Un reportage sul V° Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre
dai rappresentanti di CTM Altromercato
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In un mondo dove una mucca europea guadagna giornalmente più di alcune
centinaia di milioni di persone dei paesi del Sud del mondo, e dove un
aumento dell'1% delle esportazione dell'Africa porterebbe ai paesi africani
un maggiore introito di 70 miliardi di dollari, pari a 5 volte tutti gli
aiuti che l'Africa riceve dal mondo, e dove tutto ciò non è causato da
errori o distorsioni ma al contrario è il frutto coerente del sistema
economico globale, è assolutamente evidente come sia necessaria un'economia
alternativa, in grado però non solo di costruire "isole" autosufficienti
per chi vi partecipa, ma di portare le alternative alla stessa scala
(globale) dei problemi che deve affrontare.
Con questa illuminane premessa, riportiamo qui di seguito i resoconti spediti
in Italia dalla delegazione di CTM altromercato che ha partecipato a Porto
Alegre al Forum Sociale Mondiale.
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27 GENNAIO
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1) UNO SGUARDO SUL FORUM
2) COMMERCIO EQUO E ECONOMIA SOLIDALE PROTAGONISTA AL FORUM
3) SEMINARIO: RAFFORZARE LE ORGANIZZAZIONI DI COMMERCIO EQUO E SOL.
UNO SGUARDO SUL FORUM
Non neghiamo di essere arrivati qui un po' scettici: avevamo dubbi sulla
ripetitività e l'inconcludenza del Forum. Poi la partecipazione al Forum è
tale e tanta, da imporsi su qualsiasi freddezza: sembra che questo anno ci
sia più gente che mai (gli organizzatori contano di arrivare a 150.000: la
marcia d ieri ci è sembrata la più grande e "attiva" delle 4 edizioni qui
svolte), la gioventù è straripante, i temi ? per quanto scontati - così
condivisibili, che alla fine la grandezza dell'evento culturale e politico
sembra autogiustificarsi da sé. Poi rimangono i dubbi, forti, sulla
ripetitività e sui rischi di inconcludenza del modello. Ma non c'è invece
dubbio (anche se noi li avevamo avuti) che rimane un evento grandioso,
unico. Oltre al protagonismo dell'economia solidale (vedi punto
successivo), questa enorme e variegata "università spontanea" sembra
mantenere un valore pedagogico di divulgazione sui temi ignorati dalle
scuole e dalla politica, che rimane affascinante. Inoltre, quale altra
iniziativa potrebbe produrre un evento quale il ciclo di seminari "Dignità
per tutti", organizzato da una rete mondiale (indiani, nepalesi, bengalesi,
brasiliani, ecuadoregni, boliviani, cambogiani, afgani, pakistani,
rappresentanti di popoli indigeni, dei contadini, dei sem terra...) di
"senza diritti" o esclusi (per esempi i "fuori casta indiani") con
l'obiettivo di scambiarsi esperienze e promuovere campagne comuni? Ci
sembra veramente un esempio straordinario di contaminazione e intreccio di
reti possibile solo grazie al Forum, il cui valore non può essere misurato
in ciò che domani tale iniziativa produrrà concretamente.
La struttura del Forum rimane quasi la stessa degli anni passati, con una
maggiore (positiva) ampiezza dei temi trattati (sono 11 gli "assi
tematici") ed una minore (altrettanto positiva) presenza ed incidenza delle
Assemblee plenarie, che nelle scorse edizioni occupavano metà del Forum.
Appaiono altre visibili differenze, che ben raccontano i 2 ani passati
dall'ultima edizione a Porto Alegre (l'anno scorso il Forum si è svolto a
Mumbai). Le principali differenze si chiamano Lula e Sud America. La
presidenza Lula (nominato presidente del Brasile nel gennaio 2003) e le
perplessità connesse al suo governo si riflettono sul Forum, nella cui
marcia di apertura di ieri erano molto presenti le organizzazioni/partiti
che lo criticano da sinistra, e molto poco il PT (partito) e la Cut
(sindacato) che sono state tanto le culle di Lula, quanto quelle del Forum
Sociale. Addirittura vi sono diversi workshop di esplicita critica al
governo Lula. E lui stesso stamane è stato, come era annunciato, fischiato
da una parte (nettamente minoritaria) dei partecipanti alla presentazione
della sua proposta di una campagna mondiale contro la fame. Al punto da
dover intervenire la polizia a tenere distanti la parte più agitata
(comunque non ampia) del pubblico. L'altra novità consistente e percepibile
al Forum è la grandissima presenza di sudamericani, visibile non solo nella
partecipazione di tanti sudamericani non brasiliani, ma anche scorrendo la
lista dei 2.000 eventi (conferenze, seminari, workshop) che compongono la
babele del Forum: la grande maggioranza sono su temi sudamericani. E'
l'opposto di come era 4 anni fa, quando a parte i brasiliani il resto del
Sudamerica era abbastanza assente, e la maggioranza delle problematiche
riflettevano punti di vista, contenuti e relatori europei (ciò sarà
evidente anche nella partecipazione e temi del seminario svolto da Ctm
altromercato oggi pomeriggio, vedi successivo punto 3). Ci sembra da un
lato un positivo segno di vitalità del continente che ha inventato il Forum
Mondiale, che effettivamente vive un rinnovato fervore politico e sociale
(quanto accade in Brasile, Venezuela, Argentina, Bolivia?). Dall'altro è
certamente un segno della minor presenza europea. Le statistiche dicono
anche di una maggiore presenza di africani e asiatici, a partire dagli
indiani: i 374 ufficialmente registrati sono certo il frutto del
coinvolgimento dovuto al Forum di Mumbai. Gli italiani "ufficiali" sono
oltre 200: nettamente meno degli anni scorsi, ma che tutti i "veterani"
considerano superiore alle aspettative. Come deciso a Mumbai, il Forum
Mondiale salterà un anno, tornando nel 2007. La prossima sede sarà
africana, candidato principale il Marocco. Il 2006 sarà dedicato al
percorso dei Forum continentali e tematici. Siamo assolutamente d'accordo
con queste scelte.
