L'UNITA' on-line 10-3
Sommario di I pag.
La procura chiede il rinvio a giudizio di Berlusconi
Corruzione in atti giudiziari
I pubblici ministeri milanesi Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale hanno
chiesto il rinvio a giudizio del presidente del consiglio Silvio Berlusconi
e dell'avvocato inglese David Mills, accusati di corruzione in atti
giudiziari, nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta su presunte
irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset.
L'avvocato Mills: «Berlusconi mi diede soldi per tacere»
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REPUBBLICA on-line 10-3
I travagli del governo Berlusconi
Molti cambi di ministri e una crisi
Storace l'ultimo di una lunga serie: venti i cambiamenti
ROMA - Con le dimissioni di Storace, il governo Berlusconi arriva a venti
cambiamenti dall'11 giugno del 2001, giorno del giuramento nelle mani del
presidente della Repubblica. Ci sono stati cambi di dicasteri, sostituzioni,
interim e una vera e propria crisi che, lo scorso aprile, ha dato vita al
Berlusconi bis. Calderoli non è stato nemmeno sostituito, il governo era in
fase di prorogatio e il suo ministero è di quelli senza portafoglio.
La storia dei cambi di guida nei ministeri del governo finora più longevo
della Repubblica comincia alla Farnesina. Il primo avvicendamento è quello
del gennaio 2002, quando Renato Ruggiero lascia gli Esteri sostituito da
Franco Frattini. Non immediatamente, però. Ma solo dopo 10 mesi di interim
nelle mani dello stesso presidente del Consiglio.
La conseguenza è che a guidare il ministero della Funzione pubblica, in
sostituzione di Frattini, viene chiamato Luigi Mazzella.
Nel luglio 2002 esce di scena il ministro dell'Interno Claudio Scajola, per
le polemiche scatenate da una sua frase sulla morte di Marco Biagi, ucciso
dalle Brigate rosse. Il Viminale passa a Beppe Pisanu.
Un anno dopo, nel luglio del 2003, finisce il 'purgatoriò di Scajola. Torna
nella squadra di governo e va ad occupare la poltrona che era stata in
precedenza di Beppe Pisanu, quella di ministro per l'Attuazione del
programma di governo.
Sempre a luglio ma nel 2004, un altro avvicendamento: quello al ministero
dell'Economia. Se ne va Giulio Tremonti, con Berlusconi che assume l'interim
per tredici giorni e poi affida le chiavi del superdicastero di via XX
Settembre a Domenico Siniscalco, fino ad allora braccio destro di Tremonti e
direttore generale del Tesoro.
Pochi giorni dopo, il 19 luglio, Umberto Bossi, già da tempo fuori dalla
scena politica a seguito di una grave malattia, opta per il nuovo Parlamento
Europeo, decadendo dall'incarico di ministro delle Riforme. Una carica che
però resta alla Lega con l'arrivo del vice presidente del Senato Roberto
Calderoli: è il 23 luglio.
Il 18 novembre scorso, invece, Franco Frattini, nominato commissario
europeo, lascia l'esecutivo italiano. Al ministero degli Esteri approda
Gianfranco Fini, confermato vicepremier.
Incarico nel quale lo affianca Marco Follini, mentre Mario Baccini lascia la
poltrona di sottosegretario agli Esteri e sostituisce Luigi Mazzella al
ministero della Funzione pubblica.
Ma ad aprile, il governo Berlusconi, dopo 1413 giorni di esistenza, è
costretto a una vera e propria crisi anche se brevissima (appena 67 ore). Ne
esce un nuovo esecutivo con 26 ministri. Escono Follini, Gasparri, Sirchia,
Urbani, Marzano. Torna Tremonti (come vicepresidente) ed entrano Storace, La
Malfa, Landolfi, Micciché e Caldoro.
Il 22 settembre, in polemica per le mancate dimissioni del governatore
Fazio, si dimette il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco. Lo
sostituisce lo stesso Tremonti.
Dopo un periodo di relativa calma, se ne va il ministro delle Riforme
Roberto Calderoli, messo sotto accusa per aver indossato una maglietta
offensiva in televisione: è il 17 febbraio.
Oggi, infine, le dimissioni di Storace.
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MANIFESTO 10-3
Corsivo
Eletto-choc
ALESSANDRO ROBECCHI
Milano, durissima requisitoria del pubblico ministero: "La televisione usata
come cassa di risonanza per pubblicizzare attività truffaldine". Ma
cos'avete capito... Era solo Vanna Marchi.
