Obblighi di tutela del diritto al cibo L'obbligo di tutelare il diritto al cibo significa che lo stato responsabile deve proteggere la popolazione civile nelle zone occupate da terzi che cercano di limitare, negare o distruggere l'accesso esistente delle persone all'acqua e al cibo. Le violazioni di questi obblighi di tutela includono l' impunit� per i coloni che sparano ai palestinesi mentre questi si trovano nei loro campi per il raccolto. L'organizzazione non governativa israeliana, il Centro Informazioni Alternativo, redige rapporti regolari sulla frequente violenza dei coloni contro i palestinesi e contro il loro diritto al cibo. Il centro ha rilevato, per esempio, che il 12 aprile 2001, "coloni israeliani armati hanno impedito ai coltivatori del villaggio Huwwara di lavorare nei loro campi e li hanno costretti a tornare a casa".[70] Nel 2002, 4 coltivatori palestinesi sono stati uccisi e molti altri feriti dai coloni nei loro uliveti. Nei suoi ultimi rapporti Amnesty International registra ulteriori attacchi. Per esempio, "dal 29 settembre 2002, i coloni provenienti da Tapuah sono arrivati nelle terre di Kafr Yasuf, un villaggio nel governatorato di Nablus, e hanno raccolto le olive nella terra appartenente a Muhammad mahmoud 'Ubeid. Il 1 ottobre hanno tirato delle pietre contro i coltivatori palestinesi, colpendo Angie Zelter, una pacifista attivista inglese dell'ISM (Movimento Internazionale di Solidariet�) che accompagnava i palestinesi nei loro campi per proteggerli dalle aggressioni dei coloni israeliani. Nonostante i reclami all'IDF e alla polizia israeliana, non c'� stato nessun intervento per fermarli o per lanciare una seria indagine sull'attacco. Il 3 ottobre i palestinesi sono tornati a raccogliere le olive, accompagnati dagli attivisti israeliani e internazionali. Un gruppo di soldati e di agenti israeliani stavano sulla collina nei pressi dell'insediamento, quando un gruppo di coloni, alcuni dei quali muniti di armi da fuoco, � arrivato nella zona e ha cominciato a muoversi verso i palestinesi. In risposta alla richiesta avanzata da un ufficiale dell'esercito israeliano di lasciare il territorio, i coltivatori si sono spostati da un'altra parte e hanno continuato il raccolto. Allora � arrivato il comandante del distretto militare israeliano, informandoli che la zona era stata dichiarata un'area militare chiusa e gli ha ordinato di andarsene immediatamente".[71]
Obblighi per l'adempimento del diritto al cibo L'obbligo di adempiere al diritto al cibo comporta il dovere di facilitare la capacit� della gente di nutrirsi per conto proprio e, in ultima istanza, di provvedere all'assistenza alimentare per le persone che non sono in grado di nutrirsi per ragioni che vanno al di l� del loro controllo. In quanto potenza occupante, Israele ha la responsabilit� di facilitare e assicurare l 'ingresso del cibo per la popolazione civile palestinese; ha anche l'obbligo di facilitare l'accesso umanitario per gli organismi imparziali che forniscono assistenza d'emergenza. L'obbligo di facilitare il diritto al cibo � stato violato dall'attuale strangolamento dell'economia palestinese e del settore agricolo, che sta limitando la capacit� dei palestinesi di riuscire a nutrirsi per conto proprio. L'obbligo di facilitare l'accesso umanitario � stato frequentemente violato anche dalle forze militari occupanti. Sebbene siano stati notati alcuni miglioramenti dalla visita di Catherine Bestini - nell'agosto 2002 - gli impegni della Bertini non sono ancora stati universalmente rispettati. Per esempio, l'UNWRA ha riportato che nel giugno 2003 le restrizioni dell'esercito occupante sulla capacit� dell'UNWRA di spostarsi liberamente all'interno della Sponda Occidentale ha toccato il massimo livello dall'inizio dell'intifada. Ci sono state 231 istanze per ritardi eccessivi o per il passaggio negato ai checkpoint (186 incidenti di ritardo, 41 incidenti in cui l'accesso � stato negato e 4 incidenti in cui sono stati detenuti membri dello staff).