Questa mattina (poco dopo le nove) ci sono stati nuovi momenti di
tensione tra i manifestanti e le forze dell'ordine all'ingresso del CPT
al momento dell'arrivo della carovana di auto dei lavoratori della coop
Minerva scortati dalla polizia.

Per la seconda volta la polizia e' intervenuta trascinando via a forza i
compagni e le compagne presenti per impedire l'ingresso dei lavoratori
della Minerva (coop che gestisce il CPT). Questa volta pero' non sono
stati usati i manganelli e non si registrano feriti (al contrario di
ieri, 28 Febbraio, quando il consigliere regionale dei Verdi, Sandro
Metz, era stato ferito e trasportato poi in ospedale).

La cosa piu' triste oggi, a mio parere, erano le facce, non solo
impaurite, ma completamente smarrite di questi lavoratori della coop
Minerva, alcuni dei quali extracomunitari, chiusi dentro le loro
macchine (molte con la targa coperta). Alcuni di questi hanno anche
tentato di forzare il blocco con il rischio di investire i compagni
presenti.

Altre informazioni, foto del presidio di oggi e soprattutto le FOTO
DELL'INTERNO del CPT le trovate su
http://www.globalproject.info/art-7667.html

Vi allego anche il comunicato di un compagno riguardante il presidio di
ieri.

PROSSIMO APPUNTAMENTO:
SABATO 4 Marzo
ORE 9
CORTEO dalla stazione di Gorizia


Ciao,
Bruno (Trieste)


-------- Original Message --------
Subject: cronache marziane dal cpt di gradisca

tornato da poco dalla giornata al cpt di gradisca, diffondo cronaca
e pensierini (brevi e semplici), che si intrecceranno a quelli di altre
e altri che erano li.

[per chi non sapesse: a gradisca d'isonzo, friuli, Pisanu sta
forzando la mano per aprire un cpt di nuova generazione;
mostruoso come tutti i suoi simili ma un passo piu' in la':
concepito e costruito per annullare e violentare ogni tipo di
memoria identitaria in chi vi viene recluso. Ogni azione
quotidiana - ogni azione - e' regolata, determinata,
controllata da un grande guardiano centrale. Non si accende luce che lui
non voglia, non si apre porta che lui non
controlli, non si aprefinestra che lui non comandi. Tutte le
luci sono incassate nei soffitti, distanti e aliene, tutti i
tavoli imbullonati al suolo, tutte le porte sbarrate, ogni
dieci metri la vista e l'interazione umana sbarrati da
cancelli. Le celle - che altro sono? - da sei isolate le une
dalle altre, i cortili su cui danno isolati gli uni dagli
altri.
Doveva aprire nell'autunno del 2004. Doveva aprire,
assolutamente, cascasse il mondo, oggi.
almeno in questo hanno fallito]

appuntamento questa mattina alle 7.30 davanti al cpt, a ricevere il
buon giorno da chi li' davanti ci ha dormito, nelle tende o nelle
roulottes.
Ci accoglie addirittura del caffe', della musica e un fuoco. Fa
freddo, infatti, un freddo becco come si dice nel nord. Si battono le
brocche, anche cosi' si dice nel nord (est).
Piano piano si arriva, siamo circa trenta.
Allora cominciamo a sciamare.. :) uno sciamino di trenta apine..
sulla statale di fronte al cpt, interrompendo mezze corsie invandendole
con gli striscioni e volantinando alle macchine che costringevamo a
rallentare o fermarsi e poi serpeggiare.
Cominciano ad arrivare i mezzi della minerva, la sedicente
cooperativa sociale che s'e' aggiudicata l'appalto - offrendo il prezzo
piu' alto, e' un bel mistero - per la fornitura dei servizi interni.
Scatta l'operazione "stirami ma non passi".
"Non ti vergogni? cosa racconti ai tuoi figli del tuo lavoro?" a me
sembra una domanda imbarazzante, ma non sembra scalfire i due lavoratori
croati che siedono davanti al primo furgoncino. In quindici siamo li'
davanti, ad impedirgli di passare, la polizia e i carabinieri - in
proporzione di due a uno con noi - alle spalle. Il sorrisetto sparisce
quando noi non ci spostiamo. Armeggiano con i cellulari, chiedono
istruzioni. La digos cerca di toglierli dall'imbarazzo, ma vinciamo noi.
Retromarcia, a casa.
Arrivederci, ciao. Salutate i figli da parte nostra.
Arrivano due auto. Ancora, noi davanti. Non si passa, oggi sciopero.
La lavoratrice sulla prima macchina sorride, ci manda baci. Se la
incontrassi per strada penserei che e' stata una figlia dei fiori. Manda
baci, sembra che dica "I love you". Ma niente retromarcia. Rimane li',
guarda tutti e nessuno, sorridente assente. Una professionista, altro
che figlia dei fiori.
I pulotti - abbiamo l'onore della celere di padova - cambiano
strategia e ci aggrediscono da dietro.
Spinte, strattoni, calci.
Qualcuno di noi s'offende e allora partono pugni e manganelli.
Ci si offende ancora di piu'. Poco distante da me Sandro Metz cade per
terra, si protegge la testa ed il ventre dai manganelli e dalle
pedate.
Calma, stallo.
Si rialza e protesta vivacemente con un dirigente.
Uno zelante celerino lo colpisce allora come neanche capitan uncino:
una manganellata alla tempia. Birichino, gli dice il dirigente.
Sandro riesce appena ad allontanarsi, poi crolla.
Rimane a terra dieci minuti prima di riprendersi.
Poi arriva l'ambulanza che comunque lo porta via.. e' ancora in
ospedale, giramenti di testa.
L'aveva detto Pisanu, nel suo discorso, di un certo MeltzMalvagio. Il
prefetto gli aveva negato l'accesso, sabato, a lui che come
consigliere ha libero accesso alle carceri (ma allora questo che
cos'e'? non e' un carcere, dicono, pero' ha il filo spinato, i
cancelli con uncini medievali, tutto blindato, anche l'aria. cosa
sara' mai?).
Insomma, l'avevano avvertito, da manuale di procedura mafiosa.
Ma lui niente, fa orecchie da mercante. E allora non l'hanno
piu' solo avvertito, l'hanno colpito, a freddo.
Per il resto di noi , qualche livido, qualche botta, bernoccoli vari.
Poi diranno che sono dovuti intervenire perche' noi avevamo circondato
vetture private e cercato di rovesciarle.

