Un reportage sul V° Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre 
dai rappresentanti di CTM Altromercato
                                  -*-

In  un  mondo  dove  una  mucca europea guadagna giornalmente più di alcune
centinaia  di  milioni  di  persone  dei paesi del Sud del mondo, e dove un
aumento dell'1% delle esportazione dell'Africa porterebbe ai paesi africani
un  maggiore  introito  di 70 miliardi di dollari, pari a 5 volte tutti gli
aiuti  che  l'Africa  riceve  dal  mondo, e dove tutto ciò non è causato da
errori  o  distorsioni  ma  al  contrario  è il frutto coerente del sistema
economico globale, è assolutamente evidente come sia necessaria un'economia
alternativa,  in  grado  però non solo di costruire "isole" autosufficienti
per  chi  vi  partecipa,  ma  di  portare  le alternative alla stessa scala
(globale) dei problemi che deve affrontare.

Con questa illuminane premessa, riportiamo qui di seguito i resoconti spediti 
in Italia dalla delegazione di CTM altromercato che ha partecipato a Porto 
Alegre al Forum Sociale Mondiale.

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27 GENNAIO
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1)       UNO SGUARDO SUL FORUM
2)       COMMERCIO EQUO E ECONOMIA SOLIDALE PROTAGONISTA AL FORUM
3)       SEMINARIO: RAFFORZARE LE ORGANIZZAZIONI DI COMMERCIO EQUO E SOL.

UNO SGUARDO SUL FORUM
Non  neghiamo  di  essere arrivati qui un po' scettici: avevamo dubbi sulla
ripetitività  e l'inconcludenza del Forum. Poi la partecipazione al Forum è
tale  e tanta, da imporsi su qualsiasi freddezza: sembra che questo anno ci
sia  più gente che mai (gli organizzatori contano di arrivare a 150.000: la
marcia  d  ieri ci è sembrata la più grande e "attiva" delle 4 edizioni qui
svolte),  la  gioventù  è  straripante, i temi ? per quanto scontati - così
condivisibili,  che alla fine la grandezza dell'evento culturale e politico
sembra  autogiustificarsi  da  sé.  Poi  rimangono  i  dubbi,  forti, sulla
ripetitività  e  sui rischi di inconcludenza del modello. Ma non c'è invece
dubbio  (anche  se  noi  li  avevamo avuti) che rimane un evento grandioso,
unico.   Oltre   al   protagonismo   dell'economia   solidale  (vedi  punto
successivo),  questa  enorme  e  variegata  "università  spontanea"  sembra
mantenere  un  valore  pedagogico  di  divulgazione sui temi ignorati dalle
scuole  e  dalla  politica,  che  rimane affascinante. Inoltre, quale altra
iniziativa  potrebbe produrre un evento quale il ciclo di seminari "Dignità
per tutti", organizzato da una rete mondiale (indiani, nepalesi, bengalesi,
brasiliani,   ecuadoregni,   boliviani,   cambogiani,   afgani,  pakistani,
rappresentanti  di  popoli  indigeni,  dei  contadini, dei sem terra...) di
"senza  diritti"  o  esclusi  (per  esempi  i  "fuori  casta  indiani") con
l'obiettivo  di  scambiarsi  esperienze  e  promuovere  campagne comuni? Ci
sembra  veramente un esempio straordinario di contaminazione e intreccio di
reti  possibile solo grazie al Forum, il cui valore non può essere misurato
in ciò che domani tale iniziativa produrrà concretamente.

La  struttura  del Forum rimane quasi la stessa degli anni passati, con una
maggiore   (positiva)  ampiezza  dei  temi  trattati  (sono  11  gli  "assi
tematici") ed una minore (altrettanto positiva) presenza ed incidenza delle
Assemblee  plenarie,  che  nelle scorse edizioni occupavano metà del Forum.
Appaiono  altre  visibili  differenze,  che  ben raccontano i 2 ani passati
dall'ultima  edizione  a Porto Alegre (l'anno scorso il Forum si è svolto a
Mumbai).  Le  principali  differenze  si  chiamano  Lula  e Sud America. La
presidenza  Lula  (nominato  presidente  del Brasile nel gennaio 2003) e le
perplessità  connesse  al  suo  governo  si riflettono sul Forum, nella cui
marcia  di  apertura di ieri erano molto presenti le organizzazioni/partiti
che  lo  criticano  da  sinistra,  e  molto  poco  il PT (partito) e la Cut
(sindacato)  che sono state tanto le culle di Lula, quanto quelle del Forum
Sociale.  Addirittura  vi  sono  diversi  workshop  di esplicita critica al
governo  Lula. E lui stesso stamane è stato, come era annunciato, fischiato
da  una  parte (nettamente minoritaria) dei partecipanti alla presentazione
della  sua  proposta  di  una campagna mondiale contro la fame. Al punto da
dover  intervenire  la  polizia  a  tenere  distanti  la  parte più agitata
(comunque non ampia) del pubblico. L'altra novità consistente e percepibile
al Forum è la grandissima presenza di sudamericani, visibile non solo nella
partecipazione  di tanti sudamericani non brasiliani, ma anche scorrendo la
lista  dei  2.000 eventi (conferenze, seminari, workshop) che compongono la
babele  del  Forum:  la  grande  maggioranza  sono su temi sudamericani. E'
l'opposto  di  come era 4 anni fa, quando a parte i brasiliani il resto del
Sudamerica  era  abbastanza  assente,  e la maggioranza delle problematiche
riflettevano  punti  di  vista,  contenuti  e  relatori  europei  (ciò sarà
evidente  anche  nella  partecipazione  e  temi del seminario svolto da Ctm
altromercato  oggi  pomeriggio,  vedi  successivo punto 3). Ci sembra da un
lato un positivo segno di vitalità del continente che ha inventato il Forum
Mondiale,  che  effettivamente vive un rinnovato fervore politico e sociale
(quanto  accade  in  Brasile, Venezuela, Argentina, Bolivia?). Dall'altro è
certamente  un  segno  della  minor presenza europea. Le statistiche dicono
anche  di  una  maggiore  presenza  di africani e asiatici, a partire dagli
indiani:   i   374  ufficialmente  registrati  sono  certo  il  frutto  del
coinvolgimento  dovuto  al  Forum  di Mumbai. Gli italiani "ufficiali" sono
oltre  200:  nettamente  meno  degli anni scorsi, ma che tutti i "veterani"
considerano  superiore  alle  aspettative.  Come  deciso a Mumbai, il Forum
Mondiale  salterà  un  anno,  tornando  nel  2007.  La  prossima  sede sarà
africana,  candidato  principale  il  Marocco.  Il  2006  sarà  dedicato al
percorso  dei  Forum continentali e tematici. Siamo assolutamente d'accordo
con queste scelte.