[72] Ci� significa che molti camion dell'UNWRA sono dovuti ritornare alla base con le scorte di cibo non consegnate perch� non gli � stato garantito l'ingresso. Nel dicembre 2002 l'esercito occupante ha fatto esplodere un magazzino che veniva utilizzato dal World Food Programme, distruggendo 503 tonnellate di aiuti alimentari finanziati in gran parte dall'Unione Europea. Impegnato per due ore nella ricerca degli edifici sospettati di ospitare i militanti, l' esercito non ha avvertito il WFP di spostare le provviste prima che l' edificio esplodesse.[73] Nell'aprile 2003 � stata imposta una chiusura totale su Gaza dal 16 al 27 aprile e, per questi 11 giorni, � stato negato l 'accesso al World Food Program e all'UNWRA dato che non era stato offerto nessun altro percorso per l'assistenza umanitaria.[74] Una delle promesse ottenute dalla missione Bertini riguardo all'acqua � stata che i "problemi relativi alla spedizione dell'acqua nei villaggi e nelle cittadine palestinesi, saranno volti ad assicurare che la fornitura quotidiana di un volume adeguato possa essere soddisfatta dalle cisterne idriche". In ogni caso, nel suo rapporto di monitoraggio mensile del giugno 2003, l'OCHA riferisce che nessuna barriera senza equipaggio � stata rimossa per facilitare il trasferimento delle cisterne nei villaggi e nelle cittadine. Sono state innalzate barriere aggiuntive in terra e cemento a Ramallah, nel governatorato di Nablus, cos� come nel Campo di Balt. Ad Abu Nejem, nella zona di Betlemme, l'esercito occupante ha tagliato la connessione di acqua estraendo e distruggendo i tubi. Durante le incursioni militari, compresa quella a Beit Hanoun nel maggio-giugno 2003, l'esercito occupante non ha dimostrato alcun rispetto per l'infrastruttura essenziale alla sopravvivenza dei civili, danneggiando gravemente l'infrastruttura idrica e fognaria.[75] Anche la frequente mancanza dell'adeguata fornitura di cibo e acqua ai palestinesi tenuti in prigione e in detenzione dal governo israeliano costituisce una violazione dell'obbligo di adempimento del diritto al cibo. Attualmente sono detenuti in condizioni deplorevoli pi� di 5.000 palestinesi, la maggior parte senza una sentenza ufficiale o senza un adeguato processo giudiziario, senza quantit� adeguate di cibo e d'acqua. L' organizzazione non governativa israeliana, l'Istituto Mandela che controlla le condizioni dei prigionieri, si � presentata all'osservatore con informazioni basate sulla realt� dei fatti riguardo all'insufficienza, alla scarsa qualit� e alla non commestibilit� del cibo servito, compresi il Campo Hawara, Qadumin, Kfar Atzen e Bet El. Ci sono anche documentazioni sul digiuno imposto durante gli interrogatori come punizione. Nel corso della visita dell'osservatore al carcere Meggido, egli ha notato che spesso i prigionieri devono integrare le scarse razioni di cibo comprandone altro nei negozi della prigione o facendo affidamento sulle visite dei famigliari, anche se molte famiglie non possono recarsi al carcere a causa delle limitazioni degli spostamenti, cos� i prigionieri restano segregati senza alcun contatto con le famiglie. CONCLUSIONI E SUGGERIMENTI La catastrofe umanitaria che si sta profilando nei territori palestinesi occupati deve essere arginata. E' inammissibile che le misure militari volte a proteggere la popolazione israeliana siano imposte in modo tale da mettere in pericolo la sicurezza alimentare dell'intera popolazione palestinese. Non c'� giustificazione per le rigide chiusure interne che impediscono alla gente di usufruire del cibo e dell'acqua, altrimenti le imposizioni di misure militari simili equivalgono a quella che � stata definita una "politica della fame".