MEDITAZIONE 25/3/06

L'UNITA' on-line 25-3
EDITORIALE

Il popolo del Caimano

di Antonio Padellaro
Nella parte finale del Caimano, Nanni Moretti è il premier che, processato e
condannato a sette anni, si allontana carico di odio dentro un’auto nera
mentre davanti al palazzo di Giustizia una folla inferocita, la sua gente,
lancia bottiglie incendiarie contro i giudici e si accendono bagliori di
rivolta. In questa scena una parte della critica ha visto un pessimismo
eccessivo, quasi apocalittico sulle sorti del nostro paese. Ma il cuore
politico del film (peraltro imperniato sui sentimenti privati e familiari
della separazione e del disorientamento) è proprio lì, nella domanda che
scaturisce da quel futuro visionario eppure così attuale. Cosa ci sta
preparando Berlusconi? Cosa dobbiamo aspettarci ancora che non abbiamo già
visto e subìto?
È un grande, minaccioso punto interrogativo che ci tiene tutti sospesi per
l’oggi e per il domani. Riguarda, infatti, gli ultimi giorni di campagna
elettorale pervasi dall’attesa di quel botto quasi preannunciato al
Dipartimento di Stato Usa dal governo italiano. Impegnato come nessun altro
governo che si ricordi a spargere incertezza e paura tra i cittadini. Né il
problema Berlusconi potrà dirsi risolto a partire dal 10 aprile. Perché se
rivince lui sarà la fine dell’Unione. Ma se vince l’Unione non sarà certo la
fine di Berlusconi. Sicuramente, con la sconfitta verrà definitivamente raso
al suolo ciò che resta della Casa delle Libertà. Fini, Casini e Bossi
svincolati dalle alleanze e dagli accordi firmati dal notaio se ne andranno
per strade diverse. C’è chi tornerà nelle osterie della Padania. Altri
proveranno a riciclarsi nel centro del centro sinistra.
Ma allora che farà il Caimano? Il Masaniello miliardario che pigia sul
pedale della demagogia e del populismo, che dà fuoco alle polveri della
ribellione popolare, come sostiene l’ex leader Udc Marco Follini? O sarà il
Cavaliere difensore dei piccoli e degli oppressi contro i grandi giornali,
le grandi banche, i grandi imprenditori, i grandi intellettuali, i grandi
programmi televisivi, i grandi magistrati, come scrive l’immaginifico
Giuliano Ferrara?
E se anche così fosse, in fondo non sarebbero queste le due facce dello
stesso personaggio? Di colui che non nella finzione cinematografica bensì
nella cruda realtà giudiziaria ha ammonito i magistrati di Milano a non
esagerare. Poiché se la legge è uguale per tutti si dà il caso che lui
davanti alla legge si senta un po' più uguale in forza del consenso ricevuto
dal popolo.
Già, il popolo di Forza Italia: quasi undici milioni di cittadini che il 13
maggio del 2001 lo portarono a palazzo Chigi praticamente sulle proprie
spalle e che oggi se anche fossero ridotti di un terzo, come i sondaggi più
realistici dicono, sarebbero pur sempre sette, otto milioni di persone.
Pronte, come seralmente vediamo nei tg, a riempire di corsa interi teatri
per osannare il leader e invocare malefici contro l’odiato nemico Prodi. Una
parte cospicua del paese che è rimasta indefettibilmente berlusconiana (anzi
di più) malgrado questi cinque anni di governo e l’immagine non certo
commendevole agli occhi del resto del mondo che il premier ha dato di sé.
Un’esperienza politica e umana che la maggior parte degli italiani giudica
pessima e comunque non più ripetibile. Ma non questa minoranza di massa,
combattiva, entusiasta che si sente consustanziale con il fondatore del
partito e quasi unita a lui in una sorta di corpo mistico. Non la solita
destra qualunquista e senza identità ma donne e uomini di ogni classe, ceto,
mestiere e professione intimamente convinti che il capo dica il vero quando
sostiene che il centrosinistra cova una irrimediabile vocazione illiberale e
stalinista. Che gli autonomi incendiari di Milano sono oggettivamente
alleati dell’Unione. Che una volta al potere la sinistra metterà gli artigli
sui risparmi degli italiani e frugherà nei loro conti correnti. Che le
cooperative rappresentano una sorta di associazione legalizzata per
delinquere, in combutta con le amministrazioni rosse. Che le toghe anche
esse rosse con le loro inchieste e le loro sentenze illegali e persecutorie
nei confronti del presidente del Consiglio hanno cercato in tutti i modi di
capovolgere il responso elettorale e di cancellare il consenso democratico.
Per la maggioranza di questi italiani Berlusconi è come lo descrive Ferrara.
Un uomo immensamente ricco ma solo grazie alla sua intraprendenza e
genialità. Simpatico. Generoso. Altruista. Familiare. Domestico. Bonario.
Diffamato dai Moretti di turno perché il caimano mostruoso non esiste, come
non esiste il suo sistema di consenso e di disciplina che avvolge gli altri
animali nella rete della paura, del rispetto, della reverenza. Il capo amato
di un’azienda. Uno che ha contro tutti ma non rinuncia alla sua missione
impossibile di salvare l’Italia dal comunismo.
Se pure il Caimano coltiva pulsioni peroniste vogliamo pensare che nessuno,
neppure egli riuscirà a iniettare nella testa di tante brave persone i germi
del ribellismo. Non ci saranno molotov contro i palazzi di giustizia e la
convivenza civile sarà assicurata. Ma se l’Unione andrà al governo non potrà
ignorare l’esistenza di una parte della nazione così distante e ostile; e
dovrà darsi molto da fare per suturare ferite, per sanare fratture, per
riportare condivisione dove oggi regna la divisione. Altrimenti servirà a
poco continuare a gridare contro l’onnipotente proprietario e la sua
voracità; citare l’impressionante metafora coniata da Franco Cordero e
diventata cinema. Così come l’imposizione di una vera e benvenuta legge sul
conflitto d’interessi che lo costringa a scegliere tra l’impresa e la
politica dovrà comunque fare i conti con una forza patrimoniale (e dunque un
potere di pressione) valutata tra i venti e i trentamila miliardi. Si
preannuncia un lavoro più lungo e profondo. Perché il caimano sopravvive
finché dietro di sé ha un popolo.

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Tutto il materiale della serie RESISTENZA è consultabile 

-- da maggio 2001 a maggio 2003 al sito www.bresciablob.com
<http://www.bresciablob.com> 

-- da giugno 2003 al sito www.bengodi.org/resistere-a-berlusca
<http://www.bengodi.org/resistere-a-berlusca> 

 

www.chiodofisso.org



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