COMMERCIO EQUO ED ECONOMIA SOLIDALE PROTAGONISTA AL FORUM
Questo  titolo non è uno slogan, ma una verità qui ben percepibile. Sin dal
2001 Ctm altromercato ha partecipato al percorso dei Forum Sociali (europeo
e  mondiale)  ponendosi  l'obiettivo,  oltre  che  della  divulgazione  del
commercio  equo,  del  portare il Fair Trade a coinvolgersi nella relazione
con  altre  reti che perseguono obiettivi simili, e soprattutto nel rendere
consapevoli   noi   e  quanti  sono  coinvolti  nel  Forum  dell'importanza
strategica,  politica  e culturale, del commercio equo/economia solidale, e
delle  potenzialità  di innovazione (rispetto alle forme tradizionali della
politica militante) che i nostri temi hanno. E di come fosse di conseguenza
necessario  riconoscervi  visibilità e spazio. Al quinto Forum Sociale (già
Mumbai  aveva  segnato una svolta positiva) è accaduto. Lo comunichiamo con
soddisfazione   a   tutti  quelli  coinvolti  nel  commercio  equo,  ed  in
particolare  a chi opera nelle Botteghe del Mondo: oggi essi possono essere
consapevoli  che  l'area  nella  quale  si  riverbera  la  loro azione si è
notevolmente   allargata,   che   tutti   noi  abbiamo  acquisito  maggiore
autorevolezza,  e  che  il  messaggio  e l'alfabeto del commercio equo oggi
trovano  riscontro  e  comprensione  anche  in questi ambiti. Non cambia la
nostra  vita quotidiana, ma la riteniamo un'azione di servizio a favore del
commercio  equo  e dell'aumentare la nostra "massa critica globale", frutto
di  anni  di  impegno.  Sono diversi i motivi che ci portano a dire ciò: al
tema  dell'economia  sociale  è  esplicitamente  dedicato (finalmente!) uno
degli  11  temi  del  Forum.  Che  finalmente  ha  nelle sue forniture come
priorità  i  prodotti  dell'economia  sociale, e in una fiera dell'economia
solidale  e  popolare, ristorazione inclusa, uno dei suoi punti di maggiore
visibilità. Poi c'è il numero delle iniziative che parlano dei nostri temi:
solo  contando  seminari e workshop, sono 84 quelli che trattano l'economia
solidale,  di  cui  39  parlano solo di commercio equo. Pensando che solo 3
anni  fa Ctm altromercato ha organizzato il primo seminario in assoluto del
FSM  sul  Fair  Trade, viene da essere veramente soddisfatti. Ma ovviamente
non  è  tutto  perfetto,  ed  anche  noi  soffriamo dei problemi del Forum:
ripetitività,  scarso  coordinamento,  inconcludenza. Come Ctm altromercato
già  dopo  Mumbai avevamo scritto a tutte le organizzazioni coinvolte (e lo
abbiamo  ripetuto assieme a francesi e spagnoli nel giugno 2004) proponendo
di   evitare  la  corsa  all'organizzare  ciascuno  il  proprio  seminario,
dedicando  invece  le  maggiori energie al coordinamento per giungere ad un
itinerario   di  eventi  collettivamente  concordato  (come  a  Mumbai),  e
soprattutto  a  ragionare  sul "dopo Forum": come proseguiamo l'impegno sui
nostri  temi?  Come  traduciamo  in  iniziative e azioni congiunte "durante
l'anno" il nostro trovarci qui? Di fatto il primo punto è stato ignorato, e
non  vi  è stato alcun coordinamento tra l'insieme delle organizzazioni del
comes,  le cui iniziative si accavallano e sovrappongono. Sul secondo punto
invece pochi giorni prima dell'inizio del Forum sono state (anche su nostra
richiesta)  previste  delle  sessioni di "valutazione finale del Forum" sul
Fair  Trade  e  sull'economia  solidale,  dove  speriamo si parlerà di come
proseguire   l'impegno   al   di   là  del  Forum.  Come  Ctm  altromercato
parteciperemo  alle  sessioni  di  valutazione sul rapporto con i movimenti
sociali,  e  sul  commercio  equo  (coordinato  da  Ifat).  Siamo  comunque
soddisfatti  dell'evidente maggiore interessamento che tanti rappresentanti
dei  paesi  del  Sud  hanno  sui  temi  del  commercio  equo, dell'economia
solidale, del consumo critico. Inoltre il Forum ? che dovrebbe chiudesi con
alcune proposte di iniziative/campagne a livello mondiale - discuterà anche
se  lanciare,  come richiesto nella conferenza di apertura odierna sui temi
dell'economia  solidale,  un'azione  di  boicottaggio mondiale, per esempio
contro   la   coca  cola.  Personalmente  auspichiamo  che  vi  sia  anche,
eventualmente,   un   messaggio   positivo:   il  cambiamento  sociale  che
desideriamo   necessita   anche  di  scelte  connesse  al  consumo.  Quindi
peoponiamo  un  appello  al consumo di prodotti dell'economia solidale, che
avrebbe, se lanciato da qui, un valore politico culturale non trascurabile.