[76] Mentre Jean Ziegler riconosce che il governo israeliano debba tutelare la sicurezza dei propri cittadini residenti in Israele, le conseguenze dei modi in cui sono attualmente applicate le norme di sicurezza nei territori occupati sono del tutto squilibrate, nel senso che tali misure mettono a repentaglio la sicurezza alimentare e idrica della grande maggioranza dei palestinesi ed equivalgono, quindi, a una punizione collettiva. Come ha osservato Amnesty International, non � ammissibile castigare l'intera popolazione per le azioni di alcuni dei suoi membri.[77] Quella umanitaria non � una crisi naturale e per questo potrebbe essere facilmente ricacciata. E' assurdo che in quella che potenzialmente sarebbe un'economia benestante con terre cos� fertili, molti palestinesi, uomini, donne e soprattutto bambini, debbano soffrire la fame. Per quanto riguarda la forza occupante, il governo israeliano ha degli obblighi secondo i diritti umani internazionali, compresa la Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e secondo il diritto umanitario internazionale su tutti i territori e su tutte le popolazioni sotto il suo effettivo controllo, trovandosi quindi obbligato a garantire il diritto al cibo ai palestinesi cos� come alla sua gente. L'osservatore crede che le azioni prese nei territori palestinesi dal governo israeliano violino il diritto al cibo. Il livello delle restrizioni sull'accesso umanitario per le Nazioni Unite e per le ONG che limitano le quantit� di aiuti alimentari e di acqua in grado di raggiungere le comunit� palestinesi, equivale anche alla violazione del diritto al cibo secondo il diritto umanitario internazionale. L' "imprigionamento" effettivo di certe comunit�, come per esempio quella di Qualquilya, deve essere fermato immediatamente. Come scrive Ethan Bronner nell'Herald Tribune internazionale "Qalqilya non � solo bloccata da Israele a ovest; � interamente circondata dalla barriera in modo da restare isolata a causa degli insediamenti ebraici nella parte orientale della Sponda Occidentale. Il risultato, per Qalqilya, � di essere diventata - non c'� nessun'altra parola per definirla - un ghetto, termine con una sonorit� raggelante per gli ebrei, i cui predecessori sono stati confinati in queste zone d'Europa non troppe generazioni fa".[78] Ma confinare i palestinesi nei "ghetti" o nelle "zone Bantu" porter� a una miseria e a una fame pi� grandi per la popolazione palestinese. Il lento processo di espropriazione del popolo palestinese, come manifestato dalla confisca del territorio, dall' estensione degli insediamenti e delle strade riservate ai coloni, e dall' edificazione dei recinti di sicurezza/muri per l'apartheid, azioni che privano migliaia di palestinesi dei loro territori, delle abitazioni e dei raccolti, costituisce una violazione del diritto al cibo. Il diritto al cibo richiede il rispetto dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario, compreso l'articolo 49 della Convenzione che proibisce gli insediamenti. Gli insediamenti, per la loro natura, portano alla confisca dei territori palestinesi e di altre risorse. In molti casi, se non ci fossero gli insediamenti, allora non ci sarebbe nemmeno il bisogno delle rigide chiusure interne che limitano gli spostamenti entro i territori occupati. Avraham Burg, l'illustre ex voce del Knesset e ora membro del Partito Laburista Knesset scrive: "Non esiste una via di mezzo. Dobbiamo rimuovere tutti gli insediamenti, tutti quanti, e tracciare un confine internazionalmente riconosciuto tra la patria degli ebrei e quella dei palestinesi."