Credo che Valerio abbia ragione. Sia sull’immagine sia sul timbro. 
Ho a casa, chissà  dov’è finita, una banconota da 10.000 lire con 
Alessandro Volta, che mi è pervenuta poco prima del cambio dell’euro e 
che ho voluto conservare.  Quella banconota è passata in via di torre 
argentina ed è stata timbrata. c’è scritto …. restituzione di parte del 
bottino partitocratico …..  qualcosa del genere, appena ho tempo la 
ricerco. 
Non c’è un’attestazione di cessazione di proprietà per fini 
umanitari, bensì un manifesto politico con un testo ancora valido. 
Si può fare qualcosa del genere ma il problema è cosa scriverci. 
Forse lo può fare solo chi sa cosa vuol dire leggere un libro privati 
della libertà. 
Condivido anche l'allergia al timbro. 
Se si regala un libro ad un amico si scrive una dedica, anche 
impersonale, ma non si mette un timbro. Ci vuole più cura. 
Troppo lavoro?  Se in una nostra riunione ci sono 25 persone, 
scrivere ciascuno due frasi a penna su un libro venti volte non è forse 
tempo perso.  
Qualcuno sa scrivere qualcosa che abbia senso? Se no, vuol dire che 
l'intera l'iniziativa non ha senso. 
vittorio. 


----Messaggio originale----
Da: [email protected]
Data: 07/01/2011 19.50
A: "radicaliroma"<[email protected]>
Ogg: [radicaliroma] NO TIMBRI PLEASE

Cari,

 

L'idea di apporre un timbro su ognuno dei circa cinquecento libri che 
saranno consegnati ai detenuti del carcere di Velletri mi sembra 
un'inizativa così sciocca e inutile che mi vedo costretto a tornare 
sull'argomento, anche se so di essere in netta minoranza (se non il 
solo) a pensarla così.

 

Mi preme di approfondire questo punto non tanto per cercare di 
conciliare la mia opinione con la vostra, quanto perché la questione 
dei timbri è a mio modo di vedere una questione fondamentale, e non già 
un mero dettaglio come potrebbe sembrare.

 

Dico questo per diversi motivi. Innanzitutto perché sono convinto che 
la tecnica della comunicazione riveste un ruolo strategico per il 
successo della nostra associazione, come del resto per qualsiasi 
associazione, che non può e non deve essere sottovaluta, pena la nostra 
stessa scomparsa politica. Sottolineo la parola tecnica ma forse potrei 
anche parlare di scienza della comunicazione per indicare il contenuto 
innovativo, nei contenuti e nella forma, che la comunicazione deve 
avere per essere coerente e in armonia con le conquiste del progresso 
tecnologico e l'evoluzione dei costumi civili. 

 

Da questo punto di vista la nostra battaglia contro i manifesti 
abusivi mi sembra sintomatica e merita di essere inclusa in questa 
riflessione. Sono infatti convinto che l'obiettivo di questa nostra 
iniziativa non sia tanto o solo quello di denunciare l'illegalità delle 
affissioni abusive, questo semmai è un pretesto per organizzare la 
nostra azione, quanto quello di rigettare in blocco un modo di fare e 
comunicare la politica che è orripilante, anacronistico e incivile, 
oltreché totalmente inutile. 

 

Per chiarire meglio il senso di questa mia riflessione vi invito a 
guardare uno spot per il rinnovo del parlamento parlamento catalano 
promosso dalla gioventù socialista, un tantinello provocante ma rende 
bene l'idea.

 

http://www.youtube.com/watch?v=nhkrRRwiX-Q

 

 

Ora ditemi voi quale è il contenuto innovativo di un timbro? e perché 
non apporre direttamente uno stampo in cera?

 

Ma non è tutto. Mi perdonerete la mia schizofrenia sull'argomento ma 
io odio i timbri, i bolli, la carta bollata, le raccomandate con 
ricevuta di ritorno, odio un certo tipo di prosa, odio le L o le V in 
maiuscolo nelle lettere formali, odio i protocolli, la prassi, odio la 
prepotenza della forma sulla sostanza, ecc. Insomma, come avrete 
capito, odio la burocrazia e tutti gli orpelli di cui si essa di solito 
alimenta; e se ci sono in generale tanti motivi per odiare la 
burocrazia (che non posso qui approfondire a rischio di passare per 
pazzo) ce n'è uno in particolare che li riassume tutti: la burocrazia 
rende le cose semplici complicate e ti costringe a fare delle cose 
stupide, o quanto meno poco razionali.

 

Ecco, cari compagni, la questione è proprio questa. Emanuela (insieme 
ad altri compagni) ha dedicato molto del suo tempo per promuovere 
quest'iniziativa, e in particolare si è presa la briga di schedare 
ognuno dei circa cinquecento libri che saranno consegnati ai detenuti 
del carcelle di Velletri. Domanda: perché l'operazione timbro non è 
stata fatta allora ? Una svista, una dimenticanza, forse quest'idea 
geniale è sopravvenuta solo in un secondo momento? Possibile, 
d'altronde sbagliare è umano. Ma a questo punto cacciar fuori ogni 
libro dalla sua busta per mettere un timbro  mi sembra una cosa folle, 
roba fantozziana, da carabinieri. Insomma una perdita di tempo non 
accettabile.

 

E anche questo non è un dettaglio. Oltre alla tecnica della 
comunicazione c'è un'altra condizione che secondo me è fondamentale per 
il nostro successo. E' la scienza dell'organizzazione..Sono 
straconvinto che per avere successo non conta essere ricchi o poveri, 
in pochi o in molti. Basta essere bene organizzati ed avere qualche 
buona idea. Come tesoriere della nostra associazione penso che il 
capitale umano ed il tempo che ognuno di noi mette a disposizione 
dell'associazione siano risorse ben più preziose di quelle poche 
migliaia di euro che abbiamo in cassa.

 

Infine, last but not least come direbbero gli inglesi (e prometto di 
annoiarvi oltre) penso che la nostra iniziativa di devolvere dei libri 
usati a favore della comunità penitenziaria sia fondamentalmente un 
atto di solidarietà (semmai a testimonianza del nostro impegno politico 
sulla questione giustizia e carceri) e che come tale non necessiti di 
alcun riconoscimento politico. In altre parole, mi chiedo, qual'è lo 
scopo della nostra iniziativa? Stiamo cercando di dare una mano ai 
detenuti che se la passano male o andiamo a pesca di voti nelle 
carceri. Ditemi voi.

 

 

 V
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