SEMINARIO  CTM:  RAFFORZARE  LE  ORGANIZZAZIONI DI COMMERCIO EQUO Oggi si è
svolto  il  seminario  organizzato da Ctm altromercato ? assieme agli amici
francesi di Artisans du Monde ed Ifat ? il primo dei 2 seminari organizzati
direttamente  da noi: "iniziative politiche e strategie di marketing per lo
sviluppo  delle organizzazioni di commercio equo e solidale" (parteciperemo
anche, invitati, a quello su "commercio equo e autorità locali", e a quello
"contro   gli   accordi  libero  scambio  tra  U.E.  e  paesi  ACP").  Data
l'abbondanza dei seminari/workshop sul commercio equo, siamo stati sorpresi
dalle oltre 100 persone che hanno partecipato (tra cui anche rappresentanti
della  BdM  Pace  e  Sviluppo  di  Treviso). Ed ancor di più dal livello di
conoscenza  e  consapevolezza  sui  temi del commercio equo e dell'economia
solidale dimostrata da tutti i numerosi interventi. Ci è sembrato veramente
il  segnale  concreto del mutato clima rispetto ai nostri temi. Se tre anni
fa  la  maggioranza  degli  intervenuti  al nostro seminario era europea, e
pochissimi tra gli stranieri conoscevano il commercio equo (e la diffidenza
era  palpabile su come potesse funzionare), oggi la situazione era opposta.
La   grande   maggioranza   erano  sudamericani  (brasiliani,  ecuadoregni,
uruguagi, argentini, colombiani, boliviani, ma anche zimbabwe?) e tutti gli
intervenuti  sono  partiti  dal  conoscere  il  commercio equo, e dal porre
problemi  consapevoli  delle  sue problematiche, e ragionando appunto sulla
prospettiva  ed  il  futuro:  come promuovere un commercio equo al di fuori
degli  attuali  limiti  del fair trade? Come sviluppare l'economia solidale
nei  paesi  del  Sud  del  mondo,  ed  un commercio equo a livello locale e
Sud-Sud?  Come  professionalizzare  il  commercio  equo  a tutti i livelli,
dimostrando   che   può   effettivamente  svolgere  un  ruolo  di  economia
alternativa  e  di impresa sociale? Questi i temi principali su cui abbiamo
ragionato  per  tre  ore.  Come  sempre abbiamo constatato che l'esperienza
europea  ed  italiana  funge  da  stimolo  per  pensar  alla  promozione di
iniziative similari nei paesi del sud del mondo. E questa opera di "semina"
e  di incontro che offre il Forum consideriamo costituisca ancora un motivo
più  che  valido per arrivare fin qui. Certo che queste belle esperienze ci
fanno  ancora  toccare  con  mano  i  limiti  del commercio equo, dei quali
occorre  essere  sempre  consapevoli:  il  commercio  equo  attrae, suscita
speranze  e partecipazione, ma non è in grado oggi di rispondere a tutte le
richieste  di  partecipazione,  supporto  e  relazioni  commerciali  che ci
vengono  ogni  volta  che incontriamo il "pubblico" del Sud del mondo. Sono
stati  diversi  gli interventi, o i contatti a fine seminario, che ci hanno
chiesto  esplicitamente  assistenza, o ci hanno offerto prodotti. E noi, ma
in  generale  il commercio equo, non siamo in grado neanche lontanamente di
soddisfare  questa  domanda.  Occorre  allora  riflettere  sul fatto che se
mentre  da  un  lato  rivendichiamo  l'essere una alternativa possibile, di
fatto  non  riusciamo a rispondere a tutte le richieste che ci arrivano dal
Sud  del  mondo: assieme a tutte le discussione sulle finalità ed i criteri
del  commercio  equo, occorre associare anche la consapevolezza che è anche
sulla  capacità  d rispondere ai tanti potenziali produttori equi di oggi e
di domani che si misura anche l'efficacia del commercio equo.

Domani  pomeriggio si svolgerà il secondo seminario di Ctm altromercato, il
cui  tema  ci sta particolarmente a cuore: "promuovere Botteghe del Mondo e
organizzazioni   del   commercio   equo  nei  paesi  del  Sud  del  mondo".
Parteciperanno oltre a noi rappresentanti argentini, africani, asiatici.