[79] Jean Ziegler ritiene che, nel breve periodo, sia vitale che l'accesso dei rifornimenti di cibo e acqua venga migliorato per i palestinesi e che l' assistenza umanitaria non venga bloccata, ridotta o danneggiata. La capacit� per l'autosufficienza dei palestinesi deve essere protetta e migliorata in modo da evitare la totale dipendenza dagli aiuti alimentari. Sul lungo periodo, e all'interno del contesto della Roadmap per la pace, e della soluzione proposta del doppio-stato, � fondamentale che venga presa seriamente in considerazione la viabilit� di un futuro stato palestinese, per assicurare che i palestinesi non siano lasciati dipendenti dal cibo per sempre. Al momento i palestinesi sono quasi del tutto dipendenti dal governo israeliano per l'accesso al cibo e all'acqua e per il commercio internazionale, che li lascia in una situazione di estrema vulnerabilit� ogni volta in cui le relazioni politiche degenerano. C'� un bisogno impellente di considerare i modi in cui uno stato palestinese futuro possa avere un accesso sostenibile a, e un controllo indipendente su, i propri alimenti e i propri rifornimenti d'acqua. Per poter rispondere al diritto al cibo stesso, uno stato palestinese viabile richieder� una capacit� di produrre e di commerciare in modo da creare un'economia viabile e un' occupazione stabile. Ci� richieder� un territorio che non sia suddiviso in "zone Bantu" e all'interno del quale gli spostamenti siano liberi; questo stato richieder� anche confini internazionali in modo da facilitare il commercio internazionale e in modo da avere accesso al mercato internazionale. Uno stato palestinese futuro avr� bisogno di esercitare il controllo sulle proprie frontiere internazionali in modo da essere in grado di esportare frutta e legumi, e di importare provviste alimentari essenziali. In pratica, Jean Ziegler vorrebbe suggerire al governo israeliano di rispettare i suoi obblighi dettati dai diritti umani internazionali e dal diritto umanitario, e concorda sul fatto che questi principi siano perfettamente applicabili nei territori occupati. Nello specifico, l' osservatore raccomanda al governo d'Israele: - Di interrompere immediatamente le azioni che ostacolano l'assistenza dei servizi umanitari. L'accesso umanitario per l'aiuto alimentare deve essere facilitato (compresi i soldati che lavorano ai checkpoint) e il governo d' Israele dovrebbe attenersi pienamente agli impegni della Bertini con riguardo all'accesso umanitario, sia per il cibo sia per le forniture d' acqua destinati alla popolazione palestinese. Gli impegni presi con la Bertini dovrebbero essere seguiti vincolandoli al processo della Roadmap e andrebbero monitorati secondo il processo di monitoraggio internazionale della Roadmap. Il governo d'Israele dovrebbe anche assicurare lo status appropriato ai membri delle Nazioni Unite e alle agenzie non governative in modo da abilitare l'accesso umanitario e permettere alle organizzazioni umanitarie di operare efficacemente e senza costrizioni eccessive nei loro spostamenti e negli accessi per la popolazione palestinese. - Di agire immediatamente per far rientrare la crisi umanitaria, ponendo fine al regime delle chiusure e dei coprifuoco, i quali portano a un peggioramento nella malnutrizione e nei livelli di povert� della popolazione palestinese civile. Provocare fame e malnutrizione come effetto collaterale delle misure di sicurezza � totalmente inaccettabile e ingiusto, e