COMMERCIO EQUO ED ECONOMIA SOLIDALE PROTAGONISTA AL FORUM
Questo titolo non è uno slogan, ma una verità qui ben percepibile. Sin dal
2001 Ctm altromercato ha partecipato al percorso dei Forum Sociali (europeo
e mondiale) ponendosi l'obiettivo, oltre che della divulgazione del
commercio equo, del portare il Fair Trade a coinvolgersi nella relazione
con altre reti che perseguono obiettivi simili, e soprattutto nel rendere
consapevoli noi e quanti sono coinvolti nel Forum dell'importanza
strategica, politica e culturale, del commercio equo/economia solidale, e
delle potenzialità di innovazione (rispetto alle forme tradizionali della
politica militante) che i nostri temi hanno. E di come fosse di conseguenza
necessario riconoscervi visibilità e spazio. Al quinto Forum Sociale (già
Mumbai aveva segnato una svolta positiva) è accaduto. Lo comunichiamo con
soddisfazione a tutti quelli coinvolti nel commercio equo, ed in
particolare a chi opera nelle Botteghe del Mondo: oggi essi possono essere
consapevoli che l'area nella quale si riverbera la loro azione si è
notevolmente allargata, che tutti noi abbiamo acquisito maggiore
autorevolezza, e che il messaggio e l'alfabeto del commercio equo oggi
trovano riscontro e comprensione anche in questi ambiti. Non cambia la
nostra vita quotidiana, ma la riteniamo un'azione di servizio a favore del
commercio equo e dell'aumentare la nostra "massa critica globale", frutto
di anni di impegno. Sono diversi i motivi che ci portano a dire ciò: al
tema dell'economia sociale è esplicitamente dedicato (finalmente!) uno
degli 11 temi del Forum. Che finalmente ha nelle sue forniture come
priorità i prodotti dell'economia sociale, e in una fiera dell'economia
solidale e popolare, ristorazione inclusa, uno dei suoi punti di maggiore
visibilità. Poi c'è il numero delle iniziative che parlano dei nostri temi:
solo contando seminari e workshop, sono 84 quelli che trattano l'economia
solidale, di cui 39 parlano solo di commercio equo. Pensando che solo 3
anni fa Ctm altromercato ha organizzato il primo seminario in assoluto del
FSM sul Fair Trade, viene da essere veramente soddisfatti. Ma ovviamente
non è tutto perfetto, ed anche noi soffriamo dei problemi del Forum:
ripetitività, scarso coordinamento, inconcludenza. Come Ctm altromercato
già dopo Mumbai avevamo scritto a tutte le organizzazioni coinvolte (e lo
abbiamo ripetuto assieme a francesi e spagnoli nel giugno 2004) proponendo
di evitare la corsa all'organizzare ciascuno il proprio seminario,
dedicando invece le maggiori energie al coordinamento per giungere ad un
itinerario di eventi collettivamente concordato (come a Mumbai), e
soprattutto a ragionare sul "dopo Forum": come proseguiamo l'impegno sui
nostri temi? Come traduciamo in iniziative e azioni congiunte "durante
l'anno" il nostro trovarci qui? Di fatto il primo punto è stato ignorato, e
non vi è stato alcun coordinamento tra l'insieme delle organizzazioni del
comes, le cui iniziative si accavallano e sovrappongono. Sul secondo punto
invece pochi giorni prima dell'inizio del Forum sono state (anche su nostra
richiesta) previste delle sessioni di "valutazione finale del Forum" sul
Fair Trade e sull'economia solidale, dove speriamo si parlerà di come
proseguire l'impegno al di là del Forum. Come Ctm altromercato
parteciperemo alle sessioni di valutazione sul rapporto con i movimenti
sociali, e sul commercio equo (coordinato da Ifat). Siamo comunque
soddisfatti dell'evidente maggiore interessamento che tanti rappresentanti
dei paesi del Sud hanno sui temi del commercio equo, dell'economia
solidale, del consumo critico. Inoltre il Forum ? che dovrebbe chiudesi con
alcune proposte di iniziative/campagne a livello mondiale - discuterà anche
se lanciare, come richiesto nella conferenza di apertura odierna sui temi
dell'economia solidale, un'azione di boicottaggio mondiale, per esempio
contro la coca cola. Personalmente auspichiamo che vi sia anche,
eventualmente, un messaggio positivo: il cambiamento sociale che
desideriamo necessita anche di scelte connesse al consumo. Quindi
peoponiamo un appello al consumo di prodotti dell'economia solidale, che
avrebbe, se lanciato da qui, un valore politico culturale non trascurabile.