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28 GENNAIO
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1)  L'ECONOMIA SOCIALE MUOVE IL FORUM
2)  "SENZA CAMBIO DELLA MENTE E DEL CUORE NON C'E' ECONOMIA SOLIDALE".
     PRODUTTORI DI COMMERCIO EQUO ED ECONOMIA SOLIDALE SUDAMERICANI    
     PROTAGONISTI NEI SEMINARI

"L'ECONOMIA SOCIALE MUOVE IL FORUM"
Questo  è  il  titolo  di  oggi  del  giornale  "vento  del sud", una delle
pubblicazioni  che raccontano quello che accade al Forum. Che poi scrive: "
In  una  operazione  gigantesca,  predisposta  per accogliere oltre 100.000
persone,  l'economia solidale affronta la sfida di fornire il Forum Sociale
Mondiale 2005. E' un momento importante per confermare la sua forza. E' una
occasione  d'oro  per conquistare maggiore visibilità". Più di 2 milioni di
real  (la  moneta  brasiliana),  sul  totale  dei  14  che costituiscono il
bilancio  complessivo  del Forum (oltre 4 milioni di euro), sono utilizzati
per  acquistare  prodotti  e  servizi  nell'ambito  dell'economia solidale.
Prodotti  che provengono da cooperative, consorzi, associazioni, produttori
di commercio equo, imprese autogestite o organizzazioni di  finanza etica e
scambi  non  monetari.  Tali  attività  includono  i  servizi  di  pulizia,
smaltimento  e  riciclaggio  rifiuti  di tutto il Forum, e diversi posti di
alimentazione.   Più   di   800   lavoratori   del  settore  alimentare  ed
ortofrutticolo  sono  coinvolti nella fornitura di prodotti al Forum. Tutto
ciò,  assieme  alla presenza degli stand di "economia popolare, familiare e
solidale",  ed  al  numero  degli  eventi  sui  temi  del  commercio equo e
dell'economia solidale, conferma quanto abbiamo scritto ieri: i nostri temi
hanno  acquisito  un'autorevolezza  ed una legittimità politica all'interno
del  Forum  che  ci soddisfa. Finalmente appare visibile la connessione che
noi e gli altri colleghi presenti al Forum abbiamo perseguito e rivendicato
con  la  nostra  presenza  qui negli anni precedenti: connettere la critica
alla globalizzazione neoliberale e l'impegno politico "macro" per "un altro
mondo  possibile", con le pratiche che cercano di tradurre tali principi in
pratica  concreta.  E'  un fatto politico significativo, che viene rilevato
anche  da  parte  di molti dei partecipanti al Forum. A ciò corrisponde una
percezione   dei  temi  e  dell'identità  del  Forum  che  sembra  mostrare
un'evoluzione  positiva:  meno  bandiere  rosse  e  slogan della tradizione
"militante"  (pur presente, assieme ai temi dell'opposizione alla guerra in
Iraq  ed  all'imperialismo Usa), a favore di una maggiore presenza dei temi
sociali  e  culturali.  Sembra  che  le  questioni connesse a problematiche
concrete  ?  utilizzo risorse naturali, privatizzazione risorse pubbliche e
dell'acqua,  riforma commercio mondiale, otre appunto ai temi dell'economia
popolare  e solidale ? caratterizzino maggiormente il Forum sul piano delle
proposte e del proiettare la protesta su un piano maggiormente in grado ? a
nostro  avviso  ?  di  aggregare  consenso e partecipazione, al di là delle
appartenenze  ideologiche.  Tutto  ciò  non toglie al Forum il problema del
darsi  una  prospettiva  capace  di  tradursi  in  azioni  collettive ed in
capacità di impatto. Ma ci sembra una buona premessa per evitare il rischio
principale  che  avevamo  avvertito  per  esempio nell'ultimo Forum Sociale
Europeo  di  Londra:  la  ghettizzazione  all'interno  di schemi ideologici
tradizionali,  e  quindi  la  perdita dell'eterogeneità che a nostro avviso
costituisce  la  principale  risorse  politica  del Forum (risorsa che però
include  anche  il suo contrario: la frammentazione in mille rivoli che non
trovano sintesi).


