Oggi 26 marzo abbiamo contestato il Presidente della Camera Fausto Bertinotti, 
intervenuto a un convegno organizzato da Comunione e Liberazione, con cartelli 
e striscioni contro la guerra e i tagli all'università perpetuati dal governo 
Prodi.
Proprio in quanto guardiamo all'università come spazio di democrazia e 
protagonismo degli studenti riteniamo legittimo e necessario contestare la 
presenza di un esponente di chi partecipa alla guerra globale e permanente e di 
chi, ex segretario del Partito della Rifondazione Comunista, aveva fatto della 
nonviolenza la propria bandiera e oggi sostiene la guerra in Afghanistan.

Volantino della Rete per l' Autoformazione.

C'era una volta il partito della non-violenza. Il suo segretario sosteneva che, 
per uscire dal Novecento, i movimenti dovevano essere pacifici. Novecentesco 
non è conservare la vigenza della forma-partito laddove ha cessato di essere 
valida, ma mettersi un casco per ripararsi dalle manganellate della polizia era 
posto sullo stesso piano della strage dei kulaki. Oggi quel partito è al 
governo: in appena dieci mesi, di guerre ne stanno facendo due.
Oggi quel segretario è presidente della camera. Oggi quell'appello alla 
non-violenza si dimostra per quello che era fin dall'inizio: un tentativo di 
deprivare i movimenti della loro autonomia, per subordinarli al sistema della 
rappresentanza politica.
Con linguaggio orwelliano, ci raccontano che stanno facendo la guerra per 
costruire la pace. Col linguaggio della ragione, rispondiamo che non esistono 
guerre buone e guerre cattive: unilaterali o multilaterali, sotto l'egida 
dell'amministrazione Bush o dell'Onu, le guerre sono dispositivi costituenti 
dell'ordine imperiale. C'è chi è complice, e c'è chi si oppone. Tutto il resto 
sono chiacchiere. E oggi più che mai, le chiacchiere stanno a zero.
Quello stesso partito, i suoi ministri e quello stesso segretario, raccontavano 
che avrebbero "superato" i lager per migranti, al secolo centri di permanenza 
temporanea.
Non uno ne è stato chiuso: i movimenti che li combattono - come è successo a 
Bologna - trovano sulla loro strada i manganelli non-violenti della polizia. 
Raccontavano che avrebbero "superato" la precarietà. La legge 30 e la legge 
Moratti godono invece di ottima salute. Raccontavano che avrebbero "superato" 
il 3+2. Nelle università non è cambiato nulla. Raccontavano che avrebbero 
"superato" la Fini-Giovanardi. Le sole cose andate in fumo, sono le loro 
promesse.
L'unico superamento, reale, lo abbiamo praticato noi, nella radicalità del 
conflitto e della diserzione, nel rifiuto dei saperi di guerra e delle 
strutture della rappresentanza. Attraverso i percorsi di autoformazione e le 
lotte, nell'autogestione della produzione dei saperi e nelle occupazioni, 
abbiamo cominciato a costruire un'università autonoma metropolitana. Non 
un'altra università, ma l'unica possibile: quella dell'autonomia del sapere 
vivo nella metropoli produttiva. Non abbiamo bisogno di un'"altra riforma 
possibile", perché stiamo già praticando la nostra autoriforma. Perché le 
nostre forme di vita sono irrapresentabili, si muovono in altro tempo: non 
riuscirete mai a catturarle perché siamo veloci, flessibili e imprevedibili.
Potete anche seguire i consigli del "Corriere della sera", che vi suggerisce di 
fare ciò che il Pci non volle: essere agenti di inclusione democratica dei 
movimenti. Trent'anni fa Lama e l'arroganza di Pci e sindacato venivano 
cacciate dall'università di Roma. Si sa: quando la storia si ripete due volte, 
la prima lo fa come tragedia, la seconda come farsa. Oggi in nome di un 
rinnovato compromesso storico l'ex segretario e attuale Presidente della Camera 
viene a Lettere, invitato da Comunione e Liberazione, legittimando 
un'organizzazione che gli studenti di questa facoltà hanno sempre ripudiato.
Il tentativo di cattura e cooptazione, all'insegna di una governance 
all'amatriciana, è proprio questo: una farsa. Siete destinati alla sconfitta. 
Avete già perso. Perché la costruzione di autonomia significa innanzitutto 
estraneità al sistema della rappresentanza. Autoformazione e autogestione dei 
saperi significano esodo e conflitto.
Perché noi siamo la forza dell'autonomia dei movimenti, voi la violenza della 
rappresentanza.
Lasciate stare il Corrierone, seguite il nostro di consiglio: andatevene !

Rete per l'Autoformazione ( La Sapienza e Roma 3)
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