Deludere i nostri sogni
di George Monbiot

Dopo anni di negoziati, entra in vigore il protocollo di Kyoto. Nessuno
crede che bastera' a risolvere il problema del cambiamento climatico. 
Perche' siamo paralizzati dal terrorismo ma non ci preoccupiamo del collasso
delle condizioni che rendono possibile la nostra vita?

Siamo a meta' febbraio e ho gia' piantato undici specie diverse di ortaggi;
anche se i pacchetti dei semi dicono il contrario, so che attecchiranno. 

In questo paese, tutto - le giunchiglie, le primule, i mandorli, i
calabroni, gli uccelli che fanno il nido - e' in anticipo di un mese sul
programma e questo fatto e' meraviglioso. L'inverno non e' piu' quella lunga
e grigia attesa che era nella mia infanzia. E' molto improbabile che
ricapitino gelate come quelle che il paese ha sofferto nel 1982 e nel 1963,
a meno che la Corrente del Golfo non si fermi. Le estati saranno lunghe e
calde. In tutto l'alto emisfero settentrionale, finora, il cambiamento di
clima e' stato clemente con noi.

Questo e' sicuramente uno dei motivi per cui ci rimane cosi' difficile
accettare cio' che i climatologi ci dicono in questo momento. Nelle nostre
mitologie, l'arrivo in anticipo della primavera e' visto come una ricompensa
per la virtu'. "Perche', ecco, l'inverno e' passato", esulta Salomone, il
prediletto di Dio. "E' cessata la pioggia, se n'e' andata/i fiori sono
apparsi nei campi/il tempo del canto e' tornato"(1). Come puo' qualcosa che
suona cosi' bene essere il risultato di un fenomeno negativo?

Dopo 13 anni di negoziati, entra in vigore il protocollo di Kyoto sul
cambiamento del clima. Nessuno crede che questo protocollo - che obbliga 30
nazioni industrializzate a ridurre l'emissione di gas serra del 4,8% -
bastera' a risolvere il problema. La data di scadenza e' il 2012 e, grazie
al sabotaggio degli Stati Uniti, finora non e' stato fatto niente per una
sostituirla (2). Si basa sulla parola dei peggiori trasgressori, gli Stati
Uniti e l'Australia, e non impone alcuna limitazione ai gas prodotti dai
paesi in via di sviluppo. I tagli che applica sono di un ordine di grandezza
troppo piccolo per far si' che la concentrazione di gas serra si stabilizzi
a un livello vagamente vicino alla soglia di sicurezza (3). Tuttavia, anche
questo debole accordo e' minacciato dalla nostra compiacenza, se permettiamo
che venga abbandonato il percorso sul clima che abbiamo intrapreso.

Perche' accade questo? Perche' siamo paralizzati dal terrorismo ma non ci
preoccupiamo del collasso delle condizioni che rendono possibile la nostra
vita? Una ragione e' certamente il divario tra le nostre aspettative e le
nostre osservazioni. Se i cambiamenti climatici devono far diventare la
nostra vita un inferno, dato che nel corso della storia dell'evoluzione
siamo sopravvissuti trovando esempi nella natura, ci aspettiamo che l'orrore
cominci a farsi vedere. E' vero che alcune migliaia di persone nei paesi
ricchi sono morte a causa di allagamenti e ondate di calore, ma la
sensazione dominante, che tutti sperimentiamo quasi ogni giorno, e' quella
di essere stati benedetti dall'inquinamento.

Invece le conseguenze dei nostri peccati di gola le pagano gli altri. I
climatologi, che si sono incontrati questo mese alla conferenza del governo
a Exeter, hanno asserito che un aumento di appena 2,1 gradi, che si
verifichera' quasi sicuramente in questo secolo, mettera' tre miliardi di
persone nella situazione di dover fronteggiare la violenza dell'acqua (4);
cosa che a sua volta potrebbe risultare in decine di migliaia di morti. Ma
la stessa voce pacata, che ci dice che i cambiamenti di clima significano
inverni miti e primavere precoci, ci informa che, in paesi come il Regno
Unito, abbiamo la possibilita' di comprarci una via d'uscita. Mentre il
prezzo del cibo andra' alle stelle e il mondo verso il deficit, chi e'
abbastanza ricco da aver causato il problema per almeno un paio di
generazioni potra' permettersi di ignorarlo.

Un altro motivo e' che esiste un'industria molto ben finanziata che ha lo
scopo di rassicurarci e che ha un costante accesso garantito ai media. I
suoi professionisti sono insigniti del titolo di "scettici": se davvero
fossero tali sarebbero i benvenuti. Lo scetticismo (la parola latina
significa "indagatore" o "riflessivo") e' il mezzo attraverso il quale la
scienza avanza, senza di esso staremmo ancora strofinando bastoncini di
legno tra loro. 

Ma la maggior parte di quelli che chiamiamo scettici non lo sono affatto.
Sono PR, leali alla Exxon Mobil (dalla quale molti di loro sono pagati), che
hanno ricevuto il compito di iniziare dalla conclusione e poi inventare
argomenti per giustificarla (5). La loro presenza in trasmissioni come il
programma Today della BBC potrebbe essere meno opinabile se, ogni volta che
si parla di AIDS, venisse chiesto a qualcuno di obiettare che non e' causato
dall'HIV, oppure se ogni volta che un razzo viene lanciato in orbita, la
Societa' della Terra Piatta fosse invitata a dimostrare che cio' non e'
possibile. In realta', i nostri canali mediatici piu' rispettabili danno
alla Exxon Mobil cio' per cui li ha pagati: creano l'impressione che esista
un dibattito scientifico significativo, quando invece non c'e'.

