Riportiamo integralmente l'omelia dell'arcivescovo di Pisa
Mons. Alessandro Plotti, tenuta durante i funerali del capitano
Ciardelli ucciso a Nassiriya.
La facciamo seguire dal commento che abbiamo raccolto
da due preti molto impegnati sul versante sociale.
Come tutti coloro che hanno sete di giustizia e sono impegnati
nel movimento per la pace, sottoscriviamo anche noi la limpida
denuncia dell'arcivescovo di Pisa: avrebbe potuto essere raccolta
da tutte le forze politiche e soprattutto da quelle che si richiamano ai valori
cristiani, che invece paiono aver perso un'altra occasione
per riflettere sull'urgenza di agire per il ritiro immediato delle
nostre truppe.
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OMELIA DELL'ARCIVESCOVO DI PISA ALESSANDRO PLOTTI
ALLA MESSA FUNEBRE DEL MAGGIORE NICOLA CIARDELLI
ASSASSINATO A NASSIRIYA.
Questa mattina, autorità, amici e fratelli, ha vinto la vita, ha vinto l'amore!
Il piccolo Niccolo e il cuginetto Matteo con la loro innocenza e la grazia
divina che hanno ricevuto nel Battesimo, celebrato poco fa, hanno sconfitto la
morte, l’odio, la violenza e il terrorismo.
Dobbiamo credere fermamente che l'amore vince l'odio, che la verità vince la
menzogna e l’imbroglio, che il bene vince il male e che il perdono vince la
vendetta.
Capisco che è terribilmente duro e quasi inaccettabile credere a questo,
davanti alla bara del maggiore Nicola Ciardelli caduto innocentemente in un
agguato così vigliacco e terrificante. Ma questa è l’unica risposta che
possiamo dare di fronte a tanta spietatezza ed efferatezza.
È il trionfo dell'innocenza che vogliamo celebrare oggi. L'innocenza di un
soldato buono e generoso che offre la sua vita per la pacificazione di un
popolo e l'innocenza di suo figlio che ha ricevuto il Battesimo. Tutti due
accomunati in un destino che si trasforma in un accorato appello alla vita e
alla speranza.
Morte e vita sempre si confrontano in un permanente duello. Ma quando la morte
si carica di cosi orribili contenuti, occorre un antidoto altrettanto
dirompente come il dono meraviglioso dell'Amore eterno di Dio attraverso la
grazia della rigenerazione ad una nuova vita che dal Battesimo si proietta
oltre la morte.
Qui oggi, davanti a questa bara e davanti a questi due bambini. abbiamo il
dovere di gridare che la vita trionferà sempre sulla morte.
Qualche volta, purtroppo, siamo tentati di pensare che il male, la cattiveria,
la perdita di ogni dignità umana possano avere la meglio e che la violenza e la
perfidia possano trovare sempre più spazio per diffondersi e schiacciare ogni
germe di civiltà e di umanità. Quando poi si assiste, attoniti, all'uccisione
di un innocente, solo per una sete insaziabile di sangue, allora sembra che ci
venga meno ogni speranza e ogni fiducia nell'uomo.
Ma sarebbe altrettanto pericoloso se pensassimo che la violenza e il terrorismo
possano essere debellati con più raffinate e potenti strategie militari e
politiche
Non e così! Sarà solo la nostra certezza, irremovibile, che il mondo non va
verso una progressiva barbarie in un degrado umano e sociale, ma che c'è una
occasione preziosa di salvezza che è, sempre e comunque il nostro gesto, anche
se inadeguato, di pacificazione e di recupero di quei valori autentici che
esigono sacrificio e anche martirio.
La conflittualità dilagante diffusa in tutto il mondo, e anche in casa nostra
non farà altro che innescare nuove violenze e nuove intolleranze.
Conflittualità sempre più gonfiata artificiosamente per la sete di dominio e di
potere.
Sempre più causata dagli inconciliabili scontri tra popoli ricchi e gente
costretta a subire l’arroganza di chi ha troppo e, contrabbandando valori
umanitari e libertari, tende a perpetuare situazioni peccaminose di squilibrio
economico e sociale, al fine di consolidare il proprio benessere e i propri
sporchi traffici.
La barbara uccisione di questi nostri tre fratelli a Nassiria è il frutto di
questa logica perversa che eliminando gli innocenti, fa spazio alla cultura
della morte e della sopraffazione.
