Notevolissimo lo scritto riportato. E calzante, pur se in differente dosaggio, 
la comparazione con il caso italiano.

Ciao, pierluigi
  ----- Original Message ----- 
  From: riccardo magi 
  To: [email protected] 
  Sent: Thursday, December 30, 2010 6:03 PM
  Subject: [radicaliroma] Israele deve separare la religione dalla politica


  Vi inoltro questo interessante articolo segnalatoci da Alessandro Litta


  ciao




  Dall'ex-direttore dell'ufficio del rabbino capo di Israele, parole che 
potrebbero essere scritte (o sottoscritte) da qualunque radicale. Basta 
togliere Israele e scrivere Italia, togliere haredim e scrivere clericali, e il 
paragone calza a pennello. Questo, da noi, si chiamerebbe un "cattolico 
liberale". Da notare il riferimento alla Costituzione americana, una perla. 
(a.l.m.)

  Israele deve separare la religione dalla politica

  Il mix di religione e politica in Israele ha creato un ciclo infinito di odio 
e depravazione morale; l’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, 
mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione.

  Dov Halbertal

  In qualità di ebreo ultraortodosso, mi appresto a scrivere alcune 
affermazioni molto forti. Non posso tuttavia fare a meno di scriverle, dopo 
aver raggiunto la conclusione che sia giunto il momento di un cambiamento 
radicale.

  Purtroppo, devo concentrarmi sul lato negativo piuttosto che su quello 
positivo. Proprio come l’occupazione corrompe – come anche i suoi sostenitori 
ammetteranno – allo stesso modo la politica corrompe la religione. Il mix di 
politica e religione in questo paese ha creato un ciclo infinito di 
depravazione morale e di odio fraterno. L’istituzione religiosa corrompe il 
tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione.

  L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e per il bene dello 
Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati 
Uniti e separare Stato e Chiesa.

  Ritengo che nessuno debba pagare per le mie convinzioni. Non è etico che il 
pubblico laico finanzi gli studenti delle yeshivot (scuole ebraiche (N.d.T.) ) 
e l’alto tasso di natalità tra gli ebrei ultraortodossi. Non c’è niente di più 
irritante per gli israeliani laici che ricevere uno sputo in faccia dopo aver 
dato agli ultraortodossi generose somme di denaro. Gli ultraortodossi si 
oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, 
l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. 
Tuttavia, essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, 
intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti.

  Cerchiamo di essere onesti con noi stessi. Non c’è nessuna ragione per cui 
l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i 
suoi valori. La soluzione che propongo andrà a beneficio della religione ancor 
più che dello Stato. Non voglio far parte di una società che usa la 
coercizione. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al 
razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata.

  I processi di pensiero distorti non fanno parte della halakha (la legge 
religiosa ebraica (N.d.T.) ). Essi traggono origine dalle interpretazioni 
distorte che derivano principalmente da ripugnanti connessioni instauratesi tra 
la politica, le istituzioni e la religione. Gli ebrei americani non avrebbero 
osato bloccare le strade e colpire i poliziotti perché è stato aperto un centro 
commerciale durante lo Shabbat. Negli Stati Uniti, i rabbini non si 
sognerebbero mai di emanare un manifesto che vieta agli ebrei di affittare 
appartamenti ai gentili.

  È giunto il momento di dire “basta”: basta con i partiti religiosi; basta con 
la loro vergognosa preoccupazione auto-centrata per i bilanci, mentre essi 
ignorano il resto del paese e del mondo; basta con la corruzione morale ed 
estetica della religione; basta far ingoiare a forza leggi a un’opinione 
pubblica che non crede in esse.

  Parafrasando Martin Luther King Jr., anch’io ho un sogno: sogno che la 
politica sia separata dalla religione; io ho un sogno: che un bambino laico 
possa studiare le fonti ebraiche per amore e non per paura dei risultati 
riflessi nella vetrina dell’istituzione religiosa; Io ho un sogno: di 
appartenere ad una società religiosa haredi (ultraortodossa (N.d.T.) ) 
moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è “vivi e lascia vivere”.

  A volte sembra che gli haredim siano motivati da un senso di vittimizzazione. 
Questo è ciò che definisce loro e il loro diritto ad esistere, come se in cima 
all’agenda del presidente Barack Obama e della Corte Suprema ci fosse la 
questione di come eliminare il giudaismo religioso. C’è da meravigliarsi che 
l’antisemitismo e l’odio per gli ebrei stiano prosperando? Che cosa dovremmo 
noi stessi pensare di una setta religiosa sprezzante, concentrata su se stessa, 
che si considera un faro per gli altri, ma semina polemiche e isolamento?

  Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo 
le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo 
dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di 
Dio. Una cosa è chiara: non esiste una combinazione peggiore del mix di 
religione e politica.

  Dov Halbertal insegna Diritto ebraico; è stato direttore dell’ufficio del 
rabbino capo d’Israele










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