costituisce una punizione collettiva. - Di abolire immediatamente le chiusure all'interno dei territori, che limitano il movimento della popolazione civile palestinese e inibiscono il loro accesso fisico ed economico al cibo. Altre misure di sicurezza, compresi i checkpoint e i sistemi di permesso, devono essere immediatamente facilitati in quanto limitano l'accesso fisico ed economico al cibo per i palestinesi. E' imperativo che i territori palestinesi non vengano ridotti alla completa dipendenza dagli aiuti alimentari internazionali. - Di porre fine all'iniqua distruzione dei territori palestinesi, dell'acqua e delle altre risorse e delle infrastrutture dell'autorit� palestinese per i servizi sociali, in modo che i palestinesi possano diventare autosufficienti e sostenere un'economia funzionante, vitale per uno stato palestinese futuro. - Di bloccare immediatamente l'edificazione del recinto di sicurezza/muro dell'apartheid e dell'attuale accerchiamento, attraverso il recinto, delle zone palestinesi in "ghetti", in particolare quelli di Qualquilya e di Tulkarem. Il recinto di sicurezza non dovrebbe essere usato come un meccanismo per separare i palestinesi dalla loro terra. Il governo israeliano dovrebbe essere libero di edificare liberamente una barriera del genere nella sua propriet� lungo la linea di demarcazione del 1967, ma costruirla all'interno dei territori occupati, separando i palestinesi dai loro territori e dalla loro acqua, rappresenta una violazione del diritto al cibo. L'osservatore riafferma l'articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra secondo il quale tutti gli insediamenti nei territori occupati sono illegali e devono essere smantellati. - Di fermare l'attuale programma verso un "processo Bantu" dei territori palestinesi e quindi fermare la confisca e l'esproprio del territorio che viene usato per la costruzione del recinto di sicurezza/muro dell'apartheid, per le strade riservate ai coloni, per le cinte di sicurezza e per l' estensione degli insediamenti. - Il governo di Israele dovrebbe perseguire gli atti criminali dei coloni contro i palestinesi, specialmente quando questi impediscono od ostacolano i raccolti, e dovrebbe garantire che non venga perpetrata una cultura dell' impunit�. - La Corte Suprema Israeliana dovrebbe riconoscere la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 come parte di una legge consuetudinaria internazionale che dovrebbe essere giustiziabile nei territori palestinesi occupati, come lo sono le direttive dell'Aja del 1907. - Quantit� adeguate di cibo e acqua dovrebbero essere assicurate a tutti prigionieri e ai detenuti nelle strutture di detenzione israeliane e palestinesi, e non dovrebbero esserci detenzioni per lunghi periodi in assenza dello stato di arresto.Riesaminare, assieme all'autorit� palestinese nazionale, l'operazione dell'Autorit� Idrica Congiunta per assicurare l'equa suddivisione delle risorse idriche nei territori palestinesi, secondo la legge internazionale. L'accesso palestinese all'acqua dal sottosuolo acquifero non pu� essere sostituito dal trasporto inefficiente dell'acqua desalinizzata proveniente dal Mediterraneo, specialmente in un contesto di chiusure e di mancanza di libert� di movimenti dei camion d'acqua. Secondo il processo della Roadmap, deve essere fatta una revisione urgente del potenziale di uno stato palestinese viabile. Occorre garantire la viabilit� territoriale del futuro dello stato palestinese e il controllo sulle proprie risorse, in modo da poter realizzare il diritto al cibo per la popolazione palestinese; � necessario anche rispettare i confini internazionali cos� da facilitare il commercio, in