--[serenella angeloni]  leggo solo oggi .
  Ero in manifestazione con le solite donne in nero con il nostro solito
invito a resistere sempre contro la guerra .
  mi dispiace non avervi visto  ---Messaggio originale-----
  Da: [EMAIL PROTECTED]
[mailto:[EMAIL PROTECTED] conto di mauro bussini
  Inviato: sabato 21 aprile 2007 14.55
  A: [email protected]
  Oggetto: [BgSF] Spezzone contro la guerra al corteo del 25 aprile (questo
è più leggibile)







  Il Comitato Bergamasco per Il ritiro delle truppe, parteciperà con uno
spezzone contro la guerra al corteo del 25 aprile, con concentramento dal
piazzale della stazione alle ore 10,00.
  Invitiamo a partecipare per rendere visibile e significativa la protesta
contro la guerra e a seguire lo striscione "resistenza alla cultura della
guerra".
  Il comitato a inoltre preparato un volantone che verrà distribuito per
l'occasione.



  COSTRUIRE RESISTENZA

  ALLA CULTURA DELLA GUERRA

  La nostra è più di una preoccupazione, è il prendere atto di una tendenza,
di un dato di fatto incontrovertibile: il ricorso alla guerra,
all'aggressione sistematica ad altri paesi sovrani, ha, nella gestione della
politica internazionale, riacquistato quel peso e quel ruolo che pensavamo
appartenere ad un passato lontano, proprio di una cultura di antico stampo e
fortemente autoritaria.

  Purtroppo dobbiamo assistere, talvolta impotenti, alle piroette
propagandistiche dei vari governi dai differenti colori che si susseguono
alla gestione del potere politico e dobbiamo prendere atto che il ricorso
alla guerra (con qualunque nome la si voglia chiamare), è, oggi come un
tempo, la continuazione della politica con altri mezzi, ed ancor più nello
specifico il sostegno ad una politica economica scriteriata, tendente al
dominio ed al controllo delle risorse naturali, che non potrà che portarci
in un futuro prossimo all'inevitabile e catastrofico declino.

  Il nostro porci contro questa situazione diventa quindi un dovere morale,
ed il lanciare preoccupati un allarme per la mobilitazione e la resistenza
si fa di giorno in giorno sempre più necessario, come fu necessario, più di
sessant'anni fa, con gli scioperi operai nel nord Italia contro la guerra,
iniziare quel percorso che portò al sovvertimento del potere politico
autoritario dominante, alla sconfitta del fascismo.

  Oggi, apparentemente, non vi è una dittatura; siamo tutti
partecipi/complici/colpevoli poiché scegliamo tra le diverse opzioni
politiche che ci vengono offerte; non vi è un uomo forte al potere (sebbene
alcuni ne sentano l'esigenza); siamo capaci, come paesi progrediti e
industrializzati, di fare la guerra senza percepirla violenta, bensì
missionaria di democrazia.
  La missione democratica, che stiamo svolgendo "pacificamente", lascia una
scia di lutti, distruzioni, stragi: siamo capaci di produrre violenza
indicibile
  riducendo al minimo i rischi per noi, teniamo ben custoditi e blindati gli
strumenti di "espansione democratica" in cittadelle fortificate, castelli
dentro le città che utilizziamo come riposo del guerriero che torna dal duro
lavoro di bombardamento (Dal Molin
  docet).

  Le popolazioni, le genti di quei territori devastati, affamati, disperati,
qualche volta si ribellano e
  RESISTONO (come da noi nel '45) combattendo contro gli invasori e i
governi fantoccio made in Washington che ricordano molto da vicino quello di
Salò: partono allora le rappresaglie, i rastrellamenti. le detenzioni senza
fine, le torture in barba alle convenzioni precedentemente sottoscritte; la
lotta al TERRORISMO , d'altra parte, è cosa "buona e giusta".

  è il solito vecchio disco: Achtung, banditen! si diceva allora, Terroristi
sono oggi tutti coloro che non accettano supinamente la propria
capitolazione.

  E' giunta l'ora di iniziare a lavorare seriamente per sbugiardare le
politiche guerrafondaie di qualunque governo, anche di quelli di
centrosinistra e dei rappresentanti di quei partiti che continuano
mistificatoriamente a dichiararsi pacifisti, nonviolenti o quant'altro ma
che nei fatti sostengono l'insostenibile.

  E' giunta l'ora di costruire dei progetti di resistenza alla cultura della
guerra che vorrebbe sovrastarci e seppellirci sotto montagne di macerie e di
menzogne propagandistiche.

  Resistere con ogni forza per permettere ad altri popoli di trovare la
propria strada verso la convivenza e la libertà, la dignità e
l'indipendenza.






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