[20] Irapporti sui disagi generati dall'acqua continuano a crescere a
seguito della distruzione delle risorse idriche e dell'aumentata dipendenza
sulla
scarsa qualit� delle risorse idriche.[21]
(ii) Distruzione, espropriazione e confisca del territorio palestinese
Dallo scoppio della seconda intifada si � verificato un numero senza
precedenti di distruzione e confisca del territorio palestinese, dell'acqua,
delle infrastrutture e di altre risorse, oltre alla continua crescita degli
insediamenti nei territori palestinesi che sta anche privando molti
palestinesi del diritto al cibo. La distruzione delle aziende agricole e di
ampie strisce di campi agricoli, comprese quelle degli ulivi e degli agrumi
e dei pozzi per l'irrigazione, ha contribuito al collasso dell'agricoltura.
Nella Striscia di Gaza, l'osservatore ha assistito alla distruzione
devastante dell'infrastruttura agricola, alla demolizione di edifici
agricoli e, a Beit Hanoun di campi con centinaia di alberi di olivo e di
agrumi rasi al suolo, poco dopo un'incursione dell'esercito. Ziegler ha
assistito alla demolizione di case e di mezzi di sussistenza a Khan Younis e
a Rafah; ha visto i bulldozer delle forze occupanti ancora all'opera a
Rafah, nel luogo in cui Rachel Corrie, l'attivista americana pacifista, �
stata uccisa nel marzo 2003 da un bulldozer corazzato mentre stava cercando
di evitare la demolizione di una casa palestinese.[22] Allo stesso modo
continuano anche l'espropriazione e la confisca di vaste fasce del
territorio palestinese agricolo e delle fonti di acqua. Il territorio �
stato confiscato, per esempio, per la costruzione del "recinto di sicurezza"
/"muro dell'apartheid"[23] lungo la Sponda Occidentale dei territori
palestinesi (vedi sotto); � stato confiscato anche all'interno di
Gerusalemme per costruire un muro nuovo che taglia a met� centri come Abu
Dis e Sawahreh. Gideon Levy scrive che il muro che spacca a met� Abu Dis
equivale a un "abuso collettivo che non ha alcuna relazione col suo scopo
dichiarato". Nel muro non � stato costruito nessun cancello, ma la polizia
al confine permette alla gente di scavalcarlo se in grado, tuttavia chi ci
prova � umiliato non appena lo fa. "Un'intera cittadina scavalca il muro per
andare a scuola, per recarsi dal fruttivendolo, e al lavoro: giorno dopo
giorno, sera dopo sera: giovani, anziani, donne e bambini".[24] La cittadina
di Sawahreh non � ancora tagliata a met�. Il 14 agosto 50.000 palestinesi
hanno ricevuto l'ordine di espropriazione dal Ministero Israeliano per la
Difesa, che gli ha imposto di lasciare le proprie case sulla base di una
legge del 1949 che autorizza le "evacuazioni territoriali in caso di
emergenza". Gli abitanti sono informati del fatto che possono ottenere un
risarcimento, ma pochi palestinesi possono permettersi di impegnare degli
avvocati per ottenere l'indennizzo.[25] La terra � stata confiscata anche
per l'estensione degli insediamenti, la costruzione delle strade riservate
ai coloni, e per l'edificazione di cinte di sicurezza del territorio attorno
agli insediamenti. Il 21 maggio 2003, per esempio, il Ministro dell'
Urbanistica ha pubblicizzato una gara d'appalto per la costruzione di 502
nuovi appartamenti nel Maale Adumim, il grande insediamento che si estende
da Gerusalemme est fino alla zona di Gerico, tagliando in due la Sponda
Occidentale.[26] La forza occupante sta gradualmente assumendo un controllo
sempre maggiore su un numero sempre pi� vasto di territori palestinesi,
confinando i palestinesi in zone sempre pi� piccole, "seguendo la mappa
pianificata di insediamento, e della costruzione di una strada tangenziale,
il cui ruolo � assicurare il controllo costante di Israele, sia direttamente
sul territorio confiscato dichiarato 'territorio statale' sia
indirettamente, accerchiando quasi ogni singola comunit� palestinese
attraverso gli insediamenti, o le 'zone di tiro', o le basi di addestramento
militare".[27] Le strade riservate ai coloni tagliano i territori
palestinesi dividendo la zona e fungendo da ulteriore chiusura che impedisce
lo spostamento degli abitanti legittimi. Molte ONG, israeliane, palestinesi
e internazionali, sostengono che la confisca in corso del territorio
palestinese equivalga a una lenta espropriazione del popolo palestinese.
