Vi inoltro questo interessante articolo segnalatoci da Alessandro Litta

ciao



 *Dall'ex-direttore dell'ufficio del rabbino capo di Israele, parole che
potrebbero essere scritte (o sottoscritte) da qualunque radicale. Basta
togliere Israele e scrivere Italia, togliere haredim e scrivere clericali, e
il paragone calza a pennello. Questo, da noi, si chiamerebbe un "cattolico
liberale". Da notare il riferimento alla Costituzione americana, una perla.
(a.l.m.)*


*Israele deve separare la religione dalla politica*

*Il mix di religione e politica in Israele ha creato un ciclo infinito di
odio e depravazione morale; l’istituzione religiosa corrompe il tessuto
dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione.*

*Dov Halbertal*

In qualità di ebreo ultraortodosso, mi appresto a scrivere alcune
affermazioni molto forti. Non posso tuttavia fare a meno di scriverle, dopo
aver raggiunto la conclusione che sia giunto il momento di un cambiamento
radicale.

Purtroppo, devo concentrarmi sul lato negativo piuttosto che su quello
positivo. Proprio come l’occupazione corrompe – come anche i suoi
sostenitori ammetteranno – allo stesso modo la politica corrompe la
religione. Il mix di politica e religione in questo paese ha creato un ciclo
infinito di depravazione morale e di odio fraterno. L’istituzione religiosa
corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della
religione.

L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e per il bene dello
Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli
Stati Uniti e separare Stato e Chiesa.

Ritengo che nessuno debba pagare per le mie convinzioni. Non è etico che il
pubblico laico finanzi gli studenti delle yeshivot (scuole ebraiche (N.d.T.)
) e l’alto tasso di natalità tra gli ebrei ultraortodossi. Non c’è niente di
più irritante per gli israeliani laici che ricevere uno sputo in faccia dopo
aver dato agli ultraortodossi generose somme di denaro. Gli ultraortodossi
si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività,
l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora.
Tuttavia, essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società,
intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti.

Cerchiamo di essere onesti con noi stessi. Non c’è nessuna ragione per cui
l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per
i suoi valori. La soluzione che propongo andrà a beneficio della religione
ancor più che dello Stato. Non voglio far parte di una società che usa la
coercizione. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al
razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata.

I processi di pensiero distorti non fanno parte della halakha (la legge
religiosa ebraica (N.d.T.) ). Essi traggono origine dalle interpretazioni
distorte che derivano principalmente da ripugnanti connessioni instauratesi
tra la politica, le istituzioni e la religione. Gli ebrei americani non
avrebbero osato bloccare le strade e colpire i poliziotti perché è stato
aperto un centro commerciale durante lo Shabbat. Negli Stati Uniti, i
rabbini non si sognerebbero mai di emanare un manifesto che vieta agli ebrei
di affittare appartamenti ai gentili.

È giunto il momento di dire “basta”: basta con i partiti religiosi; basta
con la loro vergognosa preoccupazione auto-centrata per i bilanci, mentre
essi ignorano il resto del paese e del mondo; basta con la corruzione morale
ed estetica della religione; basta far ingoiare a forza leggi a un’opinione
pubblica che non crede in esse.

Parafrasando Martin Luther King Jr., anch’io ho un sogno: sogno che la
politica sia separata dalla religione; io ho un sogno: che un bambino laico
possa studiare le fonti ebraiche per amore e non per paura dei risultati
riflessi nella vetrina dell’istituzione religiosa; Io ho un sogno: di
appartenere ad una società religiosa haredi (ultraortodossa (N.d.T.) )
moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è “vivi e lascia vivere”.

A volte sembra che gli haredim siano motivati da un senso di
vittimizzazione. Questo è ciò che definisce loro e il loro diritto ad
esistere, come se in cima all’agenda del presidente Barack Obama e della
Corte Suprema ci fosse la questione di come eliminare il giudaismo
religioso. C’è da meravigliarsi che l’antisemitismo e l’odio per gli ebrei
stiano prosperando? Che cosa dovremmo noi stessi pensare di una setta
religiosa sprezzante, concentrata su se stessa, che si considera un faro per
gli altri, ma semina polemiche e isolamento?

Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo
le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento
effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a
immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste una combinazione peggiore del
mix di religione e politica.

*Dov Halbertal insegna Diritto ebraico; è stato direttore dell’ufficio del
rabbino capo d’Israele*
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