SEMINARIO CTM: RAFFORZARE LE ORGANIZZAZIONI DI COMMERCIO EQUO Oggi si è
svolto il seminario organizzato da Ctm altromercato ? assieme agli amici
francesi di Artisans du Monde ed Ifat ? il primo dei 2 seminari organizzati
direttamente da noi: "iniziative politiche e strategie di marketing per lo
sviluppo delle organizzazioni di commercio equo e solidale" (parteciperemo
anche, invitati, a quello su "commercio equo e autorità locali", e a quello
"contro gli accordi libero scambio tra U.E. e paesi ACP"). Data
l'abbondanza dei seminari/workshop sul commercio equo, siamo stati sorpresi
dalle oltre 100 persone che hanno partecipato (tra cui anche rappresentanti
della BdM Pace e Sviluppo di Treviso). Ed ancor di più dal livello di
conoscenza e consapevolezza sui temi del commercio equo e dell'economia
solidale dimostrata da tutti i numerosi interventi. Ci è sembrato veramente
il segnale concreto del mutato clima rispetto ai nostri temi. Se tre anni
fa la maggioranza degli intervenuti al nostro seminario era europea, e
pochissimi tra gli stranieri conoscevano il commercio equo (e la diffidenza
era palpabile su come potesse funzionare), oggi la situazione era opposta.
La grande maggioranza erano sudamericani (brasiliani, ecuadoregni,
uruguagi, argentini, colombiani, boliviani, ma anche zimbabwe?) e tutti gli
intervenuti sono partiti dal conoscere il commercio equo, e dal porre
problemi consapevoli delle sue problematiche, e ragionando appunto sulla
prospettiva ed il futuro: come promuovere un commercio equo al di fuori
degli attuali limiti del fair trade? Come sviluppare l'economia solidale
nei paesi del Sud del mondo, ed un commercio equo a livello locale e
Sud-Sud? Come professionalizzare il commercio equo a tutti i livelli,
dimostrando che può effettivamente svolgere un ruolo di economia
alternativa e di impresa sociale? Questi i temi principali su cui abbiamo
ragionato per tre ore. Come sempre abbiamo constatato che l'esperienza
europea ed italiana funge da stimolo per pensar alla promozione di
iniziative similari nei paesi del sud del mondo. E questa opera di "semina"
e di incontro che offre il Forum consideriamo costituisca ancora un motivo
più che valido per arrivare fin qui. Certo che queste belle esperienze ci
fanno ancora toccare con mano i limiti del commercio equo, dei quali
occorre essere sempre consapevoli: il commercio equo attrae, suscita
speranze e partecipazione, ma non è in grado oggi di rispondere a tutte le
richieste di partecipazione, supporto e relazioni commerciali che ci
vengono ogni volta che incontriamo il "pubblico" del Sud del mondo. Sono
stati diversi gli interventi, o i contatti a fine seminario, che ci hanno
chiesto esplicitamente assistenza, o ci hanno offerto prodotti. E noi, ma
in generale il commercio equo, non siamo in grado neanche lontanamente di
soddisfare questa domanda. Occorre allora riflettere sul fatto che se
mentre da un lato rivendichiamo l'essere una alternativa possibile, di
fatto non riusciamo a rispondere a tutte le richieste che ci arrivano dal
Sud del mondo: assieme a tutte le discussione sulle finalità ed i criteri
del commercio equo, occorre associare anche la consapevolezza che è anche
sulla capacità d rispondere ai tanti potenziali produttori equi di oggi e
di domani che si misura anche l'efficacia del commercio equo.
Domani pomeriggio si svolgerà il secondo seminario di Ctm altromercato, il
cui tema ci sta particolarmente a cuore: "promuovere Botteghe del Mondo e
organizzazioni del commercio equo nei paesi del Sud del mondo".
Parteciperanno oltre a noi rappresentanti argentini, africani, asiatici.
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28 GENNAIO
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1) L'ECONOMIA SOCIALE MUOVE IL FORUM
2) "SENZA CAMBIO DELLA MENTE E DEL CUORE NON C'E' ECONOMIA SOLIDALE".
PRODUTTORI DI COMMERCIO EQUO ED ECONOMIA SOLIDALE SUDAMERICANI
PROTAGONISTI NEI SEMINARI
"L'ECONOMIA SOCIALE MUOVE IL FORUM"
Questo è il titolo di oggi del giornale "vento del sud", una delle
pubblicazioni che raccontano quello che accade al Forum. Che poi scrive: "
In una operazione gigantesca, predisposta per accogliere oltre 100.000
persone, l'economia solidale affronta la sfida di fornire il Forum Sociale
Mondiale 2005. E' un momento importante per confermare la sua forza. E' una
occasione d'oro per conquistare maggiore visibilità". Più di 2 milioni di
real (la moneta brasiliana), sul totale dei 14 che costituiscono il
bilancio complessivo del Forum (oltre 4 milioni di euro), sono utilizzati
per acquistare prodotti e servizi nell'ambito dell'economia solidale.