Stallo, la macchina della baciosa e' passata, l'altra no. Altre due
ferme davanti ad uno striscione. Dentro anche un migrante africano.
Che cazzo fai? mi sembra una domanda imbarazzante, viste le
circostanze, ma loro non si imbarazzano.
Discutono ma senza tirare giu' il finestrino.
Andatevene a casa, ragazzi. Non si fa il carceriere. Non sta bene.
Non ho ordini in questo senso, dice chi guida.
Ma che cazzo succede, pensa ognuno di noi. Non hai ordini? ma che
dici?? sei un lavoratore di una cooperativa sociale e dici di andare
la' dentro per solidarieta'.. una solidarieta' da 5 milioni di euro
per il tuo padrone e 900 euro al mese per te. E la dannazione per il
tuo compagno africano.
Dici che non hai ordini per pensare da solo ad una situazione, per
pensare da solo a che cazzo fai, per sapere da solo che cosa e'
solidarieta', che cosa e' umano e cosa e' diabolico.
ma che diavolo succede, appunto? cosi', tanto per sapere.
Che razza di iniezione stanno facendo alle coscienze, ai pensieri,
alla realta' stessa delle cose? che fanno, giocano a domino con le
parole componendo e scomponendo ossimori cosicche' alla fine
qualsiasi cosa va bene.
Una coop sociale fa la carceriera, i soldati fanno la guerra
umanitaria.
Logico e coerente, non lasciamo buchi nella trama della nuova lingua.
Cosa pensi che succedera' li' dentro se qua fuori spalmano
sull'asfalto cosi' un consigliere regionale? mah, silenzio.
Evidentemente non sono affari suoi, per 950 euro la mese la sua rata
di solidarieta' si e' fermata al di qua di certi dettagli.
Poi, marcia indietro, entrambe le macchine. Arrivederci, ciao.
Carabinieri e polizia zitti e buoni, a pochi metri da noi. Ma come? e
perche' cinque minuti fa sono scattati i calci in culo? e' un bel
mistero.

Sono le nove della mattina.
Il resto della giornata si dipana occupando la statale e dando
volantini.
E qui sta l'incredibile. Dieci a uno, se ti metti a fermare le auto su
una
statale come minimo cercano di metterti sotto. Invece diamo via poco
meno
di duemila (2000) volantini e solo una ventina di persone ci vogliono
male.
La maggior parte sorride, ammicca, accoglie volentieri, addirittura
solidarizza
"bravi", "resistete", "tenete duro", "grazie". Pero' non si fermano
con noi.
Molti alla sera fanno il percorso contrario e ci trovano ancora li'.
Minchia,
pensano, ma dopo le botte state ancora qua pronti a farvi menare? le
stesse
facce da stamattina che ancora fermano il traffico e danno volantini,
sorridendo, scherzando? ma forse, continuano a pensare, qua c'e'
qualcosa
di grosso che muove 'sti ragazzi(e). Forse possiamo anche non farci
anche
scippare i sogni, la ribellione, la voglia di resistere, di esistere.

Ancora non si fermano con noi pero', manca ancora un quid, quello che
farebbe
chiudere il cpt prima di essere battezzato dalla disperazione dei
deportati.
Quale sara' questo quid? che cazzo dobbiamo fare di piu'? mah, non lo
so,
ma intanto continua a sorridere che anche per oggi questa fogna non
ha
aperto.

Quelle persone alla mattina non erano maldisposte ma dopo il tiggi'
sorridevano
platealmente, ci incoraggiavano. A sera anche di piu'.
Tutte quelle centinaia di persone passavano ogni giorni davanti a quel
muro
osceno, alieno anche solo nella sua fissita' in un paesaggio di campi
e fossi;
ogni giorno passavano ma si saranno mai chiesti cos'era, se si poteva

davvero sopportare o se invece non sentissero la necessita' di andare
li'
a smontarlo? si saranno mai chiesti se davvero tanto loro non potevano
farci
nulla?
Chissa' cosa si sono chiesti vedendoci li'. Qualcosa si sono chiesti,
e si
sono dati anche una risposta, altrimenti non ci avrebbero sorriso.

Vedere decine di ragazze e ragazzi, dai venti ai sessanta, disposti a
farsi
menare o tirare sotto per non farlo aprire, disposti a stare al freddo
becco
tutto il giorno - e la notte, alcuni - fa la differenza. Non possono
non
farsi domande e non darsi poi delle risposte, anche se magari un po'
in
background.
Quelle domande e quelle risposte fanno la differenza, fanno l'antidoto
a
quelle iniezioni, rispostano il domino delle coscienze e dei
pensieri,
riportano al linguaggio i suoi ossimori. Che cazzo e'? un centro di
permanenza
temporanea? no, un cercare schifoso. Che cazzo ci fa li una coop
sociale?
solidarieta'? no, la carceriera.

arrivederci, ciao.
a domattina, primo marzo, alle 7.30, davanti al cpt, per tenerlo
chiuso e far nascere pensierini.

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