"SENZA  CAMBIO  DELLA  MENTE  E  DEL  CUORE  NON  C'E'  ECONOMIA SOLIDALE".
PRODUTTORI  FAIR TRADE E SOLIDALI PROTAGONISTI NEI SEMINARI
Il  secondo seminario organizzato da Ctm altromercato ("promuovere Botteghe
del  Mondo  e organizzazioni di commercio equo e solidale nei paesi del Sud
del  mondo")  si  è  rivelato un vero successo. La nostra intenzione era di
presentare  esperienze  concrete  (il  lavoro di promozione di Botteghe del
Mondo  in  India  e  Argentina  su  cui stiamo lavorando, cui si associa in
quest'ultimo  paese la promozione del commercio equo attraverso Otromercado
Sur,  associazione  da  noi  promossa assieme ad una rete di organizzazioni
locali),  per  stimolare il confronto sullo sviluppo del commercio equo nel
Sud  del  mondo,  e  di  scambio  di  prodotti Sud/Sud. Abbiamo lasciato ai
relatori   che  hanno  accettato  il  nostro  invito  ?  rappresentanti  di
produttori  di  Ecuador,  Argentina, Filippine, Cile ? tutto il tempo della
presentazione  delle  esperienze,  ed  il  dibattito  che ne è nato è stato
estremamente interessante, in quanto il pubblico ? un centinaio di persone,
in  gran parte sudamericani interessati all'economia solidale, o già attivi
in  essa  ed  in cerca di collegamenti e sbocchi politici ed economici ? ha
sviluppato  con  competenza  la maggioranza delle problematiche connesse al
commercio  equo. Padre Shay Cullen di Preda, Filippine, ci ha ricordato che
il  commercio  equo  deve  necessariamente  tenersi  collegato  alle  lotte
sociali,  in  quanto  da  solo  non  riuscirà  a  cambiare  il mondo e solo
modificando  le regole economiche ed i poteri globali riuscirà a cogliere i
suoi  obiettivi.  Mentre Antonia, dell'Associazione Senor de Mayo (Bolivia)
ci  ha  ricordato  come  solo  grazie  al  commercio.equo e solidale le 800
persone  che  lavorano  con lei ? donne sole, disabili, marginali - possono
avere  una vita degna ed organizzarsi, in quanto sistematicamente rifiutate
dal  mercato  tradizionale  ed  escluse  da  ogni  ambito di partecipazione
sociale.  Dal  pubblico  sono  venute  molte  richieste  di  contatto  e di
chiarimenti  sugli  aspetti  pratico-organizzativi del commercio equo. Ed è
emersa  la  necessità  di  avere una casa comune ? identificata in Ifat, la
federazione mondiale del Fair Trade, che ha copromosso con noi il seminario
?  per  promuovere  e  preservare il commercio equo. Abbiamo avuto la netta
sensazione  di  come  ciò, e  quanto accaduto in altri workshop su economia
solidale   e  commercio  equo,  evidenzi  il  salto  di  consapevolezza  ed
organizzativo  sui  nostri  temi  che  è rappresentato da questo Forum. Non
parliamo più di un futuro ideale, di principi che sono ancora da spiegare e
capire.  Mentre  ci  sembra avviato quel lavoro di costituzione di reti tra
organizzazioni  del sud del mondo che riteniamo essere uno dei pilastri per
lo  sviluppo  di un'economia alternativa in questi paesi. Noi ne traiamo la
seguente  lezione:  è  vero  che  il  commercio  equo da solo non potrà mai
cambiare  il  mondo  (del  resto  è proprio per questo che siamo qui); ma è
anche  vero  che  laddove  arriva  il commercio equo, la vita delle persone
concrete  cambia  radicalmente  ed  assume  un  altro  valore  ed  un'altra
prospettiva.  Dobbiamo assolutamente tenere connesse queste due dimensioni,
evitando   (come   a   volte   accade  nei  nostri  dibattiti  maggiormente
ideologizzati   e/o   astratti)   il   perseguire  la  prevalenza  dell'uno
sull'altro.  Il  commercio  equo che noi perseguiamo - e che speriamo possa
costituire  un  modello positivo per il movimento delle Botteghe del Mondo,
che  spesso si interroga sui propri obiettivi e sul proprio procedere ? non
deve  rinunciare  a  nessuna  di  queste  due  dimensioni:  lavorare per il
cambiamento sociale, ma anche tenere continuamente a mente il destino delle
persone  con  sui  si  rapporta  quotidianamente.  Il  seminario  ha  anche
illustrato  i passi di un possibile sviluppo del commercio equo, che ci sta
particolarmente   a   cuore:   Botteghe   del   Mondo   vengono  aperte  da
organizzazioni  Fair  Trade a New Delhi, Quito, in Guatemala, in Argentina?
Ci  sembra  un  buon  auspicio,  proprio alcune settimane dopo che da Ctm è
partito  il  primo  container  di  prodotti  equi  di  tutto  il mondo, per
rifornire la nuova Bottega del Mondo di Nuova Delhi in India.

Domenica   30   gennaio   verrà   fatta   una  valutazione  comune  tra  le
organizzazioni  presenti,  cercando  di  valorizzare  questa esperienza: la
mattina  ci  sarà  la  riunione di coordinamento e valutazione sui temi del
commercio equo, mentre nel pomeriggio ci sarà quella sui temi dell'economia
solidale.


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31 GENNAIO
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1)  MA COS'E' IL FORUM, DOPO 5 ANNI?
2)  WORLD DIGNITY FORUM: ESCLUSI DI TUTTI IL MONDO UNITI!
3)  DAL FOURM SOCIALE MONDIALE AL FORUM LATINO AMERICANO E BRASILIANO
     DELL'ECONOMIA SOLIDALE
4)  VALUTAZIONE  E  PROSPETTIVE  DEL  COMMERCIO EQUO E DELL'ECONOMIA
     SOLIDALE. VERSO UN FORUM TEMATICO SULL'ECONOMIA SOLIDALE?
5)  DIALOGO DAVANTI ALLA MACCHINETTA DEL CAFFE'
6)  COMPAGNI DI STRADA

MA COS'E' IL FORUM, DOPO 5 ANNI?
Gli  oltre  quaranta gradi che avvolgono i partecipanti al Forum spingono a
riproporsi  la  perversa  domanda:  ma  cosa  rappresenta il Forum alla sua
quinta  edizione?  Come  definirlo  e  valutarlo? Su questa domanda si sono
perduti  militanti  e  intellettuali  (e  la  maggioranza  dei  giornalisti
nostrani).  Non  sono pochi, tra quelli conosciuti in questi anni, che sono
giunti alla conclusione che il Forum è inconcludente o incomprensibile. Non
siamo  certo  noi  in  grado  di  proporre visioni chiarificatorie o trarre
conclusioni.  Riportiamo  semplicemente  alcune  frasi  e  riferimenti  che
corrispondono  a  come  noi viviamo e valutiamo il Forum, ed alla "utilità"
che  comunque continuiamo a ritrovarvi La presentazione ufficiale del Forum
dice:  "Il  Forum  è un percorso verso azioni di trasformazione sociale. Il
Forum  è  uno  spazio che permette l'intreccio e la convergenza di "azioni"
locali  o globali provenienti da tutto il mondo". La miglior valutazione di
questa  intenzione  del  Forum  ci sembra essere il commento di uno tra gli
organizzatori indiani del Forum: "Ogni anno noi presentiamo e dibattiamo le
stesse  questioni, che poi terminano senza esiti visibili. Ma ciò che forse
è  davvero  speciale  in esso (il Forum) è il processo di sensibilizzazione
delle persone". Noi siamo totalmente d'accordo, ed alcuni eventi concreti ?
tra  cui  quelli  connessi  all'economia  sociale  ed  al  commercio equo e
solidale ? lo confermano. Non possono essere solo i numeri a fugare i dubbi
sul senso e gli effetti concreti del FSM, ma l'aver raddoppiato le presenze
rispetto  all'anno  scorso  ?  e l'aver aumentato la partecipazione di aree
prima  marginali,  come l'Asia - ci sembra significativo. Ancor più data la
straripante gioventù che vi partecipa, e che segue con attenzione contenuti
e  riflessioni  che  probabilmente  non  sono per essi eventi quotidiani. I
giovani  accampati  nell'immenso  "Campeggio  della  Gioventù"  sono  oltre
25.000, provenienti da tutto il Brasile ma anche dal Sud America e da altri
continenti.  Non  sarà  anche  da  questo  "seminare" che verrà parte delle
scelte  e  dell'agenda sociale del futuro? Questa partecipazione è un fatto
sociale  e quindi politico, che vogliamo rilevare anche sapendo quanto poco
spazio  oggi i media italiani e occidentali stanno dando a tutto ciò. Altri
due  eventi,  che  presentiamo di seguito, costituiscono esempi concreti di
cosa  significhi  "l'intreccio  e la convergenza di azioni locali e globali
provenienti da tutto il mondo".