Prodotti che provengono da cooperative, consorzi, associazioni, produttori
di commercio equo, imprese autogestite o organizzazioni di finanza etica e
scambi non monetari. Tali attività includono i servizi di pulizia,
smaltimento e riciclaggio rifiuti di tutto il Forum, e diversi posti di
alimentazione. Più di 800 lavoratori del settore alimentare ed
ortofrutticolo sono coinvolti nella fornitura di prodotti al Forum. Tutto
ciò, assieme alla presenza degli stand di "economia popolare, familiare e
solidale", ed al numero degli eventi sui temi del commercio equo e
dell'economia solidale, conferma quanto abbiamo scritto ieri: i nostri temi
hanno acquisito un'autorevolezza ed una legittimità politica all'interno
del Forum che ci soddisfa. Finalmente appare visibile la connessione che
noi e gli altri colleghi presenti al Forum abbiamo perseguito e rivendicato
con la nostra presenza qui negli anni precedenti: connettere la critica
alla globalizzazione neoliberale e l'impegno politico "macro" per "un altro
mondo possibile", con le pratiche che cercano di tradurre tali principi in
pratica concreta. E' un fatto politico significativo, che viene rilevato
anche da parte di molti dei partecipanti al Forum. A ciò corrisponde una
percezione dei temi e dell'identità del Forum che sembra mostrare
un'evoluzione positiva: meno bandiere rosse e slogan della tradizione
"militante" (pur presente, assieme ai temi dell'opposizione alla guerra in
Iraq ed all'imperialismo Usa), a favore di una maggiore presenza dei temi
sociali e culturali. Sembra che le questioni connesse a problematiche
concrete ? utilizzo risorse naturali, privatizzazione risorse pubbliche e
dell'acqua, riforma commercio mondiale, otre appunto ai temi dell'economia
popolare e solidale ? caratterizzino maggiormente il Forum sul piano delle
proposte e del proiettare la protesta su un piano maggiormente in grado ? a
nostro avviso ? di aggregare consenso e partecipazione, al di là delle
appartenenze ideologiche. Tutto ciò non toglie al Forum il problema del
darsi una prospettiva capace di tradursi in azioni collettive ed in
capacità di impatto. Ma ci sembra una buona premessa per evitare il rischio
principale che avevamo avvertito per esempio nell'ultimo Forum Sociale
Europeo di Londra: la ghettizzazione all'interno di schemi ideologici
tradizionali, e quindi la perdita dell'eterogeneità che a nostro avviso
costituisce la principale risorse politica del Forum (risorsa che però
include anche il suo contrario: la frammentazione in mille rivoli che non
trovano sintesi).
"SENZA CAMBIO DELLA MENTE E DEL CUORE NON C'E' ECONOMIA SOLIDALE".
PRODUTTORI FAIR TRADE E SOLIDALI PROTAGONISTI NEI SEMINARI
Il secondo seminario organizzato da Ctm altromercato ("promuovere Botteghe
del Mondo e organizzazioni di commercio equo e solidale nei paesi del Sud
del mondo") si è rivelato un vero successo. La nostra intenzione era di
presentare esperienze concrete (il lavoro di promozione di Botteghe del
Mondo in India e Argentina su cui stiamo lavorando, cui si associa in
quest'ultimo paese la promozione del commercio equo attraverso Otromercado
Sur, associazione da noi promossa assieme ad una rete di organizzazioni
locali), per stimolare il confronto sullo sviluppo del commercio equo nel
Sud del mondo, e di scambio di prodotti Sud/Sud. Abbiamo lasciato ai
relatori che hanno accettato il nostro invito ? rappresentanti di
produttori di Ecuador, Argentina, Filippine, Cile ? tutto il tempo della
presentazione delle esperienze, ed il dibattito che ne è nato è stato
estremamente interessante, in quanto il pubblico ? un centinaio di persone,
in gran parte sudamericani interessati all'economia solidale, o già attivi
in essa ed in cerca di collegamenti e sbocchi politici ed economici ? ha
sviluppato con competenza la maggioranza delle problematiche connesse al
commercio equo. Padre Shay Cullen di Preda, Filippine, ci ha ricordato che
il commercio equo deve necessariamente tenersi collegato alle lotte
sociali, in quanto da solo non riuscirà a cambiare il mondo e solo
modificando le regole economiche ed i poteri globali riuscirà a cogliere i
suoi obiettivi. Mentre Antonia, dell'Associazione Senor de Mayo (Bolivia)
ci ha ricordato come solo grazie al commercio.equo e solidale le 800
persone che lavorano con lei ? donne sole, disabili, marginali - possono
avere una vita degna ed organizzarsi, in quanto sistematicamente rifiutate
