No Berty? No War! Prima o poi doveva succedere
di Valter Lorenzi *(della rete nazionale "Disarmiamoli")
Alcune fortissime scosse di avvertimento avevano annunciato il terremoto
mediatico di queste ore: La terza carica dello Stato messa alla berlina dai
giovani studenti NoWar della Sapienza di Roma! "Assassino, buffone,
doppiogiochista." e chi più ne ha più ne metta.
Parole e cartelli di denuncia contro politiche filo atlantiste,
belliciste, subalterne al padrone statunitense ed ai voleri militaristi
europei, coperte e giustificate dall'ex leader di un partito che proprio del
"no alla guerra senza se e senza ma" aveva fatto bandiera.
Il prestigiatore delle parole ha perso i suoi poteri magici e per un
momento il mondo è tornato con i piedi in terra, le parole sono tornate ad
avere un senso logico attraverso la schiettezza e la durezza di chi, usando
strumenti classici della contestazione democratica, spazza via la cortina
fumogena dietro la quale continuano a nascondersi Bertinotti e la pletora di
senatori e deputati eletti per ben altri scopi e obiettivi.
Cari signori, la guerra è guerra e la vostra nonviolenza serve a
disarmare chi resiste alle occupazioni ed ai massacri, mentre tra le leccornie
della bouvette ed i lussuosi androni di palazzo Madama decidete l'invio dei
soldati di ventura (dalle nostre parti si chiamano ancora mercenari),
inquadrati nell'esercito professionale voluto da D'Alema, a proteggere gli
interessi dell'ENI e dell'Euro!
La manifestazione nazionale del 17 marzo contro la guerra ed il
rifinanziamento delle truppe italiane all'estero ha dato la stura ad una
situazione apparentemente bloccata dal disorientamento e dalla disillusione di
fronte a questi inverecondi voltagabbana.
Da Vicenza a Mirafiori, da Lentini a Bologna, nelle lotte per la difesa
del territorio e contro la precarizzazione della vita, al fianco dei migranti e
contro l'attacco alla laicità dello Stato, s'intravedono grandi energie pronte
a sprigionarsi in una nuova stagione di lotte contro le guerre imperialiste, il
neoliberismo, la devastazione umana ed ambientale di un sistema economico in
profonda crisi.
Ci auspichiamo che la salutare contestazione della Sapienza porti
consiglio ai senatori che si accingono a riconfermare uomini ed armi per il
massacro afgano, per le avventure balcaniche e libanesi. Altrimenti che restino
dove sono, rinchiusi nella loro nuova torre d'avorio.
La pazienza è finita, il giochino "di lotta e di governo" si è rotto!
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