Riassumere  i  temi  principali  del  Forum  è  impossibile, a partire agli
"eventi  culturali":  centinaia tra teatro, musica, film, mostre?. Possiamo
solo  citare  quelli che ci sembrano più "frequentati": privatizzazione dei
sevizi  e  delle  risorse  collettive  (22  eventi hanno avuto l'acqua come
tema);   il   governo   mondiale   e  la  riforma  dell'Onu;  il  commercio
internazionale  e  il  WTO;  agricoltura,  contadini, sovranità alimentare;
intercultura-razzismo.  Molti  seminari  (forse  troppi:  c'è un rischio di
"provincializzazione"  del  Forum)  sono  dedicati  a  tematiche nazionali,
soprattutto  sudamericane.  Ovviamente  presente  è il tema della guerra in
Iraq  e della denuncia dei danni del neoliberismo economico (questo forse è
il  vero tema trasversale, presente nella maggioranza degli incontri), ma a
questo   proposito   queste  giornate  ci  hanno  confermato  l'impressione
iniziale:  il  Forum si presenta meno ideologico, con meno bandiere rosse e
Che Guevara e più l'accento sui temi, proponendo una mobilitazione e quindi
un  lavoro  politico  e  sociale  svolto  partendo  dalla  condivisione dei
problemi  e  degli  obiettivi,  piuttosto  che  dal condividere a priori un
linguaggio,  una militanza e/o un'ideologia. Ciò ha finora garantito quello
che  a  nostro avviso è il principale valore dei Forum: l'eterogeneità (che
include anche il suo disvalore: la frammentazione e l'inconcludenza).

Visibile  è  anche  il  tentativo  di finalizzare maggiormente i lavori del
Forum,  senza  limitarsi  ad  una  lista  di eventi globali "appoggiati" al
Forum.  Oggi  31  gennaio  il  Forum si è infatti chiuso da un lato con una
sintesi  dei contenuti principali emersi durante i lavori del Forum, divisi
per  aree  tematiche (11, tra cui l'economia solidale); dall'altro il Forum
ha  fatto alcune proposte (per esempio con riguardo alla riforma dell'Onu e
dell'Organizzazione    Mondiale    del    Commercio)   su   temi   ritenuti
particolarmente  significativi,  impegnandosi  a  promuoverli e chiamando i
partecipanti   al   Forum   e  gli  organizzatori  degli  eventi  futuri  a
mobilitarsi.  Uno  di  questi  ci  interessa  molto:  oltre  a  chiamare al
boicottaggio  internazionale  di  prodotti  simbolo come la Coca Cola, si è
anche   chiesto  (su  richiesta  proveniente  dalle  sintesi  dell'economia
solidale)  di  promuovere  il  consumo  di  prodotti  del  commercio equo e
dell'economia  solidale,  dal  momento  che  una  economia  alternativa  al
neoliberalismo  esiste già, e l'atto del consumo ha un significato politico
laddove  diventa collettivo. Ovviamente ciò ci dà soddisfazione, e speriamo
che   incentivi   lo   svecchiamento   di   una   certa   partecipazione  e
interpretazione   del   Forum,  spesso  interessata  unicamente  all'agenda
politica  tradizionale,  ed  a  ritenere  importanti  solo  quei  temi  che
rientrano   nella   visione   e   nell'azione  della  sinistra  radicale  o
tradizionale.  Non  possiamo chiudere questi report senza citare la qualità
dell'organizzazione  del forum. Per chi partecipa ai Forum dall'inizio cioŽ
non   è   una   sorpresa,  ma  occorre  comunque  notare  l'ottimo  livello
organizzativo, che ha permesso una buona partecipazione agli eventi pur con
un numero record di partecipanti. Arrivederci quindi nel 2007 in Africa!