dal mercato tradizionale ed escluse da ogni ambito di partecipazione
sociale. Dal pubblico sono venute molte richieste di contatto e di
chiarimenti sugli aspetti pratico-organizzativi del commercio equo. Ed è
emersa la necessità di avere una casa comune ? identificata in Ifat, la
federazione mondiale del Fair Trade, che ha copromosso con noi il seminario
? per promuovere e preservare il commercio equo. Abbiamo avuto la netta
sensazione di come ciò, e quanto accaduto in altri workshop su economia
solidale e commercio equo, evidenzi il salto di consapevolezza ed
organizzativo sui nostri temi che è rappresentato da questo Forum. Non
parliamo più di un futuro ideale, di principi che sono ancora da spiegare e
capire. Mentre ci sembra avviato quel lavoro di costituzione di reti tra
organizzazioni del sud del mondo che riteniamo essere uno dei pilastri per
lo sviluppo di un'economia alternativa in questi paesi. Noi ne traiamo la
seguente lezione: è vero che il commercio equo da solo non potrà mai
cambiare il mondo (del resto è proprio per questo che siamo qui); ma è
anche vero che laddove arriva il commercio equo, la vita delle persone
concrete cambia radicalmente ed assume un altro valore ed un'altra
prospettiva. Dobbiamo assolutamente tenere connesse queste due dimensioni,
evitando (come a volte accade nei nostri dibattiti maggiormente
ideologizzati e/o astratti) il perseguire la prevalenza dell'uno
sull'altro. Il commercio equo che noi perseguiamo - e che speriamo possa
costituire un modello positivo per il movimento delle Botteghe del Mondo,
che spesso si interroga sui propri obiettivi e sul proprio procedere ? non
deve rinunciare a nessuna di queste due dimensioni: lavorare per il
cambiamento sociale, ma anche tenere continuamente a mente il destino delle
persone con sui si rapporta quotidianamente. Il seminario ha anche
illustrato i passi di un possibile sviluppo del commercio equo, che ci sta
particolarmente a cuore: Botteghe del Mondo vengono aperte da
organizzazioni Fair Trade a New Delhi, Quito, in Guatemala, in Argentina?
Ci sembra un buon auspicio, proprio alcune settimane dopo che da Ctm è
partito il primo container di prodotti equi di tutto il mondo, per
rifornire la nuova Bottega del Mondo di Nuova Delhi in India.
Domenica 30 gennaio verrà fatta una valutazione comune tra le
organizzazioni presenti, cercando di valorizzare questa esperienza: la
mattina ci sarà la riunione di coordinamento e valutazione sui temi del
commercio equo, mentre nel pomeriggio ci sarà quella sui temi dell'economia
solidale.
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31 GENNAIO
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1) MA COS'E' IL FORUM, DOPO 5 ANNI?
2) WORLD DIGNITY FORUM: ESCLUSI DI TUTTI IL MONDO UNITI!
3) DAL FOURM SOCIALE MONDIALE AL FORUM LATINO AMERICANO E BRASILIANO
DELL'ECONOMIA SOLIDALE
4) VALUTAZIONE E PROSPETTIVE DEL COMMERCIO EQUO E DELL'ECONOMIA
SOLIDALE. VERSO UN FORUM TEMATICO SULL'ECONOMIA SOLIDALE?
5) DIALOGO DAVANTI ALLA MACCHINETTA DEL CAFFE'
6) COMPAGNI DI STRADA
MA COS'E' IL FORUM, DOPO 5 ANNI?
Gli oltre quaranta gradi che avvolgono i partecipanti al Forum spingono a
riproporsi la perversa domanda: ma cosa rappresenta il Forum alla sua
quinta edizione? Come definirlo e valutarlo? Su questa domanda si sono
perduti militanti e intellettuali (e la maggioranza dei giornalisti
nostrani). Non sono pochi, tra quelli conosciuti in questi anni, che sono
giunti alla conclusione che il Forum è inconcludente o incomprensibile. Non
siamo certo noi in grado di proporre visioni chiarificatorie o trarre
conclusioni. Riportiamo semplicemente alcune frasi e riferimenti che
corrispondono a come noi viviamo e valutiamo il Forum, ed alla "utilità"
che comunque continuiamo a ritrovarvi La presentazione ufficiale del Forum
dice: "Il Forum è un percorso verso azioni di trasformazione sociale. Il
Forum è uno spazio che permette l'intreccio e la convergenza di "azioni"
locali o globali provenienti da tutto il mondo". La miglior valutazione di
questa intenzione del Forum ci sembra essere il commento di uno tra gli
organizzatori indiani del Forum: "Ogni anno noi presentiamo e dibattiamo le
stesse questioni, che poi terminano senza esiti visibili. Ma ciò che forse
è davvero speciale in esso (il Forum) è il processo di sensibilizzazione
delle persone". Noi siamo totalmente d'accordo, ed alcuni eventi concreti ?