(iii) La strategia del "modello Bantu"
Per molti intellettuali israeliani e palestinesi, cos� come per i
commentatori internazionali, la politica della confisca del territorio �
ispirata a una strategia sottostante di isolamento graduale delle comunit�
palestinesi in "zone Bantu" separate. Michael Warschawski ha indicato una
politica consapevole che segue il "modello Bantu" per la Palestina.[28] Un
commentatore israeliano pi� anziano, Akiv Eldar, ha scritto qualcosa sull'
uso esplicito del concetto di "zona Bantu" da parte del Primo Ministro
Sharon, il quale una volta "spieg� come finalmente il modello Bantu
rappresentasse la soluzione pi� appropriata al conflitto".[29] Il termine
"zona Bantu" si riferisce storicamente a delle zone territoriali separate e
individuate come luoghi di origine per la gente di colore, imposto dallo
stato di apartheid in Sudafrica. L'utilizzo del modello Bantu, in effetti,
taglierebbe fuori la Palestina dal suo territorio e dalle sue risorse
idriche, fornirebbe bacini di manodopera a basso costo a Israele, priverebbe
il futuro stato palestinese di qualsiasi base territoriale coerente con i
confini internazionali, e impedirebbe la costruzione di una Nazione
palestinese dotata di qualsiasi reale sovranit� e in grado di assicurare il
diritto al cibo alla propria gente. La costruzione del recinto di sicurezza
o muro dell'apartheid, � vista come una manifestazione concreta di tale
"modello Bantu", come lo sono l'estensione e la costruzione di nuovi
insediamenti e delle strade per i coloni, che tagliano la Sponda Occidentale
e la Striscia di Gaza in unit� territoriali a malapena vicine. Osservando le
mappe dettagliate della direzione attuale e futura dei recinti di sicurezza
o muri dell'apartheid e degli insediamenti, che sono state fornite all'
osservatore dalle autorit� palestinesi e israeliane, cos� come dalle ONG,
diventa evidente che la strategia del modello Bantu � gi� in corso. Ci�
minaccia la possibilit� di creare uno stato palestinese viabile e con un'
economia funzionante in grado di nutrire la sua gente. Secondo Jeff Halper,
Coordinatore della Commissione Israeliana contro la Demolizione delle Case,
la Roadmap offre un barlume di speranza perch� fa esplicitamente riferimento
alla "fine dell'occupazione" nei territori. In ogni caso, giunge anche in un
momento "in cui Israele sta dando il tocco finale alla sua campagna lunga 35
anni di rendere l'occupazione irreversibile".[30]
(iv) Ostacolare gli aiuti umanitari
Il governo israeliano ha l'obbligo, dettato da una legge internazionale, di
assicurare la sopravvivenza della popolazione occupata e di fornire
assistenza quando necessario. Ciononostante, al momento, sono l'ONU e le
altre agenzie internazionali e non governative a compiere degli sforzi per
provvedere agli aiuti alimentari per i palestinesi. All'epoca della
missione, nel luglio 2003, l'UNWRA fornisce cibo a 1,2 su 1,5 milione di
palestinesi rifugiati a Gaza. L'ICR fornisce cibo a 50.000 famiglie (circa
650.000 persone), dopo avere esteso eccezionalmente il suo programma
alimentare fino al dicembre 2003. Nonostante questi tentativi di provvedere
agli aiuti alimentari e di fornire altra assistenza, molte organizzazioni
dichiarano che l'accesso umanitario spesso � limitato o negato dall'
amministrazione occupante attraverso i checkpoint, le chiusure, e il sistema
spalla contro spalla degli scarichi dei camion. Nell'agosto 2002, la visita
di Catherine Bertini, come Inviato Personale Umanitario del Segretariato
Generale, doveva assicurare un impegno specifico da parte del governo
israeliano nel facilitare l'accesso agli aiuti umanitari. Tuttavia, molte
organizzazioni internazionali e di supporto locale hanno informato l'
osservatore che sebbene ci� sia emerso in alcuni piccoli miglioramenti negli
accessi umanitari, gli impegni presi con la Bertini sono ancora lungi dall'
essere pienamente rispettati. Mentre l'accesso per gli aiuti umanitari
alimentari va migliorato nel brevissimo termine, sul lungo termine gli aiuti
alimentari non rappresentano la risposta alla crisi. L'osservatore � d'
accordo con Catherine Bertini, sul fatto che l'attuale crisi umanitaria �
interamente artificiale.[31] Le carenze di cibo e di acqua non hanno niente
a che fare con la siccit�, le inondazioni o altri disastri naturali. Prima
della crisi attuale, i territori palestinesi avevano terre fertili e
possedevano un'economia piuttosto attiva, che esportava migliaia di
tonnellate di olive, frutta e legumi in Israele, in Europa e nei paesi del
Golfo. L'attuale crisi artificiale � il risultato di misure rigide che
impediscono gli spostamenti delle persone e delle merci e che hanno portato
l'economia e l'agricoltura palestinesi sull'orlo del tracollo. La crisi
umanitaria, quindi, potrebbe essere velocemente alleviata se venissero
subito facilitati i movimenti delle persone e delle merci.
