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Sent: Wednesday, November 17, 2004 8:29 PM
Subject: [ez:] Giriamo dal Venezuela su Petrolio e mercato globale
neoliberista


                SUL FRONTE del DOLLARO
      di Tito  Pulsinelli

Il Vietnam annuncia di aver localizzato giacimenti petroliferi sufficienti
ad alimentare il proprio consumo interno, nonch� ragguardevoli riserve
gasifere
che lo proietteranno nella bolgia del mercato energetico.
A pochi � dato conoscere con certezza la reale consistenza delle riserve
mondiali, un segreto ben protetto per agitare lo spauracchio della carestia
o per innescare speculazioni che ormai sono solo al rialzo.
Mentre il Venezuela annuncia che con le riserve accertate nella foce
dell?Orinoco
passer� da quarto produttore a prima potenza mondiale energetica (si
mondiale,
non continentale), gli allarmi lanciati dall?ONU sul cambio climatico in
atto sono drammatici.
Si parla di un riscaldamento atmosferico ipotizzabile tra +2 e +10 gradi
Fahreneith; relativamente ?assorbibili? i 2 gradi, mentre una variazione
di 8 gradi precipiterebbe il pianeta in una apocalisse paragonabile a quella
dell?ultima era glaciale.

Questo non impedisce che il consumo energetico richiesto dall?attuale
modello
di sviluppo cresca al ritmo del 2% annuale. Il Trattato di Kyoto,
recentemente
ratificato anche dalla Federazione russa, � rimasto lettera morta grazie
al signor Bush che ?sar� pure stato rieletto grazie ai ?valori puritani?
tuttora vivi tra i suoi concittadini- ma ben presto dovr� preoccuparsi di
ben altri tipi di valori.
Aumenta il prezzo del gas (+25%), petrolio, oro (4 anni fa 270 $ la oncia,
adesso 418) e l?argento (+18% in un anno), mentre il dollaro scende a causa
del debito ormai inoccultabile che, a campagna elettorale conclusa, diventa
un problema che fa capolino sulla carta stampata.
Persino ?US Today? ne prende atto, informando che il debito pro-capite sfora
la cifra stratosferica di 473000 dollari (1). Oro, gas, petrolio ed argento
aumentano di valore proprio a causa della debolezza del biglietto verde.
O viceversa.

Bush � alle prese con una economia capace di importare circa il doppio di
quel che produce, con un debito estero e interno da primato-Guiness e spese
militari faraoniche (� una metafora, gli egizi spendevano infinitamente
meno).
Attualmente la merce pi� esportata dagli Stati Uniti sono i dollari. Oltre
alla circolazione interna, � il mezzo di scambio pressocch� obbligatorio
per accedere al petrolio ed alle altre materie prime e, fino a qualche anno
fa, indispensabile per le riserve delle Banche centrali. Dacch� Nixon
sostitu�
il dollaro all?oro, non solo le divise nazionali, ma anche tutte le riserve
degli Stati-nazioni e delle citt�-Stato sono nelle mani della Federal
Reserve.
I prestiti internazionali del FMI e della Banca Mondiale sono in dollari,
e su questa mole gigantesca del debito globale gravano non solo i diritti
del ?signoraggio?, ma i ben pi� sostanziosi tassi di interesse stabiliti
unilateralmente e insidacabilmente da Washington.
Insomma, � meraviglioso indebitarsi con una moneta autoprodotta.
Cionondimeno
sta diventando pi� problematico continuare a ripianare i deficit attingendo
a questa fonte.

Poich� gli Stati Uniti hanno cessato di essere i primi esportatori del
pianeta,
trasformandosi in importatori assoluti e netti, � insostenibile per i
produttori
di materie prime -e per gli esportatori in generale- persistere con la
quotazione
in dollari, se non aumentando continuamente i prezzi. Nel luglio del 2002,
i paesi del Golfo persero 97 miliardi di dollari a causa della rivalutazione
dell?euro.

Al pettine del mercato energetico sono arrivati una serie di nodi
insolvibili
di natura geologica, ecologica, geopolitica e finanziaria. Gli effetti
negativi
sono accentuati dalla famelica logica neoliberista che premia l?azzardo
di chi scommette sui ?barili di carta? borsistici, rispetto a chi estrae,
trasporta e raffina i barili veri. Mai come oggi risulta azzeccata la
metafora
di chi defin� il petrolio come ?escremento del diavolo?.
Il caro-petrolio finir� per danneggiare indistintamente tutti, salvo gli
immensamente ricchi e gli estremamente poveri, quelli rimasti alla trazione
animale e all?economia di sussistenza.

