Eravamo partiti da Roma dieci anni fa,il 21 marzo del 1996. Una giornata 
straordinaria: non una celebrazione,ma una dichiarazione di impegno per il 
futuro e di doverosa attenzione per il passato. Un passato che aveva e che ha i 
volti e i nomi delle troppe vittime delle mafie. 
Una orazione laica,che ha inteso fare della memoria l ?indispensabile 
fondamento del futuro. Con ?Libera ?,promotrice della Giornata,con le tante 
associazioni e i rappresentanti delle istituzioni,a partire dall?allora Capo 
dello Stato Oscar Luigi Scalfaro,ma soprattutto con i moltissimi cittadini che 
sono intervenuti. Con i parenti delle vittime,con i giovani che si sono 
susseguiti nel leggere il doloroso elenco di vite spezzate dalla violenza. 
Avevamo pensato e voluto quella iniziativa come una sfida per il presente. 
Una sfida senza arroganza o presunzione. Una sfida per cominciare un 
percorso,scommettere sulla partecipazione:perché solo essa è realmente capace 
di promuovere e difendere la legalità. Solo insieme si battono le mafie,si 
edificano democrazia e giustizia. Una sfida non solo alle attività 
criminali,agli omicidi,alle stragi, ma anche a quel ?sentire ? mafioso che 
avvelena la società,corrompendone le culture e ipotecandone il futuro. Il 
futuro è nostro e si costruisce con ?mattoni ? di presente: per questo è 
importante aprire gli occhi su tutto il ?positivo ? che c ?è:il grande sforzo 
della Magistratura e delle Forze dell?Ordine per contrastare le mafie,l?impegno 
di tanti amministratori,sindaci,assessori. Il fermento di attività che ci hanno 
restituito parte del Territorio,attraverso la confisca dei beni dei mafiosi. 
Ancora,l ?energia del mettersi in gioco,la fatica e la gioia dello sport 
pulito;la condivisione di sogni e speranze. In una parola,la strada,a volte 
scomoda,che ab!
biamo fatto insieme in questi dieci anni. Abbiamo creduto alla promozione 
culturale e lavorato per lo sviluppo sociale,attraverso percorsi educativi. 
Tutti sappiamo,che la mafia non dà,toglie:ruba la vita di coloro che considera 
propri nemici e,assieme,la dignità,i diritti,le opportunità di tutti. L 
?economia criminale,concentrata nella mani di pochi,costituisce una grave 
sottrazione di risorse alla collettività,compresi i giovani manovali che riesce 
ad arruolare e che distruggono la propria e le altrui vite per un tozzo di 
pane. 
In questi anni quante parole abbiamo detto. Le parole sono importanti per 
distruggere stereotipi e luoghi comuni che rafforzano le sottoculture e il 
?sentire ? mafioso. 
Però le parole non bastano,sono distanti dalla vita,dalle necessità,dai 
problemi reali. Sono un rumore di sottofondo che non si misura con la necessità 
di cambiamento. Ormai ci siamo abituati e non lo sentiamo più,storditi dai 
messaggi di disimpegno,dalle veline e dai telequiz che ingombrano tutti i 
canali e raccontano di un mondo di plastica,di immagini finte e di persone 
prive di verità. Non è quella la realtà,non è quello il mondo,non sono quelli i 
valori che i nostri ragazzi devono sentire come propri,come le cose che 
contano,per le quali vale la pena di vivere. 
La partecipazione è un antidoto rispetto al veleno della passività,che svuota 
la democrazia dall?interno,come abbiamo visto in modo crescente e preoccupante 
negli anni più recenti. E,assieme,è difesa di fronte alle incoerenze,alla 
retorica,alle troppe parole vuote che addormentano le coscienze. Noi, ?a occhi 
aperti ?,vogliamo sognare. Il sogno ci aiuta a non appiattirci nella 
quotidianità,a non accontentarci delle promesse, a non spegnerci nell?abitudine 
e nella rassegnazione. Ma il sogno deve sapersi fare segno:deve incidersi nella 
vita di tutti i giorni,deve trasformarsi in presente diverso, deve rendersi 
riconoscibile agli altri per poter essere condiviso. 
Camminare assieme è la premessa e il contenuto del futuro che vogliamo. E 
che,anche oggi,siamo qui a disegnare. Insieme. 
Proprio come dieci anni fa,in questo stesso Campidoglio,in questo stesso primo 
giorno di primavera. 
La primavera è un annuncio che bisogna vivere,annusandone gli odori e 
riconoscendone i colori. 
Dieci anni fa erano qui con noi alcuni amici,che ci mancano molto. Antonino 
Caponnetto -?Nonno Nino?,per come hanno imparato a conoscerlo tantissimi 
giovani -e Saveria Antiochia,la mamma di Roberto,l ?agente di polizia ucciso a 
Palermo insieme al commissario Cassarà. E poi con noi c?erano anche Gianmario 
Missaglia,una delle anime fondatrici della nostra associazione e Tom Benetollo 
indimenticabile presidente dell?Arci. Questa giornata è dedicata anche a 
loro:ai giovani di ieri e a quelli di oggi,accomunati dalle difficoltà di 
comunicazione con il mondo degli adulti,dalla mancanza di luoghi in cui 
riconoscersi e operare,di opportunità rubate e tuttora negate. Accomunati anche 
dalle preoccupazioni. Non si può evitare di essere preoccupati davanti a una 
crisi di legalità impressionante e inedita,che incrina la democrazia sin nel 
suo fondamento e nei contenuti della Carta Costituzionale. 
Non si può non essere preoccupati,se guardiamo alle fatiche della politica 
nell?interpretare la società,nel fornire risposte,nel rendersi credibile e 
autorevole. 
Però la preoccupazione non può zittire la nostra voce o fermare il nostro 
cammino lungo,faticoso,denso di rischi e di delusioni. Ma anche capace di darci 
senso e coraggio. In questi dieci anni abbiamo fatto tappa a Niscemi, Reggio 
Calabria, Corleone, Casarano, Torre Annunziata, Nuoro,Modena,Gela. 
Ora siamo di nuovo a Roma. Più stanchi e preoccupati,ma non per questo meno 
determinati. 
Perché il nostro sogno si fa segno. Le parole,fecondate dalla 
coerenza,diventano vita,reciprocità,costruzione di futuro. Condivisione e 
memoria. Impegno e promessa. 
E tutto ciò è scritto non sulla sabbia,ma nella carne viva di ciascuno. Per 
questo denunciamo le nostre preoccupazioni,ma non ci ritiriamo nelle nostre 
case o nelle nostre chiese. 
Dopo dieci anni non dobbiamo stare zitti,né fermarci. Non possiamo 
dimenticare,né arrenderci. 

don Luigi Ciotti

Rispondere a