III IL CONTESTO LEGALE CHE CONTROLLA IL DIRITTO AL CIBO NEI TERRITORI
PALESTINESI OCCUPATI
L'attuale crisi umanitaria nei territori occupati � una conseguenza di
chiare violazioni del diritto al cibo. Il governo di Israele, secondo i
diritti umani internazionali e la legge umanitaria, nella sua occupazione
dei territori palestinesi ha la responsabilit� di assicurare il diritto al
cibo alla popolazione palestinese e ha l'obbligo di evitare la violazione di
tale diritto. Secondo la legge internazionale, lo stabilimento di
insediamenti nei territori occupati � vietato, in quanto simbolo della
punizione collettiva per la popolazione civile.
La presente sezione definisce il diritto al cibo, e introduce il contesto
legale che controlla il diritto al cibo nei territori occupati, compresi gli
obblighi della forza occupante israeliana.
Il diritto al cibo � innanzitutto il diritto di essere in grado di nutrirsi
attraverso l'accesso fisico ed economico al cibo. Il diritto al cibo � stato
pienamente definito nel Commento Generale 12 della Commissione sui Diritti
Economici, Sociali e Culturali. Ispirato da questo Commento, Ziegler
riassume il diritto al cibo come "il diritto di avere accesso regolare,
libero e permanente - diretto o tramite acquisti finanziari - al cibo,
sufficiente quantitativamente e qualitativamente, corrispondente alle
tradizioni culturali della gente al quale il consumo appartiene e che
assicuri una vita fisica e mentale, individuale e collettiva appagante e
dignitosa, priva di paure". (E/CN.4/2001/53). Il diritto al cibo include la
disponibilit� di acqua potabile e acqua per l'irrigazione necessaria alla
sussistenza della produzione agricola (A/567210; E/CN.4/2003/54). Come
delineato dal Commento Generale 12, il diritto al cibo comporta tre diversi
livelli di obblighi: quelli di rispettare, proteggere e soddisfare il
diritto al cibo.
A. Stato della legge internazionale dei territori palestinesi occupati
Secondo la legge internazionale, la Sponda Occidentale, Gerusalemme Est e la
Striscia di Gaza sono definiti come "Territori Occupati", mentre Israele �
la "Potenza Occupante". Ci� � stato confermato dal Concilio di Sicurezza[32]
e dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I territori sono considerati
"occupati" sulla base di un principio fondamentale nel diritto
internazionale: l'inammissibilit� dell'acquisizione di territori attraverso
la guerra. Ci� � stato riconfermato dal Concilio di Sicurezza dalla sua
Risoluzione 242 del 22 novembre 1967. Il processo di Oslo non ha cambiato lo
stato dei territori occupati, com'� stato sottolineato dal Consiglio di
Sicurezza[33], dall'Assemblea Generale, dall'ICRC e dai Partiti Superiori
Contraenti nella Quarta Convenzione di Ginevra. Il diritto internazionale
applicabile ai territori palestinesi occupati include sia la legge
umanitaria sia la legge sui diritti umani, nonostante ci� sia contestato dal
governo israeliano. Israele contesta l'applicazione (de jure) della Quarta
Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione delle Persone Civili nel
periodo di guerra (ma � d'accordo tuttavia ad applicare le sue clausole
umanitarie de facto); contesta anche l'applicazione della legge
internazionale sui diritti umanitari nei territori palestinesi occupati. In
ogni caso, la maggior parte dei corpi delle Nazioni Unite, compreso l'
illustre osservatore sulla situazione dei diritti umani nei territori
occupati, il professor John Dugard[34], hanno concordato che la legge
umanitaria internazionale e la legge sui diritti umani siano entrambe
applicabili. In termini di legge umanitaria, il Concilio di Sicurezza, l'
Assemblea Generale dell'ICRC, i Partiti Superiori Contraenti alla
Convenzione di Ginevra, cos� come la Commissione delle Nazioni Unite sui
diritti umani, hanno ripetutamente ribadito che la Convenzione si applica de
jure alla situazione dei territori palestinesi occupati. Secondo la Corte
Suprema Israeliana,[35] le uniche normative applicabili sono quelle dell'Aja
del 1907, che rispettano le leggi e i costumi della guerra sul territorio,
