Segnaliamo questa interessante iniziativa:
PULLMAN PER GENOVA 17 NOVEMBRE
PARTENZA ORE 10.00 BERGAMO (MALPENSATA)
QUOTA INDIVIDUALE 10,00 EURO
PRENOTAZIONI ENTRO IL 13/11/2007
TEL. 329/4525910
«La storia siamo noi» non è uno slogan. E un approccio preciso; da un lato la
storia sociale, dallaltro la storia del potere. Chi lo ha cantato in questi
anni lo ho fatto con listinto di chi sa di aver vissuto un pezzo importante
della storia, ufficiosa o ufficiale che sia. E lo ha fatto pensando a Genova
2001. Con ogni mezzo necessario. Ma dal giorno in cui è iniziata la
requisitoria dei pm Andrea Canciani e Anna Canepa (Md), la storia la scrive
qualcun altro. E pare che le 300mila persone che hanno cantato quella canzone
sei anni fa non si accorgano di nulla.
In questi giorni la verve accusatoria attacca frontalmente la nostra memoria
collettiva. I pm non si sono risparmiati: hanno biasimato le violenze delle
forze dellordine; la gestione dellordine pubblico paragonato a una guerra tra
bande, la partigianeria di testimoni inqualificabili e come rappresentanti
dello Stato. Hanno però voluto porre un limite alle accuse e a un processo che
si deve occupare solo delle devastazioni dei manifestanti; tutto il resto non
può essere usato davanti alla Corte.
Allora non si può parlare delle spranghe di ferro usate dai carabinieri nella
carica di via Tolemaide, perché non hanno avuto alcun effetto di retto sulle
devastazioni dei manifestanti; non si può parlare di via Alimonda, un fatto
tragico ma già archiviato; non si può dubitare che le centinaia di lacrimogeni
sparati sul lungomare non abbiano mai raggiunto il corteo, ma solo la piazza
antistante lo schieramento di polizia; non si può non notare che in via
Tolemaide ci siano stati solo 100 secondi di corpo a corpo e che, quindi, le
cariche non siano state così violente; non si può non notare che, in fondo, il
blindato abbia caricato ad alta velocità i manifestanti solo due o tre volte.
Quindi, poco da lamentarsi.
In pratica, la rabbia di tutti noi in quei giorni per le sopraffazioni
vigliacche che aggredivano chi non poteva difendersi, che esprimevano il
monopolio più vecchio del mondo, quello delluso della forza pubblica, dobbiamo
dimenticarla, perché conta poco, mentre si giustificano le forze dellordine e
chi le comandava. Allora la carica di via Tolemaide si comprende bene.
Cosaltro avrebbe dovuto fare la polizia? Allora quella di Placanica è
legittima difesa, mentre quella di tutti coloro che si sono ribellati al G8 no.
Forse anche i pm avrebbero dovuto essere in strada per capire cosa è stata
Genova. «Non si può parlare della Diaz», affermano. Contemporaneamente offrono
agli avvocati degli alti gradi della polizia un assist, sotto forma di
affermazioni non provate e dossier già noti, che non cambiano nulla, ma che
risultano ampiamente suggestivi per i media. Condannano loperato della polizia
nella scuola, ma si dimenticano di ricordare che fu proprio la dottoressa
Canepa a essere «interpellata» quella notte dai dirigenti poi imputati per il
massacro.
Ai pm «non piacciono i cattivi maestri», ma forse dai loro «buoni maestri»
dovrebbero apprendere anche che non si può pensare di giocare al gioco della
politica senza sporcarsi le mani. 300mila personebianche, pink, black,
disobbediénti, migranti, pacifisti, autonomilo hanno fatto sei anni fa, senza
paura.
Se la storia siamo noi, se la memoria non è un souvenir da quattro soldi ma un
prezioso ingranaggio collettivo, queste stesse persone dovrebbero correre a
Genova e far sentire la propria voce in un processo che si è abituato a
risolversi come una cosa «per i soli addetti ai lavori». «Addetti ai lavori»
come i 25 imputati-capri espiatori sui quali si vorrebbero scaricare tutte le
responsabilità di quello che fu Genova, la cui condanna sarebbe utilìssima per
chiudere ì conti che tutti sono ansiosi da sempre di chiudere, o rimuovere. La
storia non è una questione per addetti ai lavori di unaula di tribunale. La
storia siamo noi.
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