Questa è una risposta istintiva, non molto "pensata", ... decisamente a
caldo. Me ne scuso.
Non sono molto convinto di quanto dica McLuhan. C'è chi strumenti fa e
chi strumenti usa (forse sto citando Forrest Gump...).
Voglio dire, io mi lascio "modellare" dallo spreadsheet che uso; ne
faccio una parte di me, e divento una parte di esso. E c'è gente --
invece -- che realizza, altra che racconta / vende, e altra ancora che
idealizza "cose" come auto o LLM, "diverse" dalla gente "dall'altra
parte" che "abbocca" / "compra" / ..."ci si perde".
Ci sono sempre uno o piu soggetti "attivi", e un certo numero di
soggetti "passivi" (io e il mio spreadsheet, o un altro che si è
autocostruito un deltaplano, siamo un po' l'eccezione in quanti in
contemporanea attivi e passivi).
Non siamo affatto "a specchio" con gli strumenti, salvo casi rari di cui
ho fatto esempi.
C'è un "di qua" di chi fa, e un "di là" di chi usa. E il rapporto è
politico-economico-culturale (manipolato), più che "riflessivo".
Non è l'essere umano che "manipola" cose, e le cose poi lo "manipolano"
(è stato vero per la mano, e per il linguaggio, perché la mano, il
linguaggio -- e lo spreadsheet -- "siamo noi"); ci sono gli umani "di
qua" e gli umani "di là" (come ci sono il medico e il paziente; un
dentista può sentirsi "tutt'uno col trapano" -- dico per dire -- il
malcapitato dall'altra parte no).
E gli umani di qua dovrebbero avere più rispetto per gli umani di là,
...invece di trattarli cone "pecore 🐑 consumatrici"...
Scusate.
Il 2025-11-05 08:00 Stefano Borroni Barale ha scritto:
Buongiorno B.,
e grazie per gli articoli. Solo una mini-osservazione:
Diventiamo ciò che contempliamo. Noi modelliamo i nostri strumenti, e
in seguito sono i nostri strumenti a modellare noi. (Marshall McLuhan)
^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Premetto da me che fissarsi sulle citazioni è una cosa terribilmente
pedante. Lo faccio solo perché nutro, per questa particolare citazione,
un culto speciale: trovo che spieghi in maniera meravigliosa la
necessità di studiare la cibernetica fin da piccini.
Di solito la uso per spiegare a grandi (colleghi delle superiori) e
piccini (miei allievi di 16-19 anni) la differenza tra agenti
cibernetici autonomi e automatici, e la relazione che li lega.
Solo che l'autore è John M. Culkin, accademico canadese e amico di
McLuhan, che prova nel suo articolo del 1967 "A schoolman's guide to
Marshall McLuhan" a spiegare cosa intendesse McLuhan con "the medium is
the message", e per farlo conia questa frase.
Secondo me, Culkin meriterebbe d'essere ricordato anche solo per questo
articolo, così come troppo spesso ci dimentichiamo che quelli che
consideriamo "grandi" non sono "big bang di genialità" saltati fuori
dal vuoto cosmico, ma più facilmente particelle, tra molte altre,
animate dallo stesso campo di forza. McLuhan, per dire, aveva letto
Wiener a fondo, e ne ripresenta molte delle idee, solo senza citarlo in
maniera adeguata... bricconcello!
Stefano
Fonti:
https://norbertwiener.org/creating-the-norbert-wiener-media-project/
https://www.ams.org/notices/200605/rev-marcus.pdf