Esiste un altro problema piu' grande. Se negare il cambiamento climatico non
e' in sintonia con la scienza, e' invece compatibile con le prospettive di
quasi tutti gli economisti del mondo. L'economia moderna, per quanto
influenzata da Marx o Keynes o Hayek, si basa comunque sulla premessa che il
pianeta ha una capacita' infinita di rifornirci di ricchezze e di assorbire
l'inquinamento che produciamo. Il rimedio per tutti i mali e' la crescita
smisurata, ma questa, in un mondo limitato, e' impossibile. Sfilando questo
tappeto da sotto i piedi delle teorie dominanti, tutto il sistema di
pensiero crolla.

Ma questa e' una cosa fuori discussione. Delude i sogni della sinistra come
della destra, di ogni bambino, genitore, lavoratore; distrugge qualunque
nozione di progresso. Se il motore di quest'ultimo, cioe' la tecnologia che
amplifica gli sforzi umani, e' servito soltanto ad accelerare la nostra
corsa alla rovina, allora tutto cio' che credevamo vero in realta' e' falso.
Dopo essere stati educati a credere che e' meglio accendere una candela che
maledire il buio, ora stiamo scoprendo che e' meglio stare al buio piuttosto
che appiccare il fuoco alla casa.

I climatologi smascherano gli economisti, accusandoli di essere utopisti
fantasiosi, a capo di un culto millenaristico folle come ogni
fondamentalismo religioso, ma molto piu' pericoloso. Tuttavia le loro teorie
governano la nostra vita, quindi coloro che credono ancora nella validita'
di fisica e biologia vengono ridicolizzati da un consenso globale, che pero'
e' basato su illusioni.

Questo ci fornisce, credo, un'ulteriore ragione per distogliere lo sguardo.
Se i terroristi ci minacciano, questo dimostra che contiamo qualcosa, che
siamo un nemico importante da uccidere; conferma la grande letteratura delle
nostre vite, nella quale ci dibattiamo tra buoni e cattivi verso uno scopo
ultimo. Ma non c'e' gloria nel cambiamento del clima, la storia che ci
racconta e' quella dei lieviti nella botte, che mangiano ed digeriscono
finche' non sono avvelenati dai loro stessi rifiuti. Una fine troppo
squallida per la nostra concezione antropocentrica del mondo.

La sfida del cambiamento climatico non e', innanzitutto, di tipo
tecnologico. E' ampiamente possibile ridurre il nostro impatto sull'ambiente
investendo sul rendimento dell'energia, anche se, come concluso dalla
conferenza di Exeter, "miglioramenti nel rendimento dell'energia, con
l'attuale sistema di mercato, non sono sufficienti a compensare l'aumento
della domanda causato dalla crescita economica"(6). Si puo' generare molta
piu' energia di quanta ne consumiamo con sistemi non nocivi. Ma se i nostri
leader politici devono salvare le persone piu' che le loro fantasie, il modo
in cui concepiamo noi stessi deve iniziare a cambiare. Riusciremo a
contrastare il cambiamento climatico solo se accettiamo il fatto che
apparteniamo al mondo materiale.

Note:
1. Cantico dei Cantici, 2, 11-12
2. Vedi: George Monbiot, "America's War with Itself", the Guardian, 21
dicembre 2004. Disponibile anche su
http://www.monbiot.com/archives/2004/12/21/americas-war-with-itself-/
3. New Scientist (3 febbraio 2005) riporta uno studio di Malte Meinshausen
dall'Istituto Federale di Tecnologia di Zurigo, che suggerisce che entro il
2050 le emissioni globali di carbone dovranno abbassarsi di circa il 30-50%
rispetto al 1990, per poter stabilizzare il livello di CO2 nell'atmosfera a
450 particelle su un milione. Questo introdurrebbe "un 50% di possibilita'
che l'aumento medio della temperatura mondiale non sara' superiore ai 2�C
per il 2050". La relazione della conferenza di Exeter (vedi la nota 6.)
avverte che "far si' che il riscaldamento aumenti solo di 2�C con relativa
certezza implica che la concentrazione equivalente di CO2 resti al di sotto
di 400 ppm". Ma anche 2�C e' un livello molto superiore a quello in cui
fenomeni grave impatto sono percepiti da migliaia di milioni di persone.
4. The Meteorological Office, 1-3 febbraio 2005. "Avoiding Dangerous Climate
Change", Tavola 2. Impatti sul sistema umano dovuti all'innalzamento della
temperatura, il cambiamento delle precipitazioni e l'aumento degli eventi
estremi. http://www.stabilisation2005.com/impacts/impacts_human.pdf
5. Vedi ad esempio: anonimo, "Meet the sceptics", New Scientist, 12 febbraio
2005; e anche www.exxonsecrets.org
6. The Meteorological Office, 3 febbraio 2005. "International symposium on
the stabilisation of greenhouse gases: Report of the Steering Committee",
Hadley Centre, Met Office, Exeter, UK
http://www.stabilisation2005.com/Steering_Commitee_Report.pdf 

Fonte: http://www.monbiot.com/archives/2005/02/15/mocking-our-dreams/



La Redazione: Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina
Dalbosco 

www.alcatraz.it 

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