tra cui quelli connessi all'economia sociale ed al commercio equo e
solidale ? lo confermano. Non possono essere solo i numeri a fugare i dubbi
sul senso e gli effetti concreti del FSM, ma l'aver raddoppiato le presenze
rispetto all'anno scorso ? e l'aver aumentato la partecipazione di aree
prima marginali, come l'Asia - ci sembra significativo. Ancor più data la
straripante gioventù che vi partecipa, e che segue con attenzione contenuti
e riflessioni che probabilmente non sono per essi eventi quotidiani. I
giovani accampati nell'immenso "Campeggio della Gioventù" sono oltre
25.000, provenienti da tutto il Brasile ma anche dal Sud America e da altri
continenti. Non sarà anche da questo "seminare" che verrà parte delle
scelte e dell'agenda sociale del futuro? Questa partecipazione è un fatto
sociale e quindi politico, che vogliamo rilevare anche sapendo quanto poco
spazio oggi i media italiani e occidentali stanno dando a tutto ciò. Altri
due eventi, che presentiamo di seguito, costituiscono esempi concreti di
cosa significhi "l'intreccio e la convergenza di azioni locali e globali
provenienti da tutto il mondo".
Riassumere i temi principali del Forum è impossibile, a partire agli
"eventi culturali": centinaia tra teatro, musica, film, mostre?. Possiamo
solo citare quelli che ci sembrano più "frequentati": privatizzazione dei
sevizi e delle risorse collettive (22 eventi hanno avuto l'acqua come
tema); il governo mondiale e la riforma dell'Onu; il commercio
internazionale e il WTO; agricoltura, contadini, sovranità alimentare;
intercultura-razzismo. Molti seminari (forse troppi: c'è un rischio di
"provincializzazione" del Forum) sono dedicati a tematiche nazionali,
soprattutto sudamericane. Ovviamente presente è il tema della guerra in
Iraq e della denuncia dei danni del neoliberismo economico (questo forse è
il vero tema trasversale, presente nella maggioranza degli incontri), ma a
questo proposito queste giornate ci hanno confermato l'impressione
iniziale: il Forum si presenta meno ideologico, con meno bandiere rosse e
Che Guevara e più l'accento sui temi, proponendo una mobilitazione e quindi
un lavoro politico e sociale svolto partendo dalla condivisione dei
problemi e degli obiettivi, piuttosto che dal condividere a priori un
linguaggio, una militanza e/o un'ideologia. Ciò ha finora garantito quello
che a nostro avviso è il principale valore dei Forum: l'eterogeneità (che
include anche il suo disvalore: la frammentazione e l'inconcludenza).
Visibile è anche il tentativo di finalizzare maggiormente i lavori del
Forum, senza limitarsi ad una lista di eventi globali "appoggiati" al
Forum. Oggi 31 gennaio il Forum si è infatti chiuso da un lato con una
sintesi dei contenuti principali emersi durante i lavori del Forum, divisi
per aree tematiche (11, tra cui l'economia solidale); dall'altro il Forum
ha fatto alcune proposte (per esempio con riguardo alla riforma dell'Onu e
dell'Organizzazione Mondiale del Commercio) su temi ritenuti
particolarmente significativi, impegnandosi a promuoverli e chiamando i
partecipanti al Forum e gli organizzatori degli eventi futuri a
mobilitarsi. Uno di questi ci interessa molto: oltre a chiamare al
boicottaggio internazionale di prodotti simbolo come la Coca Cola, si è
anche chiesto (su richiesta proveniente dalle sintesi dell'economia
solidale) di promuovere il consumo di prodotti del commercio equo e
dell'economia solidale, dal momento che una economia alternativa al
neoliberalismo esiste già, e l'atto del consumo ha un significato politico
laddove diventa collettivo. Ovviamente ciò ci dà soddisfazione, e speriamo
che incentivi lo svecchiamento di una certa partecipazione e
interpretazione del Forum, spesso interessata unicamente all'agenda
politica tradizionale, ed a ritenere importanti solo quei temi che
rientrano nella visione e nell'azione della sinistra radicale o
tradizionale. Non possiamo chiudere questi report senza citare la qualità
dell'organizzazione del forum. Per chi partecipa ai Forum dall'inizio cioŽ
non è una sorpresa, ma occorre comunque notare l'ottimo livello
organizzativo, che ha permesso una buona partecipazione agli eventi pur con
un numero record di partecipanti. Arrivederci quindi nel 2007 in Africa!
WORLD DIGNITY FORUM: ESCLUSI DI TUTTI IL MONDO UNITI!
