Per risparmiare si e' scelto l'INFM, non l'INFN o altro, nonostante l'INFM 
fosse l'ultimo arrivato (1994), nato sotto la stella del brevetto, del 
transfer tecnologico, delle "partnership" e dei "network". Scelta 
apparentemente contraddittoria, se fatta da un governo liberista guidato da 
un imprenditore. L'INFN, ad esempio, e' dedicato alla fisica delle 
particelle. Al Berlusca interessano piu' i quark dei brevetti? A guardarla 
dal di fuori, e' una politica piu' simile a quella di Breznev che a quella di 
Bush.
Ma l'INFN e' il principale finanziatore del CERN.  E' piu' vecchio, e nato in 
tempi in cui il precariato era meno diffuso. L'INFM, invece, e' l'ente con il 
maggior numero di precari. Risparmiare i loro salari non e' difficile: basta 
non rinnovare le borse di studio, che durano al max 2 anni. Non si rischia, 
almeno sulla carta, una Termini Imerese della ricerca.
Dunque, la scelta dell'INFM e' tutta politica, basata sulla debolezza della 
forza-lavoro che sta di fronte al governo. Tanto e' vero che il governo 
Berlusconi, mentre con una mano misura le universita' con i brevetti 
depositati, con l'altra chiude l'ente creato appositamente per depositare 
brevetti, in cui le segretarie telefonano ai ricercatori per invitarli a 
depositare brevetti, in cui si finanziano gli spin-off, tecnologia che 
dall'universita' si affacci sul mercato.
Quindi non si sta discutendo se la ricerca deve essere pubblica o al servizio 
del mercato, come dicono certi professori. C'e' un attacco ai ricercatori 
precari perche' sono, tra i soggetti finiti tra le grinfie di Tremonti, la 
parte piu' debole.
La risposta venuta finora dall'universita' e' stata corporativa (dai rettori 
ai precari insieme) in favore della ricerca-fonte di benessere. Puo' servire 
a bloccare ora la riforma, in prospettiva non so.
A questo punto, rilancio la provocazione che feci ai tempi novembrini della 
riforma moratti: un fronte fatto da ricercatori precari sindacalizzati (SNUR 
& Cobas non vorrebbero uscire dall'ombra?) e non, studenti, gli spezzoni di 
movimento contro i brevetti biotech e informatici (dalla lotta contro i 
farmaci brevettati al Free Software) e professori di sinistra (a quel punto, 
vorrei proprio vederli).
Come scrissi all'epoca e dissi al FSE (mal ricevuto dalla maggioranza della 
CGIL presente) invece di chiedere la difesa della ricerca pubblica (visto che 
Berlusconi chiude proprio l'ente al servizio delle imprese), chiediamo una 
nuova ricerca pubblica: senza copyright, senza precarieta' e al servizio 
degli studenti.
Ciao

a
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