà bisogno.
Godere di un esercito parallelo, non controllato dai media, che non conosce divise e
morti dichiarate è forse in questa guerra l'elemento più delicatamente fondamentale
ancor più perchè invisibile all'occhio ed all'orecchio dell'Occidente. Queste due
donne pagano sulla propria pelle le scelte imprenditoriali di alcuni italiani che ben
hanno saputo dove affondare i canini della finanza ed ora spolpano l'osso dell'Iraq
facendo finire tra le ferine ganasce due donne innocenti che in Iraq non erano per
guadagnare stipendi lussuosi come militari ed imprenditori ma per portare avanti reali
progetti di crescita sociale.
Indagare e riflettere sulle aziende italiane che in Iraq speculano ed investono,
capire che la gestione dei mercenari, in breve, è nelle mani di organizzazioni private
italiane, questo è l'ambito unico su cui bisogna ragionare.
Mentre Rai e Mediaset continuano a mandare in onda i volti dolci e sorridenti delle
due giovani ragazze non viene pronunciata su questa vicenda che una bugia perenne.
{Autore: Roberto Saviano - [EMAIL PROTECTED] -
www.reporterassociati.org - Reporter Associati è una testata giornalistica
on-line di attualità, analisi e commenti di politica internazionale in attesa di
registrazione da parte del Tribunale territorialmente competente.}