prima informativa da Sergio Rovasio. leggete qui sotto. estote parati !


Approfitto per informare che in tutti i Consigli Regionali italiani è in corso 
in questi giorni il deposito di una Mozione da noi scritta e proposta nella 
quale si chiede, tra l'altro, l'esposizione nelle sedi regionali della bandiera 
tibetana nella settimana 5-10 marzo, 53° anniversario della rivolta di Lhasa. 
 Al momento la Mozione risulta depositata in 14 consigli regionali e negli 
altri avverà in questi giorni. 
Il tutto culminerà con due eventi promossi dall'Intergruppo sul Tibet al 
Consiglio Regionale del Lazio: il 9 marzo pomeriggio si svolgerà l'incontro "Le 
Regioni italiane per il Tibet" al quale parteciperanno i consiglieri regionali 
che hanno co-firmato la Mozione nella loro Regione insieme alle Associazioni 
pro-Tibet. Il 10 marzo mattina, sabato, sit-in davanti all'ambasciata cinese. 
Il tutto verrà ulteriormente confermato nei prossimi giorni con maggiori 
informazioni.
Sergio

 
Il giorno 14 febbraio 2012 18:08, [email protected] 
<[email protected]> ha scritto:

  Mi dicono i compagni aretini dell'associazione LiberAperta che, d'intesa con 
il Comune di Arezzo, il 10 marzo - giornata per il Tibet - esporranno una 
bandiera tibetana dal municipio. È un piccolo gesto, ma mi sembra sia bene 
ripeterlo ovunque possibile.



  A.




    ANSA/ TIBET: MONACI CONTINUANO A DARSI FUOCO MA CINA MINIMIZZA 
    PREMIER DI PECHINO WEN, 'SONO SOLO POCHI' ESAGITATI IN SICHUAN 
       (di Beniamino Natale). 
       (ANSA) - PECHINO, 14 FEB - Il Tibet brucia, e non solo per le 
    autoimmolazioni dei monaci e dei civili che si danno fuoco per 
    protestare contro la ''repressione'' cinese. Con quella di ieri 
    del monaco Lobsang Gyatso, del monastero di Kirti situato ad Aba 
    (Ngaba in tibetano), nella provincia sudoccidentale del Sichuan, 
    le autoimmolazioni hanno raggiunto quota 24, di cui ben sette in 
    febbraio. 
       Oltre ai gruppi di tibetani in esilio, anche la stampa cinese 
    diffonde notizie che danno l'idea di un territorio in permanente 
    stato di rivolta. Vaste aree delle zone tibetane delle province 
    del Sichuan, Gansu e Qinghai, oltre che della Regione autonoma 
    del Tibet, sono chiuse a tutti gli osservatori esterni dal 2008 
    e verificare le notizie in modo indipendente e' impossibile. 
       Secondo il quotidiano governativo Global Times, ''violente 
    proteste sono scoppiate in gennaio'' nella contea di Luhuo, 
    nella prefettura autonoma tibetana di Ganzi (Garze o Kardze in 
    tibetano), sempre nel Sichuan. ''Gruppi di manifestanti, 
    soprattutto secessionisti tibetani tra cui alcuni monaci, hanno 
    lanciato slogan sull'indipendenza del Tibet, hanno sfasciato 
    edifici del governo e hanno assaltato una stazione di polizia'', 
    scrive il giornale. Il Global Times aggiunge che ''il giorno 
    seguente i contestatori hanno colpito Seda (Serthar in tibetano, 
    nella stessa zona)'' dove ''hanno lanciato bombe molotov e 
    pietre, ferendo 14 funzionari di polizia''. ''Da allora, le aree 
    a popolazione tibetana del Sichuan hanno conosciuto una serie di 
    incidenti che, secondo le autorita' locali, sono opera delle 
    forze secessioniste tibetane'', prosegue il giornale. 
       Il sito di esuli tibetani in India 'Phayul' sostiene dal 
    canto suo che manifestazioni di protesta sono state ''represse 
    violentemente'' dalle forze di sicurezza cinesi in almeno altre 
    due localita' del Sichuan, l'8 e l'11 febbraio scorsi. 
       Il premier cinese Wen Jiabao, rispondendo a una domanda in 
    conferenza stampa oggi a Pechino in occasione del vertice 
    Cina-Unione Europea, ha sostenuto che a protestare ''in forme 
    estreme'' sono solo ''pochi monaci che non hanno il sostegno 
    della popolazione''. Wen ha ricordato i massicci investimenti 
    che sono stati fatti negli anni scorsi per ''migliorare le 
    condizioni di vita della popolazione''. Che pero', secondo fonti 
    tibetane, vanno a beneficio soprattutto degli immigrati cinesi 
    nella regione. 
       Secondo le autorita' di Pechino, tutto cio' che avviene in 
    Tibet e' frutto di ''complotti'' della ''cricca del Dalai 
    Lama'', il leader tibetano e premio Nobel per la Pace che dal 
    1959 vive in esilio ma che ha mantenuto una forte influenza 
    sulla popolazione tibetana. Il Dalai Lama afferma di chiedere 
    per il Tibet quella che chiama ''una vera autonomia'' e ha 
    dichiarato piu' volte, negli ultimi 20 anni, di non ritenere 
    praticabile l'opzione dell'indipendenza del territorio. Ma 
    Pechino continua ad accusarlo di perseguire segretamente la 
    secessione. 
       Secondo il gruppo umanitario Campagna internazionale per il 
    Tibet, le autoimmolazioni col fuoco sono state fino ad oggi 24 
    delle quali tre - che sarebbero avvenute il 3 febbraio a Ganzi e 
    a Seda - non sono state confermate. La prima, quella di un 
    giovane monaco chiamato Tapey, risale al febbraio del 2009, 
    anche lui di Aba. Tutte le altre si sono verificate a partire 
    dal marzo del 2011. (ANSA). 

         NT 
    14-FEB-12 17:26 NNNN 

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