Come un aviere Usa stupra in Italia una bambina ma guadagna l?impunità per
l?ignavia del ministero dell?ing. Castelli
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Storia assai istruttiva, questa che vi racconto oggi. In breve l?antefatto.
Nell?inverno 2002, a Pordenone, una banda di farabutti stupra una ragazzina di
tredici anni. Della banda fanno parte, insieme ad un paio di minorenni,
l?albanese Kasem Placu (20 anni) e Robert Scott Gardner (19 anni), aviere
americano di stanza alla base Usaf di Pordenone. Lo stupro viene consumato in
un appartamento avuto in prestito dal valoroso soldato Usa; la vittima, non
solo violentata per ore ed ore ma anche maltrattata, sarà ricoverata in
ospedale. La ragazza denuncia la banda, la polizia conferma le accuse con prove
inconfutabili (prova del Dna).
Diciotto mesi di indagini culminano nell?arresto dei quattro della banda. Ma
proprio i principali responsabili dell?infamia (l?aviere Usa e l?albanese) non
potranno essere processati, insomma non pagheranno nemmeno con un giorno di
galera la loro criminale impresa. Ed il bello è che, paradossalmente, non è
colpa loro ma dell?irresponsabile ignavia delle autorità italiane, in
particolare del ministero della Giustizia amministrato dall?ing. Castelli.
Vediamo come e perché sulla base della risposta-scaricabarile che il ministro
della Difesa Antonio Martino ha fornito per iscritto alla deputata dei Verdi
Luana Zanella che aveva chiesto (al ministro della Giustizia, che non
elegantemente ha passato la palla al collega Martino) conto e ragione
dell?incredibile esito della vicenda.
Cominciamo naturalmente dal caso più scandaloso, quello dell?aviere Usa. Spiega
Martino che ?si è rinunciato all?esercizio della giurisdizione spettante allo
Stato italiano nei confronti del militare Nato? in considerazione di tre
elementi: ?la giovane età dell?imputato?, ?che, comunque, lo Stato di origine
del medesimo avrebbe esercitato l?azione penale? (il come si è visto con i
protagonisti della tragedia del Cermis: il cavo della funivia tranciato al
culmine di un gioco di due avieri Usa che poi, in Usa, l?hanno fatta franca
alla faccia dei venti morti), e infine ?che il Paese di origine (vale a dire
gli Stati Uniti, ndr) avrebbe fatto fronte ai risarcimenti dovuti alla parte
lesa italiana?.
Quali e quante garanzie erano state ottenute dall?autorità giudiziaria
italiana, ed in particolare dalla procura di Pordenone e dalla procura generale
di Trieste? Evidentemente poche o punte se è potuto accadere che, mentre
l?aviere farabutto se ne tornava tranquillamente al suo paese, ?le autorità
statunitensi non hanno dato seguito alla pratica di risarcimento ritenendo non
sufficienti gli elementi posti a fondamento della richiesta e hanno manifestato
perplessità sulla natura delle imputazioni mosse nei confronti del Gardner?.
Risultato: una volta scappati i buoi, la procura di Pordenone ha chiuso la
stalla avviando procedimento nei confronti dell?aviere ormai tranquillo a casa
sua!
Altrettanto stupefacente quanto è accaduto per l?albanese Kasem Placu. Privo di
permesso di soggiorno, era stato rinchiuso nella casa circondariale di Treviso,
dove non sapevano del carico pendente su di lui per lo stupro. Risultato:
l?ufficio matricola della prigione di Treviso avverte (per telefono!) l?ufficio
immigrazione della questura che sta per scarcerare l?infame e chiede la scorta
per espellerlo. Il che puntulamente avviene: Kasem Placu parte da Bologna in
aereo per Tirana, su convalida da parte del tribunale di Treviso del decreto di
espulsione. Insomma, con (quasi) tutti i crismi, anche questo farabutto
guadagna la libertà addirittura con accompagnamento a casa. E il prescritto
nulla osta al rimpatrio che avrebbe dovuto essere emesso dall?autorità
giudiziaria, cioè dalla procura della repubblica di Pordedone o dalla procura
generale di Trieste? Anche in questo caso il ministro della Difesa Martino
s?incarica di prendere le difese del collega ing. Castelli: ?la man!
canza del nulla osta non determina, secondo costante giurisprudenza della
Cassazione, l?invalidità del provvedimento?. Ovviamente ora anche l?albanese è
irreperibile.
Vi è chiaro ora perché la risposta richiesta da Luana Zanella a Castelli è
arrivata (quasi un anno dopo) da Martino? Perché l?ing. Castelli avrebbe dovuto
contestare a più di un magistrato l?ignavia (a dir poco) con cui questa truce
vicenda si è trasformata in un ignobile scandalo d?impunità. Chi paga tutto
questo? Assolutamente nessuno. Anzi qualcuno ha pagato: la pavera bambina
(tredici anni) di Pordenone: in tutta la lunga risposta del ministro della
Difesa non c?è una sola parola di solidarietà, di omprensione, di scuse nei
suoi confronti. Che vergogna.
{Fonte: Associazione Itaca - Autore: Giorgio Frasca Polara}