Il Comitato Bergamasco per Il ritiro delle truppe, parteciperà con uno spezzone contro la guerra al corteo del 25 aprile, con concentramento dal piazzale della stazione alle ore 10,00. Invitiamo a partecipare per rendere visibile e significativa la protesta contro la guerra e a seguire lo striscione "resistenza alla cultura della guerra". Il comitato a inoltre preparato un volantone che verrà distribuito per l'occasione. COSTRUIRE RESISTENZA ALLA CULTURA DELLA GUERRA La nostra è più di una preoccupazione, è il prendere atto di una tendenza, di un dato di fatto incontrovertibile: il ricorso alla guerra, all'aggressione sistematica ad altri paesi sovrani, ha, nella gestione della politica internazionale, riacquistato quel peso e quel ruolo che pensavamo appartenere ad un passato lontano, proprio di una cultura di antico stampo e fortemente autoritaria. Purtroppo dobbiamo assistere, talvolta impotenti, alle piroette propagandistiche dei vari governi dai differenti colori che si susseguono alla gestione del potere politico e dobbiamo prendere atto che il ricorso alla guerra (con qualunque nome la si voglia chiamare), è, oggi come un tempo, la continuazione della politica con altri mezzi, ed ancor più nello specifico il sostegno ad una politica economica scriteriata, tendente al dominio ed al controllo delle risorse naturali, che non potrà che portarci in un futuro prossimo all'inevitabile e catastrofico declino. Il nostro porci contro questa situazione diventa quindi un dovere morale, ed il lanciare preoccupati un allarme per la mobilitazione e la resistenza si fa di giorno in giorno sempre più necessario, come fu necessario, più di sessant'anni fa, con gli scioperi operai nel nord Italia contro la guerra, iniziare quel percorso che portò al sovvertimento del potere politico autoritario dominante, alla sconfitta del fascismo. Oggi, apparentemente, non vi è una dittatura; siamo tutti partecipi/complici/colpevoli poiché scegliamo tra le diverse opzioni politiche che ci vengono offerte; non vi è un uomo forte al potere (sebbene alcuni ne sentano l'esigenza); siamo capaci, come paesi progrediti e industrializzati, di fare la guerra senza percepirla violenta, bensì missionaria di democrazia. La missione democratica, che stiamo svolgendo "pacificamente", lascia una scia di lutti, distruzioni, stragi: siamo capaci di produrre violenza indicibile riducendo al minimo i rischi per noi, teniamo ben custoditi e blindati gli strumenti di "espansione democratica" in cittadelle fortificate, castelli dentro le città che utilizziamo come riposo del guerriero che torna dal duro lavoro di bombardamento (Dal Molin docet). Le popolazioni, le genti di quei territori devastati, affamati, disperati, qualche volta si ribellano e RESISTONO (come da noi nel '45) combattendo contro gli invasori e i governi fantoccio made in Washington che ricordano molto da vicino quello di Salò: partono allora le rappresaglie, i rastrellamenti. le detenzioni senza fine, le torture in barba alle convenzioni precedentemente sottoscritte; la lotta al TERRORISMO , d'altra parte, è cosa "buona e giusta". è il solito vecchio disco: Achtung, banditen! si diceva allora, Terroristi sono oggi tutti coloro che non accettano supinamente la propria capitolazione. E' giunta l'ora di iniziare a lavorare seriamente per sbugiardare le politiche guerrafondaie di qualunque governo, anche di quelli di centrosinistra e dei rappresentanti di quei partiti che continuano mistificatoriamente a dichiararsi pacifisti, nonviolenti o quant'altro ma che nei fatti sostengono l'insostenibile. E' giunta l'ora di costruire dei progetti di resistenza alla cultura della guerra che vorrebbe sovrastarci e seppellirci sotto montagne di macerie e di menzogne propagandistiche. Resistere con ogni forza per permettere ad altri popoli di trovare la propria strada verso la convivenza e la libertà, la dignità e l'indipendenza.
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