I disastri della partitocrazia: lottavo Colle di Roma di Massimiliano Iervolino, pubblicato su Notizie Radicali
Come spesso accade quando e' imminente un'emergenza, le forze politiche di centro, di destra e di sinistra, invece di attivarsi per evitarla pensano a scaricarsi le responsabilità. E' quello che in questi giorni sta accadendo sulla questione dei rifiuti. E bene ricordare che, per periodi più o meno lunghi, tutti, tranne i Radicali, hanno governato la Regione Lazio ed il Comune di Roma. In questi anni, nessuna maggioranza, di qualsiasi colore essa sia stata, ha saputo dare una risposta concreta sulla questione Malagrotta e nessuna Giunta ha saputo programmare sull'impiantistica necessaria e sulla raccolta differenziata. La verità e' che il disastro e' bipartisan. Le accuse di lasciti di debiti e di questioni irrisolte inerenti alla sanita' e ai rifiuti, che ogni qual volta cambia il colore di una giunta siamo costretti a dover ascoltare, non giustifica minimamente l'inoperosità di chi oggi governa il Campidoglio e la Regione. In questi giorni parecchi sono stati gli articoli di giornale che, in un modo più o meno accurato, hanno parlato della discarica più grande dEuropa. Questo articolo vuole dare un piccolo contributo di chiarezza in merito alla discarica, e ai problemi ancora non risolti, che rendono oggi tale sito insostituibile. Nessuno dei principali attori politici che ha governato la Città Eterna è stato capace di programmare serie e lungimiranti politiche sui rifiuti in grado di prevedere negli anni la chiusura del cosiddetto Ottavo Colle di Roma. I Numeri e lillegalità di Malagrotta La discarica di Malagrotta è la più grande dEuropa, le tonnellate di rifiuti scaricati ogni giorno oscillano tra le 4.500 e le 5.000. Il COLARI (consorzio laziale rifiuti) di Manlio Cerroni gestisce questo enorme terreno da più di 20 anni e vi arrivano rifiuti da Roma, Ciampino, Fiumicino e dalla Città del Vaticano. Nella discarica sono presenti due linee di gassificazione la cui costruzione è stata decisa dalle ordinanze n° 14 e 16 del 2005 firmate dall'allora Commissario Straordinario per l'Emergenza Rifiuti del Lazio Verzaschi. Il 24 giugno 2008 finiva il commissariamento della Regione Lazio sui rifiuti. Continuava dal 1999, doveva durare un solo anno ed in questi dodici mesi si doveva stilare un piano. Invece ce ne sono voluti nove. Per legge entro il 2003 la raccolta differenziata doveva raggiungere il 35% e per centrare questo obiettivo furono stanziati 64 milioni di euro. Gli ultimi dati ufficiali, che risalgono al 2008, dicono che non si supera il 20%. Nella nostra regione la produzione di rifiuti solidi urbani (dati rapporto rifiuti Ispra 2008) è stata nel 2007 di 3.359.554 tonnellate, con una produzione pro-capite di 604 kg/abitante/anno, con un aumento di circa il 14% rispetto al 2003. Di questa quantità enorme di rifiuti, circa l83% viene smaltito in una delle dieci discariche del Lazio, negli ultimi dieci anni questa percentuale è rimasta abbastanza costante senza subire notevoli variazioni, a dimostrazione che la cultura della discarica è stata predominante per lo smaltimento dellRSU (rifiuti solidi urbani). Dai dati sopra riportati si evince che la stragrande maggioranza dei rifiuti solidi urbani viene conferita in discarica. E bene ricordare che la direttiva 31/1999 dellUnione Europea stabilisce: in discarica possono entrare solo rifiuti pretrattati cioè quelli depurati dalla raccolta differenziata. In Italia la direttiva comunitaria viene recepita solo con il decreto 13 gennaio 2003 numero 26 ed applicato con un decreto del 3 agosto 2005. Mentre dal 2005 a tuttoggi le discariche hanno comunque potuto ricevere rifiuti indifferenziati non pretrattati per via di proroghe annuali generalmente contenute nelle leggi finanziarie. Oggi il sistema deve tener conto del piano di riduzione dei rifiuti biodegradabili in discarica. A Malagrotta si conferisce circa lottanta per cento dei rifiuti prodotti a Roma che, per la stragrande maggioranza, sono non trattati. Questo va contro le direttive europee e contro la legislazione nazionale, proprio per questo motivo più volte viene denunciata lillegalità del sito. Le omissioni del Comune di Roma e della Regione Lazio su Malagrotta La Regione Lazio deve avviare urgentemente lo 'studio di sicurezza dell'area vasta che il Campidoglio aveva richiesto