Un evento davvero emozionante, di grande significato politico e culturale,
dimostra ? in alcuni casi ? l'utilità concreta dei Forum, e cosa significhi
il suo processo di "intreccio e convergenza": questo seminario di 6 ore,
davanti ad una platea ove i mille posti a sedere non sono bastati a
contenere il pubblico (a grandissima maggioranza giovane o molto giovane,
quasi tutti brasiliani o sudamericani) ha presentato l'esito del Forum
Mondiale sulla Dignità. Nato al Forum Sociale di Mumbai, promosso dalla
"Conferenza nazionale dei Dalit" (i fuori casta indiani) con l'intento di
dare rilevanza alle problematiche degli esclusi e dei senza diritti (solo
in Asia i cosiddetti "fuori casta", oggetto di pesanti discriminazioni
sociali, sono stimati in 250 milioni) e di costruire una rete mondiale che
si occupi di questo tema, qui a Porto Alegre il World Dignity Forum ha
presentato una giornata di riflessioni e testimonianze, con l'intento di
presentare il tema, e formalizzare questa rete mondiale che ha qui
esplicitamente incluso anche i popoli indigeni ed i "sem terra". Vedere
appesi alle pareti del grande tendone diversi striscioni indiani che hanno
sfilato al Forum di Mumbai ha rappresentato gli effetti positivi del
considerare il Forum Mondiale un "processo", e di come all'averlo spostato
l'anno scorso in India ne è conseguito un arricchimento in termini di
organizzazioni e tematiche presenti (molto frequentata la "Casa
dell'India"). Mentre il vedere assieme popoli indigeni (hanno parlato le
portavoce delle popolazioni indigene dell'Ecuador e della Cambogia), dei
fuoricasta indiani, dei sindacati colombiani (grande emozione ha suscitato
l'intervento del "sopravvissuto" alla mattanza dei dirigenti sindacali e
sociali in atto in Colombia), delle popolazioni nere e tribali
(rappresentanti del Sudafrica e del Kenia), dei contadini (è intervenuto,
applauditissimo, il leader dei Sem Terra Joaò Stèdile), di donne
discriminate (afgane e indiane, e comunque la maggioranza degli oratori
erano donne) ci è sembrato un evento unico, di grande significato e
potenzialità, reso possibile unicamente dal processo del Forum. Per noi del
commercio equo, che lavoriamo in tutto il mondo incontrando esattamente
queste problematiche (spesso sottovalutate e snobbate dalla politica
tradizionale anche di sinistra, e anche dalla stragrande maggioranza degli
occidentali presenti al Forum), ci è sembrato di trovare condensato in
questo evento l'insieme dei problemi sociali del Sud del mondo (e non
solo), ed i soggetti che esprimono un possibile rinnovamento della politica
e dell'agenda della mobilitazione internazionale. In tutto ciò abbiamo
sentito implicitamente valorizzato il nostro ruolo e le motivazioni del
commercio equo e solidale: la maggioranza degli interventi ha sostenuto che
la base principale per essere riconosciuti portatori di diritti e di
dignità e combattere i pregiudizi è il lavoro: senza lavoro e senza i
diritti ad esso connessi non c'è uscita possibile dall'esclusione e
dall'indegnità? Nel nostro piccolo, è esattamene il nostro obiettivo.
DAL FORUM SOCIALE MONDIALE AL FORUM LATINO AMERICANO E BRASILIANO
DELL'ECONOMIA SOLIDALE
Un altro evento, sul versante che ci coinvolge e per il quale abbiamo
lavorato direttamente, dimostra l'utilità del processo di convergenza e
intreccio reso possibile dal Forum: in funzione di organizzare la presenza
del commercio equo e dell'economia solidaria al Forum, si è costituito il
Forum brasiliano dell'economia solidale (già dal 2001, in occasione del
primo Forum, si era costituito il "gruppo di lavoro sull'ec. sol."), oggi
costituito da 12 reti nazionali. Mentre il 29 pomeriggio un seminario era
dedicato al creare una rete latinoamericana del commercio e dell'economia
solidale, iniziativa che per la prima volta accade al Forum, e resa
concretamente possibile dalla grande partecipazione al Forum di produttori
ed organizzazioni sudamericane che già conoscono il commercio equo, o sono
intenzionati a sviluppare l'economia solidale. L'obiettivo dell'incontro
era la messe in rete delle esperienze con l'obiettivo di diffondere
maggiormente il commercio equo ed il consumo responsabile in questi paesi
(attualmente poco conosciuto), e promuovere lo sviluppo delle
organizzazioni locali che intendono lavorare in questo ambito. Secondo
Harold Picchi, presidente di Ortomercado Sur, il nostro partner argentino,
la riunione è stata utilissima: per la prima ci si è incontrati a livello
continentale, e tutti ne hanno ricevuto un grande stimolo nelle motivazioni
e nella consapevolezza di far parte di un movimento reale.
Sono in tanti a manifestarci la soddisfazione per la visibilità ed il
lavoro svolto al Forum sui temi dell'economia solidale/commercio equo. Oggi
Maria Jesus, del nostro partner ecuadoregno MCCH, ci ha detto: "è la prima
volta che vengo al Forum, e non avei mai pensato che le nostre tematiche
sarebbero state così visibili, ed i nostri seminari così interessanti; è
bellissimo". La dimostrazione del successo dei temi dell'economia solidale
al Forum viene anche dalla partecipazione ad altri seminari. Non abbiamo ma
visto al Forum tanti africani assieme quanto quelli presenti al seminario
organizzato da Ripess, la rete di economia solidale basata a Dakar
(Senegal). E significativo è l'esito di un seminario sul microcredito, nel
quale i partecipanti si sono talmente coinvolti da versare sul posto delle
offerte (alcune centinaia di euro) affinché fossero utilizzate per
finanziare direttamente progetti economia solidale.