di cui gli articoli 42-45 si collegano ai territori occupati, in quanto
questi sono parte della legge consuetudinaria internazionale. Comunque anche
la Quarta Convenzione di Ginevra costituisce parte della legge
consuetudinaria internazionale, come confermato dalla Corte Internazionale
di Giustizia[36] e dal Concilio di Sicurezza, e quindi questa legge potrebbe
anche essere resa processabile davanti alla Corte Suprema d'Israele. Ci� �
valido anche per la Terza Convenzione di Ginevra relativa al trattamento dei
prigionieri di guerra.[37] In termini di legge dei diritti umani
internazionali, il fatto che ci� sia applicabile � stato ripetuto dal
Concilio di Sicurezza, dall'Assemblea Generale, dalla Commissione sui
Diritti Umani, dalla Commissione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali,
dalla Commissione contro la Tortura e dalla Commissione per l'Eliminazione
della Discriminazione Razziale. L'applicabilit� della legge dei diritti
umani � stata anche confermata dall'Accordo Provvisorio in cui i concili
israeliano e palestinese hanno concordato di esercitare i loro poteri e le
loro responsabilit� "con il dovuto rispetto per le norme internazionalmente
accettate, dei principi dei diritti umani, e del governo della legge". [38]
Inoltre, come ha riaffermato pi� volte l'Assemblea Generale,[39] il popolo
palestinese possiede il diritto di autodeterminazione, in virt� del quale
dovrebbe essere in grado di disporre liberamente della propria ricchezza e
delle risorse naturali, comprese la terra e l'acqua, e non dovrebbe essere
privato in nessun caso dei propri mezzi di sussistenza.[40] Il processo di
Oslo, che ha dato origine all'emergenza dell'autorit� palestinese, e la
Roadmap, che mira a creare uno stato palestinese democratico, indipendente e
viabile entro il 1 gennaio 2005, rafforzano e confermano questo diritto.
B. Obblighi della forza occupante israeliana.
In qualit� di forza occupante, il governo israeliano ha alcuni diritti
definiti e alcuni obblighi secondo il diritto umanitario, compresa l'
interdizione delle punizioni collettive e della costruzione di insediamenti.
Ci� non � stato modificato dal processo di Oslo, come riconfermato dal
Consiglio di Sicurezza il 7 ottobre 2000, che invita "Israele, la potenza
occupante, a seguire scrupolosamente i suoi obblighi e le sue responsabilit�
secondo la Quarta Convenzione di Ginevra".[41] Come ha delineato l'
osservatore nelle sue precedenti relazioni, (A/56/210; E/CN. 4/2002/58),
molte leggi del diritto umanitario mirano a garantire che la popolazione
occupata abbia accesso a cibo e acqua adeguati. Alcune di queste leggi sono
di natura preventiva, altre si applicano all'assistenza umanitaria, mentre
ulteriori normative provvedono all'accesso al cibo per specifiche categorie
di persone, compresi i prigionieri. Il primo obbligo della forza occupante �
di rispettare l'ingresso del cibo e dell'acqua potabile per la popolazione
palestinese, e il libero accesso alle risorse, comprese la terra e l'acqua
per l'irrigazione al fine di produrre e consumare il cibo adeguato. Secondo
il diritto umanitario, la propriet� privata non pu� essere confiscata
(articolo 46 delle Normative dell'Aja), le punizioni collettive e l'
annessione sono proibite (articolo 33 e 47 della Quarta Convenzione di
Ginevra), la requisizione del territorio non pu� essere richiesta, eccetto
per bisogni militari (articolo 52 delle Normative dell'Aja) e qualsiasi
distruzione delle cose di propriet�, individuale o collettivamente alle
persone private, o allo Stato, o ad altre autorit� pubbliche, � proibito
dall'art. 53 della Quarta Convenzione di Ginevra, a meno che tale
distruzione non sia resa assolutamente necessaria per le operazioni
militari. Per la stessa ragione, � proibita l'evacuazione di una data area,
eccetto il caso in cui lo richiedano ragioni militari imperative ma, in
quella eventualit�, bisognerebbe provvedere a una sistemazione adeguata e le
rimozioni dovrebbero avvenire in condizioni nutrizionali soddisfacenti (art.