WORLD DIGNITY FORUM: ESCLUSI DI TUTTI IL MONDO UNITI!
Un  evento davvero emozionante, di grande significato politico e culturale,
dimostra ? in alcuni casi ? l'utilità concreta dei Forum, e cosa significhi
il  suo  processo  di "intreccio e convergenza": questo seminario di 6 ore,
davanti  ad  una  platea  ove  i  mille  posti  a sedere non sono bastati a
contenere  il  pubblico (a grandissima maggioranza giovane o molto giovane,
quasi  tutti  brasiliani  o  sudamericani)  ha presentato l'esito del Forum
Mondiale  sulla  Dignità.  Nato  al Forum Sociale di Mumbai, promosso dalla
"Conferenza  nazionale  dei Dalit" (i fuori casta indiani) con l'intento di
dare  rilevanza  alle problematiche degli esclusi e dei senza diritti (solo
in  Asia  i  cosiddetti  "fuori  casta", oggetto di pesanti discriminazioni
sociali,  sono stimati in 250 milioni) e di costruire una rete mondiale che
si  occupi  di  questo  tema,  qui a Porto Alegre il World Dignity Forum ha
presentato  una  giornata  di riflessioni e testimonianze, con l'intento di
presentare  il  tema,  e  formalizzare  questa  rete  mondiale  che  ha qui
esplicitamente  incluso  anche  i  popoli indigeni ed i "sem terra". Vedere
appesi  alle pareti del grande tendone diversi striscioni indiani che hanno
sfilato  al  Forum  di  Mumbai  ha  rappresentato  gli effetti positivi del
considerare  il Forum Mondiale un "processo", e di come all'averlo spostato
l'anno  scorso  in  India  ne  è  conseguito un arricchimento in termini di
organizzazioni   e   tematiche   presenti   (molto   frequentata  la  "Casa
dell'India").  Mentre  il  vedere assieme popoli indigeni (hanno parlato le
portavoce  delle  popolazioni  indigene dell'Ecuador e della Cambogia), dei
fuoricasta  indiani, dei sindacati colombiani (grande emozione ha suscitato
l'intervento  del  "sopravvissuto"  alla mattanza dei dirigenti sindacali e
sociali   in   atto   in   Colombia),  delle  popolazioni  nere  e  tribali
(rappresentanti  del  Sudafrica e del Kenia), dei contadini (è intervenuto,
applauditissimo,   il   leader  dei  Sem  Terra  Joaò  Stèdile),  di  donne
discriminate  (afgane  e  indiane,  e comunque la maggioranza degli oratori
erano  donne)  ci  è  sembrato  un  evento  unico,  di grande significato e
potenzialità, reso possibile unicamente dal processo del Forum. Per noi del
commercio  equo,  che  lavoriamo  in tutto il mondo incontrando esattamente
queste  problematiche  (spesso  sottovalutate  e  snobbate  dalla  politica
tradizionale  anche di sinistra, e anche dalla stragrande maggioranza degli
occidentali  presenti  al  Forum),  ci  è sembrato di trovare condensato in
questo  evento  l'insieme  dei  problemi  sociali  del Sud del mondo (e non
solo), ed i soggetti che esprimono un possibile rinnovamento della politica
e  dell'agenda  della  mobilitazione  internazionale.  In tutto ciò abbiamo
sentito  implicitamente  valorizzato  il  nostro ruolo e le motivazioni del
commercio equo e solidale: la maggioranza degli interventi ha sostenuto che
la  base  principale  per  essere  riconosciuti  portatori  di diritti e di
dignità  e  combattere  i  pregiudizi  è  il lavoro: senza lavoro e senza i
diritti  ad  esso  connessi  non  c'è  uscita  possibile  dall'esclusione e
dall'indegnità? Nel nostro piccolo, è esattamene il nostro obiettivo.

DAL   FORUM  SOCIALE  MONDIALE  AL  FORUM  LATINO  AMERICANO  E  BRASILIANO
DELL'ECONOMIA SOLIDALE
Un  altro  evento,  sul  versante  che  ci coinvolge e per il quale abbiamo
lavorato  direttamente,  dimostra  l'utilità  del processo di convergenza e
intreccio  reso possibile dal Forum: in funzione di organizzare la presenza
del  commercio  equo e dell'economia solidaria al Forum, si è costituito il
Forum  brasiliano  dell'economia  solidale  (già dal 2001, in occasione del
primo  Forum,  si era costituito il "gruppo di lavoro sull'ec. sol."), oggi
costituito  da  12 reti nazionali. Mentre il 29 pomeriggio un seminario era
dedicato  al  creare una rete latinoamericana del commercio e dell'economia
solidale,  iniziativa  che  per  la  prima  volta  accade  al Forum, e resa
concretamente  possibile dalla grande partecipazione al Forum di produttori
ed  organizzazioni sudamericane che già conoscono il commercio equo, o sono
intenzionati  a  sviluppare  l'economia solidale. L'obiettivo dell'incontro
era  la  messe  in  rete  delle  esperienze  con  l'obiettivo di diffondere
maggiormente  il  commercio equo ed il consumo responsabile in questi paesi
(attualmente   poco   conosciuto),   e   promuovere   lo   sviluppo   delle
organizzazioni  locali  che  intendono  lavorare  in questo ambito. Secondo
Harold  Picchi, presidente di Ortomercado Sur, il nostro partner argentino,
la  riunione  è stata utilissima: per la prima ci si è incontrati a livello
continentale, e tutti ne hanno ricevuto un grande stimolo nelle motivazioni
e nella consapevolezza di far parte di un movimento reale.

Sono  in  tanti  a  manifestarci  la  soddisfazione per la visibilità ed il
lavoro svolto al Forum sui temi dell'economia solidale/commercio equo. Oggi
Maria  Jesus, del nostro partner ecuadoregno MCCH, ci ha detto: "è la prima
volta  che  vengo  al Forum, e non avei mai pensato che le nostre tematiche
sarebbero  state  così  visibili, ed i nostri seminari così interessanti; è
bellissimo".  La dimostrazione del successo dei temi dell'economia solidale
al Forum viene anche dalla partecipazione ad altri seminari. Non abbiamo ma
visto  al  Forum tanti africani assieme quanto quelli presenti al seminario
organizzato  da  Ripess,  la  rete  di  economia  solidale  basata  a Dakar
(Senegal).  E significativo è l'esito di un seminario sul microcredito, nel
quale  i partecipanti si sono talmente coinvolti da versare sul posto delle
offerte   (alcune  centinaia  di  euro)  affinché  fossero  utilizzate  per
finanziare direttamente progetti economia solidale.

