L’ISTERIA DEL VATICANO
 
Ieri, al concerto romano del I Maggio, un comico semi-sconosciuto, tal Andrea Rivera, ha attaccato la Chiesa Cattolica per le sue posizioni antiscientifiche e per il suo rifiuto di concedere i funerali religiosi a Piergiorgio Welby (morto il 20-12-06), laddove invece le esequie cattoliche erano state concesse pochi giorni prima a Augusto Pinochet Ugarte (morto il 10-12-06), noto dittatore e massacratore. Si può essere d’accordo o meno con l’opinione di Rivera, ma mi pare che essa non configuri il reato di calunnia, di diffamazione, di minaccia, d’istigazione a delinquere o di apologia di fascismo, che limitano in questo paese la libertà d’espressione. Bisogna sempre ricordare che le parole sono una cosa, le azioni fisicamente intese un’altra, sia dal punto di vista politico sia dal punto di vista legale; ciò a maggior ragione se a pronunciarle è un attore satirico, il cui mestiere è quello di usare il linguaggio per far innervosire i potenti.
Per tutte queste ragioni, sconcerta e appare folle l’articolo dell’Osservatore Romano uscito oggi (02-05) e che riporto qui sotto, in cui Rivera è bollato come terrorista e si lega “l’odio anticlericale” alle BR. I terroristi sono persone che uccidono. Solo chi uccide, gambizza, ferisce per ragioni politiche o religiose, o entra in un’organizzazione che si prefigge esplicitamente di fare ciò, è un terrorista. Le parole non possono fare di nessuno un terrorista. Nemmeno l’idiota che minaccia Bagnasco è un terrorista, se non mette in atto le sue minacce e non ha organizzato un’associazione o banda per scopi eversivi o violenti.
E’ controproducente bollare come “terrorista” chi non lo è, perché ciò indebolisce la lotta contro i pochi terroristi veri. Continuando a gridare “Al lupo!”, si finisce per desensibilizzare l’opinione pubblica e per fare della parola “terrorista” uno stigma generico e insignificante per il proprio nemico, esattamente come fanno l’amministrazione Bush da sei anni a questa parte. Sembra che l’Osservatore stia prendendo lezioni accelerate dalla Casa Bianca: dimentica che la criminalizzazione delle opinioni avverse è pericolosa, perché spinge a uscire dalla lotta politica per entrare in quella armata.
Paradossali risultano anche le dichiarazioni del segretario UIL Luigi Angeletti, leader di un sindacato che non dovrebbe neanche essere cattolico:
“si tratta di dichiarazioni stupide e non condivisibili. In un Paese civile la libertà religiosa e della Chiesa è altrettanto importante della libertà politica e sindacale".
In primo luogo, non mi pare che Rivera abbia attaccato in alcun modo la libertà della Chiesa di svolgere la sua attività. Ha forse chiesto di chiudere le parrocchie e di far tacere Radio Maria? Inoltre, non ci si rende conto che il massimo violatore della libertà religiosa in Italia è la Chiesa cattolica stessa? Con i suoi assurdi privilegi, garantiti da un Concordato voluto da un dittatore e poi ratificato dal politico più ladro della storia d’Italia, Bettino Craxi, con il suo gigantesco potere economico, con le sue pressioni sulla politica, non è la Chiesa cattolica a limitare la libertà di culto (che include quella di non avere alcun culto) di tutti i cittadini italiani che non sono cattolici?
Queste prese di posizione s’iscrivono in un processo in corso da mesi: la criminalizzazione di ogni posizione anticlericale in Italia. Il dissenso rispetto al secolare strapotere ecclesiastico in Italia è sempre più targato come criminogeno, come eversivo, come quasi illegale, laddove mai nessun contatto fra anticlericalismo e terrorismo è stato dimostrato. La Chiesa oggi si sta sostituendo allo Stato: si arroga il diritto di intervenire pesantemente nel processo legislativo della Repubblica, oltre a quello di perseguire ogni oltraggio alla sua sacralità alla stregua del vilipendio contro le istituzioni repubblicane. Bisogna ricordare che la Chiesa NON ha diritto di parola sulle questioni politiche esattamente come lo Stato non l’ha su quelle religiose. La Chiesa non è lo Stato, a meno che l’Italia non sia diventata uno Stato confessionale, ma ciò non è compatibile né con la democrazia né con la libertà di pensiero né con la nostra collocazione nell’Unione Europea. Se dobbiamo considerare Ratzinger, che è un capo di Stato estero, come nostro nuovo capo di Stato de facto, allora la democrazia, che presuppone la laicità, la libertà di pensiero e il rispetto delle minoranze, in Italia è definitivamente sepolta. Infatti non tutti i cittadini italiani si riconoscono nella Chiesa, che è un’istituzione antidemocratica governata da un monarca assoluto il quale, per giunta, ritiene di essere infallibile. Un’istituzione che sostiene, come potete leggere qui sotto, di parlare sempre in nome dell’Amore, quando è stata capace di armare i croati nelle guerre balcaniche, di far morire di AIDS centinaia di migliaia di persone attraverso il divieto di uso del preservativo e di far gestire i propri immani patrimoni a un personaggio come mons. Paul Marcinkus, amico del venerabile Licio Gelli, dei narcos colombiani e del boss mafioso Pippo Calò. Occorre, per il bene della democrazia, contrastare l’isterica arroganza vaticana con tutti i mezzi pacifici e legali disponibili.
Tommaso Bruni
 