49, paragrafi 2 e 3 della Quarta Convenzione di Ginevra). L'art. 49 (6)
della Quarta Convenzione di Ginevra impedisce a Israele di trasferire parti
della sua popolazione civile nei territori occupati. La forza occupante, il
governo israeliano, ha anche l'obbligo di provvedere a dei rifornimenti
(compresi cibo e acqua) se le risorse nei territori si rivelano inadeguate.
Secondo il diritto umanitario, la potenza occupante dovrebbe assicurare
scorte di cibo e acqua e introdurre prodotti alimentari (art. 55) e nel caso
l'intera popolazione non ricevesse scorte adeguate, dovrebbe accogliere
progetti di sostegno intercedendo per la popolazione e facilitando tali
progetti, che possono essere intrapresi dagli Stati Uniti o da
organizzazioni umanitarie imparziali come l'ICRC (art. 59). Nella situazione
attuale vari organismi, inclusi le Nazioni Unite e l'ICRC, stanno
distribuendo cibo ai palestinesi, ma ci� non riduce in alcun modo gli
obblighi di Israele in quanto forza occupante (Articolo 60 Quarta
Convenzione di Ginevra). Il diritto umanitario prende in considerazione le
necessit� militari. La forza occupante ha il diritto di prendere misure -
militari o amministrative - per garantire la sicurezza delle sue forze
militari e dell'amministrazione civile nei territori occupati, fintanto che
le misure prese siano rese assolutamente necessarie per le operazioni
militari, non siano proibite, siano equilibrate e non impediscano alla forza
occupante di rispettare l'obbligo di garantire agli abitanti dei territori
occupati i bisogni elementari. D'altro canto, secondo il diritto umanitario,
la forza occupante non possiede automaticamente il diritto di prendere le
misure collegate alla sicurezza dei suoi civili che vivono negli
insediamenti dei territori occupati perch� la costituzione degli
insediamenti � di per s� illegale, come delineato dall'articolo 49(6) della
Quarta Convenzione di Ginevra. Ci� � stato riaffermato dall'Assemblea
Generale delle Nazioni Unite, dall'ICRC e dalle Parti Contraenti Superiori,
dalle Convenzioni di Ginevra e dal Concilio di Sicurezza. Lo stato di
Israele ha ratificato tutti gli strumenti principali volti alla tutela dei
diritti umani che proteggono il diritto al cibo; in particolare la
Convenzione Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali
(art.11), la Convenzione sui Diritti del Bambino (articoli 24,27) e la
Convenzione per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne
(Articolo 12), senza mostrare riserve riguardo all'applicabilit� di tale
convenzione nei territori occupati. Dovrebbe essere rispettata anche la
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (articolo 25) che sotto molti
aspetti � diventata parte del diritto consuetudinario internazionale.
Eppure, il governo israeliano dichiara di non poter essere tenuto in
considerazione per gli strumenti dei diritti umani in merito al suo operato
all'interno dei territori occupati, in base al presupposto che, quando il
diritto umanitario � applicabile, allora la legge dei diritti umani non si
applica, e che gli strumenti dei diritti umani non si applicano alle zone
non soggette alla sua sovranit� territoriale e alla sua giurisdizione.[42]
Ziegler ricorda comunque che l'applicabilit� della legge umanitaria non
preclude l'applicabilit� della legge sui diritti umani e che il diritto al
cibo, come tutti i diritti umani, si applica durante un periodo di
occupazione, cosa che � stata ripetutamente affermata dal Concilio di
Sicurezza e dall'Assemblea Generale. L'osservatore sottolinea che la
Commissione sui diritti Economici, Sociali e Culturali, e altre commissioni
di esperti, hanno insistito sul fatto che i diritti umani "si applicano a
tutti i territori e alle popolazioni che si trovano effettivamente sotto il
suo controllo".


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