Il ?Brent? del Mare del nord rappresenta lo 0,4% del mercato mondiale, vale
a dire 350000 barili scarsi al giorno. Nella realt� capovolta del mercato
finanziario, invece, il ?Brent? determina il prezzo del 60%  del petrolio
prodotto e scambiato nel mondo. Nella fantascienza dei ?future? esiste una
quantit� di ?brent-carta? 1250 volte la  reale produzione quotidiana.
E?insostenibile la credibilit� di un mercato retto dal duopolio Nymex-IPE,
ormai giunto all?anomalia senza precedenti di rappresentare 5 volte
l?effettiva
produzione di petrolio e derivati.

L?unione tra tutti i paesi produttori sembra essere l?unica alternativa
all?usura parassitaria della petrocrazia finanziaria basata sul dollaro.
In tal senso va visto l?accordo che la Cina ha recentemente stipulato con
l?Iran: 70 miliardi di dollari per le forniture dei prossimi 25 anni. Non
� noto, ma � da escludere che la transazione sar� regolata con i biglietti
verdi. Questo contratto rafforza il progetto iraniano di dar vita ad una
nuova Borsa energetica.
In questa stessa direzione marcia il progetto Petrosud  lanciato dal
Venezuela,
a cui aderiscono Argentina, Brasile, Bolivia: un accordo che cerca di
mantenere
fuori dal gioco le multinazionali e la petrocrazia finanziaria, stabilendo
un nesso diretto tra i produttori e paesi consumatori.
Il Paraguay, per esempio, paga una fattura esorbitante perch� le petroliere
che risalgono il Rio della Plata pretendono un noleggio ingiustificato,
sproporzionato rispetto al valore della merce trasportata.

Jeremy Rifkin che, tra le altre cose, � consulente per l?energia della
Commissione
Europea, descrive in questi termini la situazione poco invidiabile che dovr�
affrontare Bush quando ?e se- si render� conto che l?avventura coloniale
iraqena � un salto nel buio. In questa fase iniziale, la fattura mensile
della guerra oscilla tra i 4 e i 5 miliardi di dollari, interamente a suo
carico.
 ?Aumenta il prezzo del barile perch� il dollaro vale meno, siccome il
dollaro
si deprezza gli Stati Uniti stanno peggio, quindi il governo taglia le tasse
affinch� possiamo disporre di pi� soldi.
Per� questo fa aumentare il deficit fiscale, e alla fine chi investe si
allontana dal dollaro perch� il debito pubblico � troppo alto. Per mettere
un freno e attrarre pi� capitali non resta che aumentare i tassi di
interesse
ma, a sua volta, questo torna a frenare l?economia e a debilitare il
dollaro...?(J.Rifkin).
 Il labirinto della solitudine del Comandante in capo degli Stati Uniti:
pu� risolvere manu militari problemi di questa indole o finir� per
aggravarli?

Per il momento sono in aumento i sintomi di rigetto della centralit� del
dollaro, che testimoniano la ricerca di alternative alla sua decrescente
affidabilit�.
La Cina, che da 15 anni mantiene segreto l?ammontare delle sue riserve
auree,
ha autorizzato ai suoi cittadini il libero accesso all?oro. Si prevede un
totale di 1750 tonnellate d?oro che triplicherebbe la domanda globale, con
una conseguente rivalutazione del metallo.
L?Argentina di Kirchner ha appena comprato 55 tonnellate d?oro destinate
alla propria riserva, suscitando le ire dei fabbricanti e commercianti di
dollari. Il Venezuela, per diminure il tasso di dollarizzazione della
propria
economia, negli ultimi due anni ha firmato contratti con 13 paesi per la
vendita di petrolio e derivati a cambio di manufatti, tecnologie o prodotti
agro-pecuari. Non si tratta di bizantini sofismi monetaristi, vicini al
portafoglio dei potenti e lontani dal cuore di tutti gli altri. Al
contrario,
sono questioni che fanno scorrere sangue e, a volte, decidono la sorte degli
imperi.

Infatti, il 30 ottobre del 2002, l?ONU autorizza l?Iraq a vendere il
petrolio
quotandolo in euro. Il primo dicembre dello stesso anno, la Corea del nord
adotta l?euro per il suo commercio internazionale. Conosciamo i drammatici
avvenimenti posteriori: anatemi contro ?l'Asse del Male? e guerra di
invasione.