alla Regione nel 2003 - e poi di nuovo nel 2004 - per poter arrivare ad una valutazione complessiva dei diversi impatti ambientali che si concentrano nell' area del quadrante ovest sulla quale grava, come ormai arcinoto, una molteplicità caotica di impianti. Questo studio, mai fatto, è fondamentale per una zona classificata »a rischio di incidente rilevante« e quindi sottoposta a precisi vincoli di legge (Decreto Legislativo 334/99 »Seveso II«). Alemanno da parte sua dovrebbe attuare immediatamente l'Ordinanza: Discarica di Malagrotta: adozione di misure urgenti a tutela dell'incolumità pubblica sottoscritta il 12 novembre 2010. Tale atto è stato firmato dal Sindaco per avviare entro un mese i controlli in quell'area, quindi il termine ultimativo per l' inizio dei lavori di contenimento dell'inquinamento è scaduto. Da notare in particolare che alla fine di tale Ordinanza si legge: In caso di inottemperanza all'avvio dei lavori entro e non oltre 30 giorni, si provvederà d'ufficio e in danno con recupero delle spese a carico della società destinataria del presente provvedimento, nonché alla denuncia all'Autorità Giudiziaria ai sensi dell'art 650 del Codice Penale. Ma fino ad oggi non è successo nulla. Niente lavori e nessuna denuncia all'Autorità Giudiziaria. È successo invece che la società proprietaria ha presentato tre ricorsi, più un quarto contro l'istituzione dell'Osservatorio ambientale partecipato del XVI Municipio. L'opinione dei cittadini da fastidio, invece dovrebbe avere un ruolo decisivo così come previsto dal Decreto Legislativo 334/99 (sulla base della Direttiva europea 96/82/CE), l'articolo 23 è estremamente esplicito in proposito. I problemi di Roma e del Lazio che favoriscono la cultura della discarica In questo paragrafo non mi soffermerò sullinesistente strategia di prevenzione e di riduzione della produzione di rifiuti anche se, è bene ricordarlo, tutte le direttive europee in materia individuano queste due azioni come le prime da mettere in campo per realizzare un ciclo sostenibile. Invece voglio soffermarmi sullerrata metodologia di raccolta e di separazione dei materiali. A Roma per la raccolta differenziata si usa il cassonetto stradale multi materiale. Con questa logica del mettere tutto insieme, ci sono materiali che hanno peso specifico diverso, per esempio la plastica 30 kg/m3, il vetro 250 kg/m3, a questo punto per poterli trasportare si deve pressare il materiale cioè si rompe il vetro e lo si riduce in granelli e questo non è più possibile riciclarlo. Vetro da riciclare sporco di plastica e plastica da riciclare sporca di vetro. Gli scarti di questa operazione vanno dal 50 all80% e vanno a finire tutti in discarica. A Roma si sta sperimentato in diversi quartieri il porta a porta (cioè condominio per condominio) purtroppo cè il bidone multi materiale ma i risultati sono stati eccezionali, più del 60% dei rifiuti è stato differenziato. Come già scritto in apertura di questo articolo, sulla mancata gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti nella Capitale, sia il centro destra che il centro sinistra hanno gravi responsabilità. Chi ha governato per anni Roma ed il Lazio non può non riconoscere le proprie colpe. Uno di questi è sicuramente Walter Veltroni. E bene ricordare che lex Primo Cittadino, con lOrdinanza N.81 del 19 marzo 2002, costituì una Commissione di esperti allo scopo di: individuare in tempi brevi le iniziative da intraprendere per il miglioramento della gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti, per assicurare la chiusura dellintero ciclo dei rifiuti e per conseguire linnalzamento della qualità ambientale della città. Il comitato dei dotti era formato da: Ganapini, Gavasci, Guerra, Masullo, Nebbia, Parmaliana, Venturi e Viviano. Alla fine dei lavori, che terminarono il 5 luglio 2002, venne redatto un documento molto interessante ed articolato che, individuando modi e tempi, prefigurava lobiettivo del 45% di differenziata da raggiungere entro il 2005. Per i componenti della Commissione la condizione necessaria, ma non sufficiente, per raggiungere tale ragguardevole percentuale era il superamento del modello dei grandi contenitori in sede stradale (multimateriale) ed il passaggio a quelli condominiali e di prossimità. Tale documento aveva come previsione finale: il recupero di materia per il 44.8%, il recupero di energia per il 