VALUTAZIONE E PROSPETTIVE DEL COMMERCIO EQUO E DELL'ECONOMIA SOLIDALE.
VERSO UN FORUM TEMATICO SULL'ECONOMIA SOLIDALE?
Ieri 30 gennaio si è svolto il seminario di valutazione del Forum e delle
prospettive dal punto di vista del Fair Trade. Già questo è un evento in
sé: non era mai accaduto prima, e lo abbiamo ripetutamente proposto onde
evitare che, come gli altri anni, finiti i seminari ci si rivedesse solo al
Forum successivo. Le valutazioni sono state unanimemente positive. Più
complesso ragionare sul "che fare". I motivi di soddisfazione per le nostre
tematiche sono già stati esplicitati:
· l'economia solidale ed il commercio equo sono stati assunti come
tematiche importante dal Forum, acquisendo quindi autorevolezza politica e
come capacità di proposta;
· la presenza dei produttori o di organizzazioni interessate è
notevole (anche se molto limitata al sudamerica);
· conferma dell'importante ruolo che gioca e può giocare Ifat
(International Fair Trade Association, l'ente di riconoscimento delle
organizzazioni di commercio equo a livello mondiale), ed assunzione nella
sua agenda dei temi connessi al Forum ed all'azione di lobby e campagne;
· affermazione della consapevolezza ? importante per tutti quelli
che organizzano/frequentano il Forum, ma anche per noi stessi ? che le
tematiche del commercio equo/economia solidale costituiscono una pratica ed
una opportunità concreta, sia come soggetti economici che come azione
divulgativa e di campagne sociali.
Tutti abbiamo concordato che l'attività del futuro deve evitare che
all'interno dei Forum l'economia solidale perda l'autorevolezza acquisita.
Ma che non ci si po' limitare a questo. Le principali proposte emerse nel
nostro incontro sono:
· concentrare l'azione del commercio equo su alcune campagne: prima
fra tutte quella relativa all'Organizzazione Mondiale del Commercio, in
occasione della sua prossima riunione mondiale (Honk Kong, dicembre 2005),
producendo un documenti Ifat, ricercando il consenso dentro FINE (l'ufficio
di collegamento tra Ifat e le reti di certificazione/Flo, di BdM/News, dei
12 maggiori importatori europei/Efta); proponendo un documento comune
assieme ad altri movimenti sociali e cercando il più possibile di
coinvolgere su questi temi il mondo locale del commercio equo;
· cercare di coinvolgere la rete dei produttori, e la maggioranza
degli importatori assenti su queste tematiche, attraverso Ifat, e la sua
prossima conferenza (Quito/Equador, maggio Ž05);
· valorizzare con azioni comuni su questi temi la giornata mondiale
del commercio equo (per il 2005 è l'8 maggio);
· pensare ad organizzare un Forum Sociale tematico sui temi
dell'economia solidale, all'interno del processo dei Forum Sociali.
DIALOGO DAVANTI ALLA MACCHINETTA DEL CAFFE'
Ci presentiamo al banco del caffè, gestito dalla "gastronomia comunitaria".
Un ragazzo nero ci mostra con orgoglio la macchinetta del caffè, con la sua
grande marca scritta su tutti i lati: Nescafè. "Esiste anche il caffè del
commercio equo", diciamo. "Questo è il caffè di migliore qualità!" dice lui
convinto. Sorridiamo cortesemente. Il ragazzo uruguayo che ci è lato invece
sorride meno: "Ma questo caffè sfrutta i brasiliani e la natura, non lo
sai? Ma ancora non l'abbiamo capito che dobbiamo svegliarci? Chiediamo
coerenza ai governi, e poi noi cosa facciamo? Quand'è che smetteremo di
sfruttarci da soli?". Il ragazzo nero non sorride più e si guarda attorno
smarrito. "Un mondo senza Nescafè è possibile" conclude l'uruguayo
allontanandosi.
COMPAGNI DI STRADA
Sono molti i rappresentanti di produttori con cui opera Ctm altromercato
che abbiamo incontrato in questi giorni. Proviamo a citarne i paesi,
dimenticandone senz'altro qualcuno: Brasile, Equador, Perù, Bolivia,
Argentina, Nicaragua, Filippine, India, Zimbabwe, Tanzania? E' stato
veramente bello e importante condividere con loro alcuni momenti del Forum,
rendendo esplicito il legame sociale che ci unisce ? oltre a quello
organizzativo e commerciale ? e ragionando assieme sia sul come sviluppare
il commercio equo, sia sui temi politici sui quali il Fair Trade non può
rinunciare a coinvolgersi. Sul versante Nord ed Europeo, le solite
conferme, ed i soliti limiti: ci siamo ritrovati a condividere tempo ed
idee con gli amici/colleghi di Artisans du Monde/Francia, di Ideas/Spagna,
di Roba dell'Altro Mondo/Italia. E con Ifat. Nient'altro.
{Autori: Giorgio Dal Fiume e Stefano Magnoni, Presidente e Vice Presidente di
CTM}