"Noi, killer ai checkpoint, le regole non ci sono pi�"
di RICCARDO STAGLIANO'

 
Il sergente Jimmy Massey � stato nei marines per 12 anni prima di finire
in Iraq. Nell'aprile 2003 al checkpoint che comandava sono stati uccisi,
in 48 ore, una trentina di civili: "Ci sono voluti due giorni perch� ci
spiegassero che il nostro alzare il braccio per intimare l'alt era interpretato
come un gesto di saluto". Ha cominciato a non dormire pi� e ha protestato
con i superiori. Rispedito a casa per "disordine da stress post-traumatico"
� stato "congedato con onore" nel dicembre 2003. Oggi gira l'America raccontando
quello che ha visto "perch� in Iraq tutte le regole d'ingaggio e la Convenzione
di Ginevra sono saltate". 

Com'� possibile un malinteso del genere? 
"Ricevevamo quotidianamente intelligence che ci mettevano in guardia contro
gli attacchi suicidi, la nostra ansia veniva ingrassata da inviti a sospettare
di donne e bambini, delle ambulanze: tutti gli iracheni erano dipinti come
terroristi. Le dita scattano pi� facilmente sul grilletto con un trattamento
del genere". 

S�, ma le regole d'ingaggio? 
"Prima alzavamo il braccio - o accendevamo un faro di notte - poi una raffica
di avvertimento (in un paese dove tutti sparano per aria per festeggiare)
e quindi si mirava all'auto. Ma l'intervallo tra queste tre fasi si riduceva
sempre pi�. Avevamo chiesto delle vere barricate per costringere al 
rallentamento
ma i nostri genieri ci dissero che non erano essenziali. In verit� si era
pronti a correre il rischio di fare vittime innocenti per dimostrare chi
fosse il pi� forte in campo". 
 
Erano davvero terroristi? 
"Nessuno, dalle auto su cui abbiamo sparato, ha mai risposto al fuoco. E
mai, nelle perquisizioni sulle vetture, abbiamo trovato armi. Soldi in contanti,
piuttosto, di gente che cercava di scappare. Ricordo la faccia insanguinata
di una bambina di 6 anni, e gli occhi dell'unico sopravvissuto di una Kia
rossa dalle parti dello stadio di Bagdad che continuava a ripetermi: "Perch�
avete ucciso mio fratello?"". 

E lei cosa ha fatto? 
"Io sono andato dal mio comandante e gli ho detto che stavamo facendo dei
massacri inutili. Lui mi ha detto che avevo bisogno di riposo e di vedere
uno psicologo. Mi hanno rimandato a casa". 

I suoi soldati la pensavano come lei? 
"Non � il loro mestiere mettere in discussione gli ordini. Erano ragazzi
contenti del loro lavoro. E quando qualcuno ha cominciato a venire da me
con dei dubbi, il mio compito era di mantenerli motivati per far s� che
tornassero a casa interi. A loro dicevo "tornate a combattere", ma dentro
non resistevo pi�. Violavamo tutte le regole che ci avevano insegnato".


Ha letto dell'agente italiano ucciso? 
"S�, e sapendo come funzionano i checkpoint non mi sorprende affatto: prima
si spara, poi si fanno le domande. Non c'era alcuna linea guida sulla velocit�
dell'auto. Lo vado dicendo in giro da un anno ormai. Sapevo che era questione
di tempo prima che lo scandalo venisse a galla. Tragicamente ci voleva una
vittima famosa per denunciare anche i tanti iracheni morti".

Fonte: Repubblica

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