Chi non ha peccato...

Accusa di adulterio, condanna alla lapidazione
per Hajara Ibrahim e Daso Adamu





Condannate a morire sotto una pioggia di pietre, le mani legate dietro
alla schiena, il corpo sepolto fino al petto in una buca nel terreno.
E� una morte orribile, quella che si prospetta per Hajara Ibrahim e
Daso Adamu, le due donne accusate di uno dei reati peggiori che si
possano commettere nella Nigeria settentrionale: l�adulterio.

Pochi giorni fa Abubakar Bello, un giudice della cittadina di Lere,
nel Bauchi State, ha stabilito che la Ibrahim, 18 anni appena compiuti
e sette mesi di gravidanza, si � macchiata del reato di relazione
extraconiugale. Una volta nato il piccolo verr� lapidata, come
previsto dalla sharia, la legge islamica in vigore in dodici stati
della Nigeria settentrionale.
Poco importa che la donna fosse gi� divorziata al momento del
misfatto. Per il tribunale, sempre di adulterio si tratta. E ne � la
prova il nascituro che porta nel ventre.

Circostanze simili per la Adamu, il cui figlioletto � gi� nato da
qualche mese, condannata a morte per decisione di un giudice della
localit� di Ningi, nel medesimo stato.

Entrambe le donne hanno ammesso di aver avuto una relazione, facendo
nome e cognome dell�uomo con cui sono state. Tuttavia, una volta
interrogati dal giudice, gli uomini sono stati subito scagionati per
mancanza di testimoni (almeno quattro di sesso maschile oppure otto
donne, come prevede la legge islamica) e soprattutto di prove.

Ora Hajara e Daso, che sono uscite di prigione dietro al pagamento di
una cauzione, hanno fatto ricorso in appello, con la speranza che il
governatore del Bauchi State, al quale spetter� la decisione finale,
si mostri clemente con loro.
Gli ultimi due casi balzati alle cronache dei media internazionali
sono stati quella di Safya Hussein e Amina Lawal, entrambe scagionate
dopo l�indignazione mostrata dalla comunit� internazionale, che ha
esercitato pressioni per il loro rilascio definitivo.

In Nigeria le due condannate hanno chi le protegge: l�associazione
Baobab, con sede a Lagos, composta da avvocati che dal 1996 si battono
in difesa dei diritti delle donne.
�Per Hajara e Daso e le loro famiglie � stato un grande shock�,
commenta Ezinne Ndidi Ekekwe, un�avvocatessa che da tre anni lavora
per Baobab. �Lo sarebbe per chiunque fosse condannato alla lapidazione
solo per colpa di un rapporto sessuale che non � nemmeno definibile
�extraconiugale�, visto che non sono pi� sposate. Ma nel nord della
Nigeria questo non ha importanza�.
La Ekekwe si sofferma a spiegare in quali casi la sharia prevede la
condanna per lapidazione per una donna.

�Ci sono due tipi di rapporto sessuale che la legge islamica definisce
�irregolari� � continua � l�adulterio e la fornicazione. Nel primo
caso, la donna sposata o divorziata ha un rapporto sessuale con un
altro uomo. Come � accaduto a Hajara Ibrahim e Daso Adamu. Nel secondo
caso, una ragazza nubile resta incinta di un uomo che non � suo
marito. Questo prevede fino a cento frustate (che spesso significano
la morte, ndr). Tuttavia � bene ricordare che la maggior parte delle
volte l�uomo viene liberato, per mancanza di prove o testimoni. Il che
non � difficile, considerato che in genere i rapporti sessuali
extraconiugali � soprattutto se proibiti dalla legge � vengono
consumati nell�intimit� di una stanza chiusa. Se la donna resta
incinta, invece, se ne accorgono tutti. Dunque in genere � lei a
pagare per tutti e tre: per l�uomo, il nascituro e s� stessa�.

E se �  come pu� accadere, dato che l�Islam non � l�unica religione
nel nord � Hajara e daso fossero state cristiane? Sarebbe cambiato
qualcosa?
�Probabilmente non sarebbero state condannate�, risponde Ezinne Ndidi
Ekekwe, �sebbene l�essere cristiani in un ambiente fortemente islamico
come quello comporti il rispetto di certe regole, per evitare
problemi�.
Non va infatti dimenticato che proprio negli stati in cui � stata
implementata la sharia (oltre a Bauchi figurano Sokoto, Jigawa, Niger,
Zamfara, Yobe, Kaduna, Katsina, Borno, Kano, Kebbi e Gombe) si sono
verificati a pi� riprese scontri sanguinosi tra cristiani e musulmani,
nonostante spesso la religione sia a volte usata come una
semplificazione che cela problemi ben pi� complessi.

L�avvocatessa di Lagos sembra ottimista sull�esito del processo che
potrebbe concludersi il mese prossimo. Dal 1999, anno in cui la sharia
fu promulgata negli stati del nord, nessuna condanna � stata eseguita.
Questo anche grazie alle pressioni esercitate da tante organizzazioni
per i diritti umani e dai media, che hanno dato risalto a vicende
simili a quella di Safya e Amina qualche anno fa.
Tuttavia,  se da una parte l�interessamento mediatico pu� aver
apportato un contributo decisivo nella mancata esecuzione delle
condanne, Ndidi Ekekwe specifica che, dall�altra, troppo rumore
rischia di rallentare se non addirittura compromettere il lavoro delle
organizzazioni come la Baobab. E di dimenticare che, negli stati
settentrionali della Nigeria sono frequenti, per i casi di furto,
altre punizioni di cui nessuno parla: amputazioni degli arti, torture,
percosse e numerosi altri soprusi.

�La Baobab e i gruppi che con essa combattono per i diritti di queste
donne hanno bisogno di lavorare in pace�, conferma da Londra Sonia
Maldar, dell�organizzazione Human Righst Watch. �Per vincere queste
cause in tribunale devono vincere la fiducia della gente, delle
comunit� locali, dei politici. Troppa pubblicit�, seppur fatta con le
migliori intenzioni, pu� spaventare, essere dannosa, dividere. E in
questi momenti � l�unione a fare la forza�.

Pablo Trincia

Fonte: PeaceReporter

Rispondere a