Per l'audiovideo della riunione dobbiamo aspettare ancora un po'.
Ragionevolmente Venerdì sera sarà on line. Qui di seguito la parte scritta
del mio intervento di ieri.


Care a cari,


un'analisi spietata delle nostre ultime vicende non deve far pensare che chi
la fa sia portatore di critiche alle dirigenze politiche attuali e
precedenti, ma deve essere presa come un tentativo di discussione
costruttiva per evitare gli stessi errori in futuro o, magari, persistere
nelle cose messe qui in discussione se queste saranno ritenute ininfluenti o
giudicate invece diversamente da come qui lo sono.


L'ordine cronologico che adotterò non è ordine di qualità o gravità delle
cose che dirò; quindi prendetelo per come è: un ordine, appunto,
cronologico.


A mio parare il comitato Nathan, così come era stato ideato nella mozione
generale di Demetrio, ha avuto il merito di porre il problema della chiamata
a raccolta delle individualità politiche che avrebbero potuto prendere le
redini di una riscossa democratica qui a Roma. Questa chiamata a raccolta è
effettivamente partita ma i suoi modi non sono stati discussi a sufficienza.
La mia critica (che allora era solo una perplessità) si riferisce al fatto
di avere scelto, nelle sue riunioni iniziali, la modalità dell'invito su
lista chiusa. Inoltre, a queste prime riunioni del nascente comitato Nathan,
ci sono state evidenti esclusioni nell'area radicale che poi hanno
comportato inevitabilmente l'etichetta Radicaliroma sui referendum e il
conseguente disinteresse del resto della galassia radicale. Questa è chiaro
che non si sia sentita coinvolta nella sua totalità. Un esempio è stata la
scelta dei temi, anche se l'attenuante dei tempi (stretti, troppo stretti)
non è di poco conto. Avere escluso dai temi il registro dei testamenti
biologici e l'anagrafe pubblica degli eletti, cosa dettata da legittime e da
me condivise ragioni politiche, è stato forse controproducente. D'altra
parte le stesse critiche potevano essere rivolte anche ad alcuni degli 8
referendum poi effettivamente scelti. Ricordo a riguardo una critica di Josè
lasciata passare senza colpo patire.


Un'altra critica alla gestione della campagna referendaria riguarda i
referenti provinciali laziali di Radicali Italiani. Essi avrebbero dovuto
essere coinvolti e responsabilizzati con più forza. Quando lo sono stati,
abbiamo apprezzato come Maughelli, Palluzzi e Giordani si sono mossi sulla
raccolta delle firme a Latina e a Rieti. Anche l'interlocuzione con Segneri
a Frosinone avrebbe certamente giovato.


La nostra capacità di interlocuzione politica interna non è stata quindi
all'altezza. Essa ha tuttavia prodotto dei risultati importanti. Iervolino
ha potuto avere la possibilità di condurre ogni settimana una trasmissione
su Radio Radicale, che gli ha consentito di farsi conoscere e di proiettarsi
come politico nazionale. Inoltre, non solo in molti notiziari su Radio
Radicale ma anche durante i referendum days abbiamo avuto delle coperture da
parte dei dirigenti nazionali apprezzabili. Durante il gay pride poi, la
partecipazione di Pannella al tavolo finale di raccolta firme è stata
anch'essa significativa.


Questo all'interno della galassia radicale, ma la nostra capacità di
interlocuzione politica esterna è stata altrettanto scadente, seppure in
alcuni casi incisiva. Non che non ci abbiamo provato ma i risultati sono
sotto gli occhi di tutti. I Repubblicani non si sono fatti vedere nonostante
fossero all'interno del comitato Nathan. I Verdi e i Grillini, pasdaran a
parole della raccolta differenziata e dei vincoli paesistici, non hanno
fatto nulla. I comunisti favorevoli a tutto, anche loro niente hanno fatto.
E non sto parlando di militanti ai tavoli (cosa che sarebbe stata comunque
inutile chiedere), ma di appoggio politico in quanto tale, che ne so:
articoli sui loro giornali di partito, interventi alle loro feste, dibattiti
sui temi referendari, email e lettere ai loro indirizzari, soldi. Niente di
niente.


Probabilmente (molto probabilmente) non aver coinvolto le persone e i gruppi
di persone sulla scelta dei temi referendari, ha tenuto fuori le persone e i
gruppi di persone dai referendum.


Se si esclude il successo sulla legge attuativa dei referendum propositivi
(successo certo non di poco conto), non siamo riusciti a smuovere nulla.
Dobbiamo poi capire se tale successo risulta essere o no limitato
temporalmente, per poi eventualmente sfruttarlo o meno nel futuro.


