allego volantino 

 

Ci rivolgiamo a tutte le lavoratrici e lavoratori che ancora non sanno che i 
giorni 8-9-10 ottobre, in tutti i posti di lavoro si voterà con il referendum 
per approvare o bocciare il protocollo siglato il 23 luglio 2007 tra governo e 
parti sociali.

 

La nostra posizione è per il NO (come sotto riportato) e invitiamo, chi la 
pensa come noi, a fare girare questa mail in rete, al maggior numero di 
lavoratori e lavoratrici possibili, perchè crediamo di avere il diritto di 
sapere, conoscere e decidere per il nostro futuro.

 

 

Noi, delegate e delegati sindacali, lavoratori e lavoratrici, diamo un giudizio 
complessivamente negativo dell'accordo del 23 luglio tra Governo, sindacati e 
Confindustra. 

 

C'è sproporzione tra i nostri bisogni, le richieste sindacali avanzate e il 
risultato raggiunto:

 

-         Lo scalone Maroni non è abolito! Ne sono diluiti gli effetti in un 
tempo breve, mentre  il sistema degli scalini, con il requisito rigido 
dell'età, annulla, di fatto, il meccanismo delle quote, peggiorando in alcuni 
casi la Maroni; si arriva ad aumentare l'età pensionabile fino a 62 anni;

-         Il ripristino delle quattro finestre d'uscita con 40 anni di 
contributi si paga con le due finestre d'uscita dal lavoro per le pensioni di 
vecchiaia: un provvedimento odioso nei confronti in particolare delle donne;

-         Sui lavori usuranti scelte riduttive, indefinite e non per tutti: da 
una parte si escludono intere tipologie di lavoratori e lavoratrici e 
dall'altra si introduce un tetto massimo di sole 5000 uscite all'anno;

-         Sui coefficienti di trasformazione si prospetta il peggioramento 
della Dini; saranno ridotti dal 2010 del 6-8% e rivisti in modo automatico ogni 
3 anni, riducendo ancor più le future pensioni dei giovani e di chi è nel 
sistema contributivo. Il limite del 60% per le pensioni più basse è aleatorio, 
essendo una proposta di (allo) studio e condizionata dalla copertura 
finanziaria del sistema;

-         La legge 30 è confermata. Nessun limite per i contratti interinali e 
le forme di lavoro precario, mentre si consente la ripetizione dei contratti a 
tempo determinato dopo 36 mesi attraverso la conciliazione tra lavoratore, 
datore di lavoro e un sindacalista, snaturando così la funzione di tutela del 
sindacato;

-         La decontribuzione dello straordinario è grave, un regalo ulteriore 
alle imprese: innalzerà l'orario di lavoro e aumenterà gli infortuni (ma non la 
pensione dei lavoratori) e sarà un ostacolo alla creazione di nuova occupazione;

-         La mancata separazione tra assistenza e previdenza (prevista nel 95) 
pone in discussione la tenuta finanziaria del sistema previdenziale pubblico e 
rimane dirimente per le future pensioni di quelle nuove generazioni chiamate in 
causa strumentalmente da più parti. Se non si risparmierà con la 
ristrutturazione degli Enti, si aumenteranno ancora i nostri contributi 
previdenziali;

-         Sul rendimento delle pensioni di anzianità nessun intervento (hanno 
perso negli anni il 30% del potere d'acquisto) 

 
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