DICHIARAZIONI DI RIVERA
"Il Papa ha detto che non crede nell'evoluzionismo. Sono d'accordo, infatti la chiesa non si è mai evoluta. […] Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana (si tratta di Enrico De Pedis, sepolto per anni nella basilica di S. Apollinare a Roma ndTom). E' giusto così. Assieme a Gesù Cristo non c'erano due malati di Sla, ma c'erano due ladroni".

ARTICOLO DELL’OSSERVATORE ROMANO
I vili attacchi al Papa. Anche questo è terrorismo.
ROMA
Anche questo è terrorismo. È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell'amore, l'amore per la vita e l'amore per l'uomo. È vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt'altro mestiere. Ieri, dunque, al tradizionale concerto del 1° maggio, in piazza San Giovanni, uno dei "conduttori" ha tenuto un piccolo comizio nel quale ha mischiato varie cose e varie aggressioni verbali, dando vita ad un confuso e approssimativo discorso sull'evoluzionismo e sui temi della vita e della morte. Tutto questo di fronte a circa 400.000 persone e ad un più numeroso pubblico televisivo. I sindacati ed altri partecipanti alla manifestazione si sono dissociati dalle parole del "conduttore". Eppure resta il fatto che questo personaggio, al quale purtroppo si è costretti a concedere ora un'immeritata notorietà, da qualcuno è stato scelto. E chi l'ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo. Le parole del "conduttore" forse sono solo espressione di una sconcertante superficialità. Ma la loro pericolosità non è altrettanto superficiale. Sono di queste ore gli attacchi e le minacce, pesanti, rivolte al Presidente della Cei, l'Arcivescovo Angelo Bagnasco, cui è arrivata l'apprezzata solidarietà del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si sta battendo con coraggio anche sul tema degli incidenti sul lavoro. Sono di queste ore anche gli slogan nei cortei inneggianti ai terroristi, i messaggi che appaiono su internet, provenienti da "br" in carcere, un'offensiva che cerca di trovare terreno fertile nell'odio anticlericale. Un odio purtroppo coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua sola ragione d'essere, per convenienza politica. Lo dimostrano le interpretazioni capziose di discorsi fatti dallo stesso Presidente della Cei, discorsi condotti sempre, come si diceva, in nome dell'amore, in difesa del bene dell'uomo, ragionamenti articolati e argomentati, rivolti a chi ha l'onestà di ascoltarli. Eppure qualcuno li ha forzati per aprire una "guerra" strisciante, una nuova stagione della tensione, dalla quale trae ispirazione chi cerca motivi per tornare ad impugnare le armi, per rivitalizzare organizzazioni che hanno perso su tutti i fronti, primo fra tutti quello della storia. Anacronismi. Come quella presenza sul palco a San Giovanni. Un residuato in mezzo a tanti giovani.
Da L'Osservatore Romano - 2-3 Maggio 2007
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