Il blocco capitalistico europeo riceve il 30% del petrolio iraniano, � il
cliente pi� importante dell?OPEC, mentre il 41% del gas che consuma arriva
dalla Russia, idem per un altro 21% di petrolio.
E? concepibile che tutti questi scambi avvengano sotto l?imperio della dura
lex del Nymex-IPE? L?euro � una moneta destinata solo al salvadanaio? O
ambisce ad essere uno strumento per accedere vantaggiosamente, perlomeno,
ai mercati che suppliscono la totale dipendenza energetica?
Per di pi�, i paesi produttori di petrolio dell?OPEC (Venezuela, Algeria,
Libia, Arabia Saudita, Emirati, Iran e Indonesia + l?Iraq ora messo in
aspettativa)
acquistano il 40% delle loro importazioni in Europa. I russi e i cinesi,
invece, hanno giudiziosamente escluso i dollari dai loro scambi commerciali,
per di pi� concordando la smilitarizzazione della frontiera comune, e
spostare
cos� 28 divisioni in altri teatri di operazione.

L?Europa, dopo essere stata ridotta a mera ?espressione geografica? nel
1945, e obbligata ad adottare l?identit� posticcia di un non meglio
precisato
 ?occidente?, riconquist� faticosamente una prima sovranit� da ?mercato
comune?, avvantaggiandosi abilmente con le contraddizioni del mondo
bipolare.
Ha pagato il prezzo della sconfitta-invasione con l?intruppamento in una
alleanza militare asimmetrica, in cui la scala gerarchica � unidirezionale:
nessun esercito europeo pu� agire senza l?assenso del Pentagono (salvo la
Francia).
Il piombo nelle ali europe, storicamente � il divisionismo continentale
fomentato dalle isole a nord della Manica. Tuttora vigente nella forma
subdola
di cavallo di Troia degli Stati Uniti, ormai privi dell?esclusiva di unico
Stato-continente che si stagliava tra i due oceani.

Il recente approdo alla moneta unica sembra ancorato, ancora una volta,
ad una forma di ?sovranit� limitata?. Il cavallo di Troia difende gli
interessi
domestici del titolo IPE e della Borsa di Londra,  � nemico dichiarato di
un euro che contribuisca a ridisegnare il mercato energetico, e che possa
ridurre l?abisso con i paesi produttori ed intaccare lo strapotere del
duopolio
Nymex-IPE.

Al contrario, la destra riciclata, ormai dimentica di qualsiasi nazionalismo
?ed una sinistra ignuda di identit� dopo lo streap-teas intergrale postMuro-
sacrificano sull?altare ?occidentale? gli interessi materiali del blocco
europeo. La destra, spronata dai vassalli del Tamigi (ormai fanteria
ideologica
del Likud), soffia sul fuoco della guerra attizzando l?odio contro gli arabi
e l?inimicizia con la Russia, nel mentre la sinistra tergiversa e
cincischia.

L?Europa non ha nessun bisogno di guerre. Se toglie il paraocchi che la
costringe a guardare unicamente verso ovest,  si renderebbe conto che i
russi e gli arabi hanno tutto quel che gli manca: materie prime, energia
e grandi spazi di coperazione. Bush e il suo fido scudiere londinese fanno
la guerra proprio per scongiurare questa possibilit�. L?Eurasia, e un suo
segno monetario pienamente sovrano, � l?incubo che li affligge.

I governi che si compiacciono della pseudo-identit� ?occidentale?,
contrapposta
a quella europea, sul piano interno sono quelli pi� impegnati a smantellare
l?eredit� storica di un capitalismo temperato dallo Stato sociale. Si
affannano
per essere il fratello siamese del blocco concorrente d?oltre Atlantico,
tacendo e occultando ingiusticatamente la guerra commerciale in atto. Peggio
degli struzzi,  agguantano stoicamente tutti i protezionismi a stelle
strisciate,
non limitati al solo acciaio. Remissivit� con i potenti, superbia e
tracotanza
con i  i deboli del mondo periferico.
Per essere pi� liberisti dei manuali universitari, finiscono per applicare
alla lettera i discorsi di Washington che, si badi bene, sono ben diversi
dalla  politica concreta che applica all?interno. Sono arrivati a
polverizzare
quei benefici sociali che rendevano peculiare il sistema europeo,
liquidandone
anche i rispettivi vantaggi comparativi e competitivi.