Di buono c'è stato sicuramente l'approfondimento sui temi e la rete di
collegamenti che hanno fatto sì che poi Emma Bonino e Marco Pannella
scegliessero il Lazio (e non la Lombardia, ad esempio) come la regione per
Emma presidente. Anche questo è cosa non di poco conto.


Poi c'è stata appunto la campagna elettorale.


Noi l'avevamo impostata sulle video inchieste. Quella sulla pillola del
giorno dopo, visionata in anteprima dai 2-3 milioni di spettatori de "La
Vita in diretta", costata anche parecchi week-end a molti associati, e altre
video-inchieste che denunciavano la situazione di illegalità e di non
rispetto delle regole in cui viviamo. Questa strategia non è più stata
utilizzata a causa dell'appoggio alla candidatura di Emma dei vari partiti
della coalizione, responsabili in gran parte delle stesse cose che
denunciavamo! Abbiamo quindi dovuto cambiare drasticamente strategia
elettorale.


In primo luogo, il nostro patrimonio di conoscenze (sto parlando
dell'immagine che gli altri avevano del nostro patrimonio di conoscenze) è
stato donato a chi ci aveva lavorato di più, cioè a Iervolino, che è stato
addirittura nominato dalla Bonino come coordinatore del suo programma
elettorale.


A questo punto come associazione ci siamo trovati in una situazione ambigua.
Da una parte il nostro candidato naturale era Iervolino, dall'altra
Iervolino non si è fatto più vedere, per evidenti ragioni di tempo connesse
probabilmente al suo nuovo ruolo. La candidatura di parecchie persone
dell'associazione rendeva invece necessaria la sua presenza. Per quanto
infatti nessuno di noi candidati abbia mai fatto campagna elettorale dentro
l'associazione o abbia mai utilizzato gli indirizzari dell'associazione, il
rischio che ci dividessimo in parti uguali quel centinaio di preferenze che
forse avremmo potuto spostare era noto, era stato sollevato, ma non è stato
evitato.


Il meccanismo di selezione dei consiglieri regionali sulla base delle
preferenze di ciascun partito è davvero un meccanismo bastardo. Non premia
l'intelligenza (si veda la posizione di Gilberto Corbellini), non premia la
competenza sui temi (si veda la posizione di Iervolino). In altri partiti
premia la capacità di raccolta e di gestione delle clientele proprie e
altrui. Da noi premia la capacità di empatia con le persone che si conoscono
e che si riescono a contattare. Che di questo meccanismo ci si debba
liberare è chiaro. Ma di fatto questo è il meccanismo. E con questo
meccanismo, è evidente, possiamo dire che abbiamo puntato sul cavallo
sbagliato. Non voglio bruciare nomi per il futuro, ma la scelta del cavallo
su cui puntare dovrebbe tener conto anche del sistema elettorale a
disposizione.


Analizziamo adesso la situazione precedente e quella attuale. Prima avevamo
un governo di centro sinistra che aveva rifiutato all'ultimo minuto la
nostra ospitalità a causa del nome della nostra lista, il nome di Luca
Coscioni. Operava in un normale regime partitocratico, nulla faceva sulle
cose importanti eccetto che per la scrittura dei bilanci delle asl … almeno
la scrittura, cazzo! Adesso abbiamo un governo di centro destra, guidato da
persona "amica" politicamente assai scadente ed eletta grazie alla
violazione di tutte le regole di comunicazione politica. Se si renderà conto
però che il consiglio regionale mai la sfiducerà (pena la sua decadenza) e
che quindi può operare in regime di libertà e se si rivelerà meno scadente
di quanto apparso in campagna elettorale, si possono aprire scenari di
interlocuzione politica importanti, con la presidente, su vari temi:
dall'anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, alla situazione nelle
carceri e della sanità nelle carceri. Se ci lavoriamo anche per i temi
referendari si può cavare qualche ragno dal buco. Infine se prima
l'interlocuzione era altamente indiretta, fatta attraverso uomini che si
rifacevano a logiche partitocratiche, adesso abbiamo ben 2 consiglieri
radicali. Da sfruttare in ogni modo. Dobbiamo chiedere loro in primo luogo
di essere informati delle loro cose e poi informarli delle nostre. Il nostro
obiettivo minimo è la loro (re)iscrizione. Quello vero è la loro
integrazione.







-- 
Luca Placidi
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Laboratorio Strutture e Materiali Intelligenti Cisterna di Latina
Dipartimento di Strutture dell'Università Roma Tre
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