26.4%, ed il conferimento in discarica per il 24.3%. La commissione fece un ottimo lavoro senza cadere in pericolose politiche populistiche, ma lex Sindaco Veltroni non attuò mai le proposte del comitato di esperti, addirittura non le presentò mai alla stampa, quellilluminante atto rimase nei cassetti del Campidoglio. I motivi di quel comportamento omissivo sono facilmente intuibili da chi conosce la geografia dei poteri forti di Roma. Detto questo è bene ribadire che le responsabilità su Malagrotta sono bipartisan, infatti anche linoperosità di Alemanno è sotto gli occhi di tutti visto che, in quasi tra anni di amministrazione, non ha saputo individuare unalternativa alle grandi discariche. Al Primo cittadino consiglio la lettura del testo a prima firma Ganapini che, con i relativi aggiustamenti quantitativi, è tuttaltro che superato. La situazione finanziaria dei comuni del Lazio Il vero problema che sta vivendo il sistema Lazio è di tipo economico. Per molto tempo, al fine di contenere le spese comunali, la Regione ha determinato tariffe di accesso agli impianti molto contenute. Attualmente le necessità normative e gli obblighi di tutela dellambiente richiederebbero un incremento delle stesse di circa il 20%. Tale incremento sarebbe, tra laltro, giustificato dalla necessità di far crescere la raccolta differenziata (non si deve dimenticare che per tre anni i costi sono coperti dal bilancio regionale). Tale aspetto ha portato le aziende del settore a limare notevolmente gli utili precedentemente programmati se non ad avere bilanci in passivo. Su detto aspetto incide anche lenorme ritardo dei pagamenti da parte dei Comuni (in alcuni casi si superano i 12 mesi). Attualmente lesposizione del sistema, sia di aziende pubbliche che private, nei confronti dei comuni supera i 200 milioni di euro. Il sistema bancario evidenzia criticità in fase di sconto fatture avendo i gestori raggiunto i limiti di esposizione bancaria. Limpiantistica necessaria per un ciclo completo e virtuoso dei rifiuti solidi urbani Vi sono criticità su alcune tipologie di apparecchiature che, solo attuando una seria politica di programmazione, possono essere superate. - Per quanto riguarda la selezione del multi materiale (tipo Roma), limpiantistica dovrebbe essere incrementata attraverso la realizzazione di almeno due piattaforme. - Gli impianti di compostaggio attualmente attivi sono quattordici, quelli utilizzati per la frazione organica provenienti dai rifiuti urbani sono, però, solo quattro. Allo stato attuale sono in corso iniziative in grado di compensare almeno il gap esistente ma vanno potenziati in tutti gli ATO tranne Roma 1 e Viterbo. Le tariffe di accesso agli impianti di compostaggio risultano ancora troppo elevate, rispetto a quelli presenti nel nord Italia. Nel 2008 la diffusione del sistema domiciliare, incentrato sulla raccolta dellorganico, ha portato allemergenza impianti di compostaggio. Ad oggi, su questo, si registra una carenza preoccupante che pone le amministrazioni a rallentare lo sviluppo del porta a porta. Le stesse aziende, pubbliche, private o a capitale misto, si comportano come monopolisti creando una sorta di cartello sui costi di accesso. La presenza di più impianti creerebbe un effetto virtuoso, innescando dei meccanismi correttivi nel mercato del trattamento dellorganico, a vantaggio dei soggetti conferitori. - Gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico vanno aumentati visto che, finalmente, non tutto il tal quale potrà essere smaltito in discarica. Nei prossimi anni la quantità di rifiuti da trattare aumenterà e proprio per questo è improrogabile la costruzione di altre strutture di TMB, che serviranno anche a produrre il CDR, senza il quale, gli impianti di termovalorizzazione non possono funzionare. La mancanza del combustibile da rifiuti è il motivo per cui limpianto di Colleferro non è a regime, scarsità dovuta al non funzionamento dei TMB di Rocca Cencia e di via Salaria. Blocco degli impianti dovuto ai maggiori costi che AMA dovrà sostenere per il trattamento dei rifiuti. E importante programmare lapertura di nuovi impianti partendo dallautosufficienza dei territori soprattutto per ridurre al minimo il trasporto dei rifiuti. Il mercato (che non cè!) delle materie prime secondarie e del compost I mercati delle materie prime e delle materie prime secondarie sono mercati