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E la Confindustria. E Famiglia Cristiana. E il Corriere della Sera. Ma sì,
continuiamo così, facciamoci del Mieli.
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CON TALI ALLEATI NON SERVONO AVVERSARI
REPUBBLICA on-line 10-3
Sommari di I pag.
Alessandra Mussolini a Vladimir Luxuria
"Meglio fascista che frocio"
A 'Porta a porta' l'europarlamentare insulta il candidato di Rifondazione
La replica: "Una caduta di stile che rivela la loro vera identità"
-=oOo=-
Casini, altolà a Berlusconi nella corsa al Quirinale
Il presidente della Camera: "Ciampi merita di restare al suo posto, non vedo
il premier sul Colle anche in caso di vittoria"
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L'UNITA' on-line 10-3
Sommario di I pag.
Storace si dimette da ministro
Fassino: c'è del marcio a destra
Francesco Storace si dimette da ministro della Salute. L'ex governatore del
Lazio, accusato di aver fatto spiare i rivali politici alle Regionali del
2005, ha comunicato la sua decisione a Gianfranco Fini, che parla di
«lezione di moralità politica». Ma per Fassino: «Fini dovrebbe essere più
umile e prudente. Ora chiarezza». Prodi: «Fine legislatura catastrofico».
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MESSAGGERO 10-3
Sommario di I pag.
Il pm: l’incarico di spiare i politici arrivò dalla Regione
Secondo l’accusa la Mussolini, Marrazzo e la moglie controllati su incarico
di un collaboratore di Storace
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CORSERA 10-3
PAROLE & POLITICA
“Il furbetto del quartierino del giorno? Direi Storace.”
Francesco Rutelli, presidente della Margherita, intervenendo a Radio 24
sulla questione delle manovre anti-Mussolini e anti-Marrazzo alle regionali
del 2005
-=oOo=-
«Ha perso le elezioni forse ora non ti paga»
No, «mi ha già pagato»: al telefono un maresciallo della finanza e
un'investigatore 
Biagio Marsiglia
È il cinque aprile del 2005. Storace ha perso le elezioni regionali. Gaspare
Gallo, socio di Pierpaolo Pasqua nella «Security Service Investigation»,
chiama al telefono il maresciallo della Guardia di Finanza Francesco
Liguori. «Senti un po', ma adesso che ha perso le elezioni ti paga lo
stesso?», chiede il sottufficiale infedele. E Gaspare Gallo, l'investigatore
privato, risponde ridendo: «Veramente mi ha già pagato». Un passo indietro.
Siamo al 26 febbraio del 2005. È l'inizio dell'operazione «Qui, Quo, Qua».
Gaspare Gallo parla con Pasqua: «Bisogna entrare al momento giusto, fare
sparire le cose al momento giusto...». E Pasqua: «Io te l'avevo detto che
prima o poi ce la chiedevano una zozzata». I due investigatori privati hanno
appena saputo che per estromettere «Qui» (cioè Alessandra Mussolini) dalle
elezioni regionali, dovranno giocare sporco e truccare le liste di
presentazione di Alternativa Sociale.
È la sera del primo marzo. Pasqua parla con la moglie e le racconta di avere
finito il lavoro su «Qui» e di avere preso ad occuparsi di «Quo» e «Qua». A
quel punto per i magistrati che lo stanno facendo intercettare diventa
chiaro che Pasqua si è occupato delle firme per la presentazione delle liste
elettorali della Mussolini. E, come spiega lui stesso, le ha falsificate
mischiandosi tra i fedelissimi della nipote del Duce.
Pasqua spiega poi alla moglie che per fare esplodere il caso è stato
necessario un esposto in Procura. Una denuncia in cui gli uomini di Storace
segnalavano la presenza di firme fasulle nelle liste della Mussolini. Ma,
come lui stesso ammette, era stato tutto un trucco.
Chi era l'interfaccia di Pasqua? Scrive il gip: «Dagli atti si perviene alla
ragionevole conclusione che si dovrebbe trattare di Niccolò Accame che era,
all'epoca dei fatti, legale rappresentante dell'Associazione Lista Storace».
(versione ridotta)
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L'UNITA' on-line 10-3
BANNER
Buon sangue non mente. Alessandra Mussolini: «Vergogna, vergogna: si veste
da donna e crede di poter dire quello che vuole. Io sono fascista e me ne
vanto. Meglio fascista che frocio». Vladimir Luxuria: «Non pensavo che ci
fosse questa caduta di stile. Probabilmente è un atto rivelatore della loro
identità».