VALUTAZIONE  E  PROSPETTIVE  DEL  COMMERCIO  EQUO E DELL'ECONOMIA SOLIDALE.
VERSO UN FORUM TEMATICO SULL'ECONOMIA SOLIDALE?
Ieri  30  gennaio si è svolto il seminario di valutazione del Forum e delle
prospettive  dal  punto  di vista del Fair Trade. Già questo è un evento in
sé:  non  era  mai accaduto prima, e lo abbiamo ripetutamente proposto onde
evitare che, come gli altri anni, finiti i seminari ci si rivedesse solo al
Forum  successivo.  Le  valutazioni  sono  state unanimemente positive. Più
complesso ragionare sul "che fare". I motivi di soddisfazione per le nostre
tematiche sono già stati esplicitati:
·         l'economia  solidale ed il commercio equo sono stati assunti come
tematiche  importante dal Forum, acquisendo quindi autorevolezza politica e
come capacità di proposta;
·         la  presenza  dei  produttori  o  di organizzazioni interessate è
notevole (anche se molto limitata al sudamerica);
·         conferma  dell'importante  ruolo  che  gioca  e  può giocare Ifat
(International  Fair  Trade  Association,  l'ente  di  riconoscimento delle
organizzazioni  di  commercio equo a livello mondiale), ed assunzione nella
sua agenda dei temi connessi al Forum ed all'azione di lobby e campagne;
·         affermazione  della  consapevolezza ? importante per tutti quelli
che  organizzano/frequentano  il  Forum,  ma  anche per noi stessi ? che le
tematiche del commercio equo/economia solidale costituiscono una pratica ed
una  opportunità  concreta,  sia  come  soggetti  economici che come azione
divulgativa e di campagne sociali.

Tutti  abbiamo  concordato  che  l'attività  del  futuro  deve  evitare che
all'interno  dei Forum l'economia solidale perda l'autorevolezza acquisita.
Ma  che  non ci si po' limitare a questo. Le principali proposte emerse nel
nostro incontro sono:
·         concentrare l'azione del commercio equo su alcune campagne: prima
fra  tutte  quella  relativa  all'Organizzazione Mondiale del Commercio, in
occasione  della sua prossima riunione mondiale (Honk Kong, dicembre 2005),
producendo un documenti Ifat, ricercando il consenso dentro FINE (l'ufficio
di  collegamento tra Ifat e le reti di certificazione/Flo, di BdM/News, dei
12  maggiori  importatori  europei/Efta);  proponendo  un  documento comune
assieme  ad  altri  movimenti  sociali  e  cercando  il  più  possibile  di
coinvolgere su questi temi il mondo locale del commercio equo;
·         cercare  di  coinvolgere la rete dei produttori, e la maggioranza
degli  importatori  assenti  su queste tematiche, attraverso Ifat, e la sua
prossima conferenza (Quito/Equador, maggio Ž05);
·         valorizzare con azioni comuni su questi temi la giornata mondiale
del commercio equo (per il 2005 è l'8 maggio);
·         pensare  ad  organizzare  un  Forum  Sociale  tematico  sui  temi
dell'economia solidale, all'interno del processo dei Forum Sociali.

DIALOGO DAVANTI ALLA MACCHINETTA DEL CAFFE'
Ci presentiamo al banco del caffè, gestito dalla "gastronomia comunitaria".
Un ragazzo nero ci mostra con orgoglio la macchinetta del caffè, con la sua
grande  marca  scritta su tutti i lati: Nescafè. "Esiste anche il caffè del
commercio equo", diciamo. "Questo è il caffè di migliore qualità!" dice lui
convinto. Sorridiamo cortesemente. Il ragazzo uruguayo che ci è lato invece
sorride  meno:  "Ma  questo  caffè sfrutta i brasiliani e la natura, non lo
sai?  Ma  ancora  non  l'abbiamo  capito che dobbiamo svegliarci? Chiediamo
coerenza  ai  governi,  e  poi noi cosa facciamo? Quand'è che smetteremo di
sfruttarci  da  soli?". Il ragazzo nero non sorride più e si guarda attorno
smarrito.   "Un  mondo  senza  Nescafè  è  possibile"  conclude  l'uruguayo
allontanandosi.

COMPAGNI DI STRADA
Sono  molti  i  rappresentanti di produttori con cui opera Ctm altromercato
che  abbiamo  incontrato  in  questi  giorni.  Proviamo  a citarne i paesi,
dimenticandone   senz'altro  qualcuno:  Brasile,  Equador,  Perù,  Bolivia,
Argentina,  Nicaragua,  Filippine,  India,  Zimbabwe,  Tanzania?  E'  stato
veramente bello e importante condividere con loro alcuni momenti del Forum,
rendendo  esplicito  il  legame  sociale  che  ci  unisce  ? oltre a quello
organizzativo  e commerciale ? e ragionando assieme sia sul come sviluppare
il  commercio  equo,  sia sui temi politici sui quali il Fair Trade non può
rinunciare  a  coinvolgersi.  Sul  versante  Nord  ed  Europeo,  le  solite
conferme,  ed  i  soliti  limiti: ci siamo ritrovati a condividere tempo ed
idee  con gli amici/colleghi di Artisans du Monde/Francia, di Ideas/Spagna,
di Roba dell'Altro Mondo/Italia. E con Ifat. Nient'altro.



{Autori: Giorgio Dal Fiume e Stefano Magnoni, Presidente e Vice Presidente di 
CTM}






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