variabili e ciclici che hanno presentato negli anni situazioni alterne in cui la materia seconda poteva essere più o meno conveniente rispetto alla materia vergine. In alcuni settori produttivi, quali quelli del cartone, vetro, metalli e pannelli truciolari, le materie prime secondarie rappresentano oramai la parte prevalente degli input di produzione. La domanda di queste materie prime secondarie è correlata alla domanda finale degli specifici beni. In altri settori, quali la plastica, le materie prime secondarie si trovano maggiormente correlate ai prezzi delle materie vergini e sono più sensibili al variare dei loro prezzi. Davanti a strozzature prolungate della domanda interna di materiali, non compensate dalla capacità di assorbimento del mercato nazionale ed estero, anche i tassi di raccolta potrebbero venire compromessi. è pertanto necessario accrescere la capacità di utilizzo di alcuni materiali da parte dellindustria nazionale, rafforzando al contempo la domanda di materiali riciclati e di beni e manufatti da questi ottenuti, mediante interventi quali il green public procurement. E altrettanto urgente individuare e promuovere nuovi sbocchi attraverso unadeguata incentivazione di nuove applicazioni nei processi produttivi manifatturieri e nei green products; è inoltre opportuno avviare politiche di ammortizzazione dei cicli dei prezzi (per esempio rivedendo le norme relative allo stoccaggio) delle materie prime secondarie, che quando tendono a ridursi rischiano di avere serie ripercussioni, anche in termini qualitativi, sul sistema di raccolta e recupero e quindi sullesigenza di assicurare la stabilità dei flussi da raccolta differenziata. Fermo restando quanto sopra, il problema della raccolta differenziata e della monetizzazione della stessa è legata alla qualità del prodotto raccolto e, pertanto, alle modalità di raccolta. (multimateriale/monomateriale). Il compost viene utilizzato in agricoltura, ma la sua commercializzazione, ed addirittura il suo conferimento a costo zero, rimane problematica, infatti, a parte il florovivaista e le colture orticole, questo materiale non viene utilizzato per i cereali e per le grandi colture estensive, inoltre le imprese chiedono garanzie sullorigine delle matrici del compost. Le iniziative che potrebbero essere messe in campo sono: la creazione di un marchio di qualità (già esistente in altre regioni), la sottoscrizione di un accordo con le rappresentanze degli agricoltori, lindicazione in etichetta delle matrici utilizzate e delle matrici di provenienza, la diffusione del sistema di certificazione del prodotto. Aumentare le percentuali di raccolta differenziata, si può e si deve! Il Piano Regionale sui rifiuti, approvato dalla Giunta Polverini, entro pochi mesi dovrebbe arrivare in Consiglio, questo prevede il raggiungimento del 60% di raccolta differenziata entro la fine del 2011, tale quota è irraggiungibile visto che, come ampiamente documentato in questo articolo, i problemi strutturali da superare sono molteplici. Sul riciclo dei rifiuti bisognerebbe intervenire urgentemente attraverso misure legislative ed organizzative radicalmente diverse. Va superato il metodo della raccolta multimateriale stradale (plastica/ vetro) visto che questo rende necessaria una ulteriore fase di trattamento che ne diminuisce di molto la resa e la qualità del prodotto da riusare. Occorre continuare, ed estendere, la riorganizzazione della raccolta differenziata, verso modalità di domiciliarizzate o di prossimità, superando lattuale prevalenza di grandi contenitori in sede stradale. Bisogna aumentare i centri di raccolta e le isole ecologiche con lintroduzione di sistemi di premialità verso i cittadini che ci conferiscono RSU differenziato. Vanno previste sperimentazioni con la grande distribuzione per il conferimento dei rifiuti provenienti dai loro prodotti presso aree attrezzate nei punti di vendita, che includano meccanismi di convenienza economica sia per i cittadini che per le imprese interessate. Bisogna intervenire per limmediato adeguamento della logistica a favore della raccolta differenziata e occorre stipulare accordi di programma con gli enti locali e la grande distribuzione per favorire la raccolta differenziata _______________________________________________ Lista mailing list [email protected] http://lists.radicaliroma.com/cgi-bin/mailman/listinfo/lista