particolare l' importazione e l'esportazione dei prodotti alimentari. Il monitoraggio internazionale degli obblighi della Roadmap da parte di tutti i membri del quartetto che l'hanno abbozzata - compresi l'ONU e l' Unione Europea - per assicurare che il governo israeliano e l'autorit� palestinese mantengano i loro impegni. Il monitoraggio dovrebbe integrare un meccanismo di diritti umani incaricati di ricevere, indagare e riferire sulle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario, compreso il diritto al cibo. Il governo di Israele dovrebbe, in futuro, continuare a cooperare con l'osservatore dell'ONU sul diritto al cibo, impegnandosi a monitorare le violazioni del diritto al cibo e l'incremento di queste raccomandazioni sul lungo termine. L'osservatore incoraggia anche il governo israeliano a ricevere le visite di altri inviati speciali. Infine, dato che la maggior parte delle violazioni del diritto al cibo derivano dall'occupazione del governo israeliano nei territori palestinesi, l'occupazione dovrebbe essere terminata e il governo dovrebbe riportare le sue forze ai confini del 1967. Come ha fatto notare Ilan Pappe, della Direzione Accademica dell'Istituto di Ricerca per la Pace e docente onorario all'Universit� di Haifa, "la trita e monotona verit� resta che la fine della violenza di tutti i tipi (compresa la violenza perpetrata senza discriminazioni contro gli innocenti) non cesser� se non dopo la fine dell' occupazione (che ne � la causa stessa)"[80]. NOTE [1] Come rilevato al 15 agosto 2003. Fonti: Commissione Indipendente Palestinese per i Diritti dei cittadini (www.piccr.org), Forze di Difesa Israeliane (cfr. le statistiche su www.idf.il) [2]Gli ufficiali israeliani hanno informato la missione del tasso di malnutrizione del 6-7% per i bambini al di sotto dei 5 anni in Israele. [3] John Hopkins University et al, "Nutritional Assesment of the West Bank and Gaza Strip", settembre 2002. [4]Catherine Bestini (2002), Inviata Umanitaria Personale del Segretariato Generale Mission Report, p.14, prima statistica a opera di uno studio della John Hopkins, seconda statistica dell 'Ufficio Centrale di Statistica Palestinese.[5] Bestini 2002 . [6] Cfr. Bocco Riccardo, Brunner Matthias, Daneels Frederic Laperye, Rabah Jamil, "Palestinian Public Perception on Their Living Condition", Ginevra dicembre 2002, p. 51 [7] John Hopkins University [8] Banca Mondiale 2003, "Twenty.Seven Months-Intifada, Closures and the Palestinian Economic Crisis. An Assessment", Gerusalemme maggio 2003. [9] Banca Mondiale 2003 [10] John Hopkins University, p. 59 [11] John Hopkins University [12] Banca Mondiale 2003, p. xii [13] Cfr. Levy, Gideon, "There's a wall in the way" in Ha'aretz , Gerusalemme 8/9/2003 [14]Burg, Avraham, "The end of Zionism? A failed Israeli society is collapsing" in International Herald Tribune, 6/9/2003 [15] Banca Mondiale 2003 [16]Amnesty International 2003 "Surviving under siege: the impact of movement restrictions on the right to work", 7 settembre 2003 [17] Amnesty International 2003 [18] Cfr. anche Catherine Duperyon "Bethlem se refait une beaut� mais se sente vivre dans un grand prison" in Le Monde. Parigi 31/7/03[19] Bertini 2002 [20] Banca Mondiale 2003, p. 47 [21] Bertini 2002 [22] BBC news, 17 marzo 2003 http://news.bbc.co.uk./2/middle_east/2856433.stm [23] Il termine "recinto di sicurezza" � usato dalle forze occupanti; il termine "muro dell'apartheid" � usato dall'opposizione israeliana e dagli attivisti palestinesi[24] Levy, Gideon, "There's a wall in the way" in HA' ARETZ, 8/9/2003 [25] Dumont, Serge, "Le Mure arrive � Jerusalem"in Le Temps, Ginevra 9/9/2003 [26] Honig-Parnass, Tikva , "All's