Porta a Porta, 9 marzo
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CORSERA 10-3
PAROLE & POLITICA
“Noi siamo dalla parte di quelli come la signora Luxuria, che ieri è stata
umiliata e offesa da una fascista.”
Antonio Di Pietro, parlando dello scambio di battute tra Alessandra
Mussolini e Vladimir Luxuria a Porta a Porta
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BERLUSCONI NON HA INVENTATO NIENTE
WWW.STORIAIN.NET <http://www.storiain.net/>  10-3
Storia della tirannide

IL CULTO DEL DUCE E IL CESARISMO

Bianca Leopardi
Le origini del cesarismo - termine con il quale si definisce il culto del
capo assoluto - risalgono al periodo post-rivoluzionario francese, quando si
cominciò a mettere l'accento sul ruolo politico delle masse. Nel 1915 Robert
Michels spiegò come, mentre il concetto di monarchia è incompatibile con il
principio della democrazia, il cesarismo puo' ancora pretendere di
ispirarvisi qualora esso si basi sulla volontà popolare.
Hitler parla ai tedeschi
Come suggerisce il termine stesso, non si puo' non far riferimento a quella
che potremmo definire la "mancata dittatura" di Giulio Cesare. I teorici
della politica di Cesare si erano ormai convinti che il suo regime non fosse
fondato sulla legalità e sulla tradizione, bensì avesse avuto origine dalla
volontà del popolo.
L'accreditato storico di Roma antica, Theodor Mommsen, vide in Cesare la
personificazione di un imperatore del popolo, il quale si diede da fare per
la rinascita della nazione e, potremmo aggiungere, protesse la proprietà
privata.
Mommsen ci offre un valido esempio di come Cesare e il cesarismo divennero
anche per gli storici dell'antichità parte essenziale di comportamenti
politici che avevano scarsa attinenza con quanto realmente accadeva
nell'antica Roma.
Tornando al periodo che più ci interessa, durante il fascismo si stavano
dunque approntando nuovi miti e nuovi simboli per far fronte al diverso
slancio delle masse.
I fascisti ritenevano che l'Europa stesse facendo il suo ingresso in
un'epoca in cui il capo avrebbe fronteggiato direttamente le masse, senza la
mediazione delle istituzioni tradizionali tra il governo e il suo popolo.
Cesarismo fu la parola di cui Proudhon si servì per esprimere la sua paura
nei confronti di questo nuovo tipo di rapporto tra il capo e il popolo.
Fu lui a giudicare Napoleone III un Cesare, nel senso di un despota che
manteneva la sua egemonia ricorrendo alla corruzione, all'astuzia e al
terrore. Il popolo era ridotto al livello di una massa ignorante e misera.
In siffatto cesarismo scorse l'approssimarsi ineluttabile, nel caso in
questione, della degenerazione razziale.
Il cesarismo divenne un punto fermo di riferimento per le nuove idee
politiche. Il dominatore romano fu un esempio della simbiosi del capo e del
popolo che non lasciava spazio alle istituzioni tradizionali o
all'individualismo di nessuna specie.
Un simile confronto aveva bisogno di tecniche politiche sue per superare il
plebiscito, cosa che Napoleone I e Napoleone III avevano entrambi capito. Le
tecniche in questione divennero una religione secolare, nel cui ambito il
cesarismo poteva assumere la parte di simbolo del comando.
E' necessario allora studiare la creazione di questi nuovi strumenti
politici, per capire in che modo il modello di Cesare potesse diventare
tanto importante. In questo contesto termini moderni come "totalitarismo", a
cui sovente il cesarismo viene ricollegato, sono privi di senso. Il
cesarismo non riguardò mai semplicemente il fronteggiarsi di un capo e dei
suoi seguaci. Nel cesarismo di cui si tratta i movimenti popolari erano
contrari agli istituti rappresentativi, ritenuti l'elemento intermediario
tra governo e sudditi, ma in realtà non potevano fare a meno di simili
dispositivi.
Le paure che in questi movimenti suscitava una forma governativa di tale
fatta erano dovute alla mancanza di forma nella vita politica; era
un'anarchia in cerca di forma. 
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Gli arretrati degli ultimi due anni sono consultabili al sito
http://www.bengodi.org/resistere-a-berlusca/ 
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