L?evoluzione della guerra coloniale iraqena schiarir� l?orizzonte e si
definiranno
molte questioni: il destino dell?unipolarismo e l?emergere alla superficie
dei blocchi che conformano le attuali tendenze multipolari. La schizofrenica
Unione Europea, tale grazie all?esorbitante ruolo dei tecnocrati e banchieri
di Bruxelles, difenderebbe meglio i propri interessi reali qualora
ricordasse
che esiste anche il sud mediterraneo africano, l?oriente vicino degli arabi
e quello pi� lontano russo-cinese.

Quanto al Regno insulare, giova ricordare che l?esito vittorioso nel secondo
conflitto mondiale, non imped� che dopo appena un triennio perdesse l?India,
e una quindicina d?anni dopo arriv� la giusta decolonizzazione. Good by
impero, ovvero, come perdere vincendo.

?Occidente? ?e non manca chi vi include comicamente persino il Giappone-
� una invenzione geo-politica che � stata funzionale all?ascesa dello
Stato-continente
nordamericano.
Ad ovest non esiste un?America, ma le Americhe, e in quella meridionale
 ?dove il sistema bancario � ormai spagnolo- grazie anche ai severi postumi
della libera sperimentazione neoliberista, si � consolidato un polo
regionale.
Imperniato attorno al Brasile, vanta una notevole abbondanza di materie
prime, idrocarburi, biodiversit� ed invidiabili risorse idriche, che
oltrepassano
le necessit� dello sviluppo interno di una comunit� di 250 milioni di
persone.


Questo blocco regionale ha paraddossalmente ricevuto un impulso decisivo
 dalle devastazioni neoliberiste, ed � pertanto concepito come necessit�
di una barriera contro lo storico invasore-predatore (ad ampio spettro di
azione) del nord. Barriera contro le sue politiche commerciali, finanziarie,
culturali e militari.
I saggi di Bruxelles decideranno se � conveniente ripetere la politica
dell?assenza
e del ?vuoto spinto?, ottenendo il bis messicano, completamente perduto
per l?UE dopo l?adesione al trattato di libero commercio con gli Stati
Uniti.


L?incedere degli accadimenti marca lo scorrere del tempo che ci separa
dall?orrore
di Hiroshima, battesimo di un dominio fondato sul ricatto atomico. Oggi,
il trattato di non proliferazione, purtroppo, � poco pi� di un sofisma usato
dall?aristocrazia nucleare a difesa del suo vantaggio strategico.
All?Iran, circondato da 5 potenze nucleari ?Cina, Russia, Pakistan, India
e Israele- nessuno pu� razionalmente impedire di disporre delle centrali
nucleari necessarie al suo sviluppo e alla funzione che svolge nell?economia
internazionale.
Soprattutto coloro che non hanno mosso un dito contro le atomiche pakistane
e israeliane. Sharon pu� bombardare gli impianti nucleari ma deve soppesare
la ritorsione iraniana, forte di missili con 2000 chilometri di gettata
e, soprattutto, dell?influenza decisiva che esercita nel sud sciita iraqeno.
Persino il Brasile non vuole aprire l?uscio dei propri reattori nucleari
a chi vorrebbe mettere il naso in nome di una ?non proliferazione? a senso
unico. E lo fa per tutelare la propria innovativa tecnologia.

In questi giorni, il Presidente cinese Hu Jintao � in Brasile, per una lunga
visita che vara relazioni che Lula ha definito come ?....alleanza
strategica,
modello delle relazioni sud-sud?. L?altra tappa � l?Argentina e infine Cuba.

La Cina si impegner� in progetti a lungo termine nel settore energetico,
costruzione, ferroviario, tessile e agricolo: investir� 100 miliardi di
dollari nei prossimi otto anni. Il Presidente Chavez � atteso a Pechino
in dicembre.

Come si vede, non si sono solamente infiltrati nel ?cortile? continentale
del dollaro, sono entrati addirittura in cucina. E? un trascendentale segno
dei tempi. D?altronde le banche asiatiche, non per nulla, dispongono di
riserve monetarie sei volte superiori a quelle del rintronato FMI, vittima
dell?avarizia usuraia e potenziale ostaggio dei suoi macro-debitori. E
quando
qualcuno offre condizioni migliori, e non pretende dettare la politica
economica
altrui, certamente nessuno si tira indietro.
La linea del fronte � una, le trincee si moltiplicano.

(13-11-2004)



(1) US Today, Dennis Gauchon e John Waggoner, 5 ottobre 2004








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