Clear for Full-Scale War against the Palestinians", Between the Lines, June 2003, p. 6 [27] Tikva Honig Parnass 2003 [28] Michael Warschawski, "The Arab World and the Middle East", News from Within , Alternative Information Centre, Febbraio 2003 [29] Eldar, Akiva, "Sharon's Bantustans are far from Copenhagen's Hope' Ha'aretz, 13/5/2003 [30] Halper, Jeff, "The Middle East Roadmap: Time to Engage?" News from Within, Alternative Information Centre, June 2003, p. 18 [31] Bertini 2002 [32] S/RES/471 (1980) [33] S/RES/1322 (2000) [34] E/CN.4/2002/32 [35] Beit El case. High Court of Justice 606, 610/78, Suleiman Tawfiq Ayyub et al. V. Minister of Defence et al. [36] ICI (1996) Advisory Opinion on the Legality of the Threat or Use of Nuclear Weapons [37] Ibidem [38] 1995 Accordo Provvisorio, art. XIX [39] A/RES/56/204 (Dicembre 2001) [40] 1996 Convenzione Internazionale, Articolo 1 [41] S/RES/1322 (2000) [42] E/1990/6/ Add. 32 [43] E/1990/67Add. 90 (2003) [44] E/CN.4/1992/26 [45] CCPR/CO/78/ISR [46] Cfr., per esempio, Mohanned Abel Hamid "Why Fatah doesn't participate in the Morass of Reform", Between the Lines, Agosto 2002 [47] Rapporto della Banca Mondiale, p. 46 [48] Rapporto della Banca Mondiale, p. 42 [49] 1995, Accordo Provvisorio, Annesso I, articolo XI (1); 1998 Wye River Memorandum, articolo II (c) (4) [50] S/RES/4656 (1980) [51] Dichiarazione dell'ICRC (2001), para. 5 [52] Amnesty International, "Surviving under siege: The impact of movement restrictions on the right to work", 7 settembre 2003 [53] http://www.idf.il/newsite/english/humanitariannarchive.stm [54] Banca Mondiale 2003 p. xii [55] John Hopkins (2002) [56] UN OCHA Maggio 2003 "Humanitarian Plan of Action for the Occupied Palestinian Territori", p. 7 [57] John Hopkins (2002) p.51 [58] John Hopkins (2002) p.60 [59] B'Tselem "Not even a Drop: The Water Crisis in Palestinian Villages without a Water Network", Gerusalemme 2001 [60] Rapporto Bertini, par. 46 [61] Rapporto Bertini, par. 45 [62] http.//www.ipc.gov.ps/ipc_e/ipc-e-1/e_News%20reports/2003/reports-012.html [63] Banca Mondiale 2003, p. 46 [64] Banca Mondiale 2003, p. 19 [65] B'Tselem (2000) "Thirsty for a Solution?" Position Paper, 2000[66] Il termine "recinto di sicurezza" � utilizzato dalle forze occupanti; il termine "muro dell'apartheid" � usato dall'opposiozione israeliana e dagli attivisti palestinesi[67] B'Tselem (2003) "Behind the Barrier: Human Rights Violations As a Result of Israel's Separation Barrier" Summary Position Paper, Aprile 2003 [68] Rapporto del HPG [69] "The Eastern Wall. The Last Remaining Steps for Completing Plan Bantustan", in Between the Lines, giugno 03, p. 9 [70] Cfr. News from Within, giugno 2003, p. 8 [71] Amnesty International 2003 [72] OCHA Rapporto sul monitoraggio mondiale, giugno 2003 [73] Cfr. Le Monde, Parigi 6 dicembre 2002 [74] Aggiornamento Umanitario dell'OCHA 4-21 aprile 2003[75] Rapporto sull' Aggiornamento Umanitario dell'OCHA sugli impegni Bestini, giugno 2003[76] Haddad, Toufic "The Age of No Illusion" in Between the Lines, Agosto 2002 [77] Amensty International 2003 [78] Bronner, Ethan "Israel's barrier stokes conflict" in International Herald Tribune, 9/8/03 [79] Burg, Avraham, "The End of Zionism?A failed Israeli society is collapsing", International Herald Tribune, 6-7 settembre 2003 [80] Pappe, Ilan, "The Language of Hypocrisy" in News from Within, giugno 2003 _______________________________________________ BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST per informazioni [EMAIL PROTECTED] In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si affida alla responsabilit� individuale. 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