Allora occorre guardare all’innocenza di Nicola e di questi due bambini, di
tutti i bambini del mondo, soprattutto di quelli che muoiono a centinaia e
migliaia negli innumerevoli conflitti armati che dilagano nel mondo, per
ribadire con fermezza e coraggio, che la pace si raggiungerà soltanto quando
sapremo mettere al centro del nostro convivere l’innocenza come valore assoluto
anche per noi adulti, spesso delusi, scettici e disincantati.
Perché dire innocenza non significa parlare di ingenuità o di immaturità, di
qualcosa di negativo e di inattuale, ma significa dire genuinità, vivacità,
entusiasmo, pulizia, sincerità, limpidezza e voglia di vivere serenamente e
gioiosamente i rapporti con gli altri.
Significa credere davvero che per l’uomo,anche il più peccatore, c'è una
salvezza, c'è una redenzione, c’è un riscatto solo però a condizione che ci
rivestiamo di qull’abito che il Vangelo chiama “purezza di cuore”. Gesù ha
detto: “se non diventerete bambini non entrerete nel regno”.
Solo così il sacrificio di Nicola Ciardelli e dei suoi due compagni non sarà
stato vano.
Anzi sarà davvero un nuovo germe di vita rinnovata e che oggi matura nel
piccolo Niccolò.
È come se il suo papà l’avesse generato una seconda volta per tutti noi, per
farci credere che l’innocenza può essere calpestata, ma continuerà ad essere
provocazione e richiamo a chi ha perso il senso della dignità della vita,
propria e altrui.
Carissima Signora Giovanna. Non ha dovuto aspettare che suo marito tornasse per
battezzare vostro figlio. Nicola è tornato ed è qui nel suo corpo martoriato e
immobile sotto il tricolore per cui ha offerto la vita, ma vivo nello spirito
eroico e vitale, nella testimonianza di un sacrificio estremo e drammatico. Ma
è soprattutto presente e vivo in Niccolò, che ha incontrato Gesù Cristo nel
lavacro battesimale e in Cristo risorto ritrova il suo babbo nella comunione
dei Santi, che accomuna vivi e defunti in un unico indissolubile vincolo
d’amore in Dio Padre.
Siamo vicini con il cuore straziato, a Lei e alla sua famiglia. Purtroppo,
oltre che manifestarvi la nostra solidale amicizia e il dolore di tutta la
città, non possiamo fare altro che pregare e affidarvi al Signore, l’unica
fonte di misericordia e di consolazione. Amen
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La cerimonia di esequie del soldato Nicola Ciardelli ucciso a Nassiriya,
presieduta la scorsa settimana dall'arcivescovo di Pisa Mons. Alessandro
Plotti, ha suscitato in città un duro attacco all'arcivescovo soprattutto ad
opera del quotidiano "La Nazione" che è arrivato a titolare: "Bufera per
l'omelia, luogo e toni sbagliati, offesi i soldati Italiani".
Aspri i commenti di alcuni esponenti politici cittadini e regionali presenti
alla cerimonia, con duri attacchi all'arcivesco accusato di "fare demagogia" e
l'invito a "smetterla di fare politica"; c'è stato anche chi ha invitato il
vescovo a "dimettersi da uomo di Chiesa e candidarsi con il centrosinistra".
Tutto per una frase pronunciata durante l'omelia.
Ricordo che la cerimonia di esequie era stata introdotta con il battesimo del
figlioletto del soldato ucciso, e durante l'omelia Mons. Plotti aveva toccato
come per il cristiano vita e morte si richiamano, una bella omelia con forti
richiami evangelici e toccante anche sotto l'aspetto umano.
"una conflittualità dilagante sempre più causata dagli inconciliabili scontri
tra popoli ricchi e gente costretta a subire l'arroganza di chi ha troppo e,
contrabbandando valori umanitari e libertari, tende a perpetuare situazioni
peccaminose di squilibrio economico e sociale al fine di consolidare il proprio
benessere e i propri sporchi traffici".
Apriti cielo!
Grazie Mons. Plotti per la bella riflessione, tutta intera! Ma anche per la
limpidezza di quella frase...sta diventando così raro sentire qualche vescovo
sottolineare ciò che appare ovvio e sotto gli occhi di tantissimi credenti.
p.Agostino Rota Martir
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"Ho saputo della omelia di Mons. Plotti mentre ero a Roma al Consiglio
Nazionale del Cnca. Nel nostro presidente nazionale Lucio Babolin ed in
tutti noi è stata unanime la piena condivisione delle parole chiare e
coraggiose dell'Arcivescovo.
Parole finalmente liberate dal formalismo rituale e capaci di chiamare le
cose con il proprio nome: i nostri soldati, i nostri ragazzi muoiono in
terre lontane vittime di una duplice violenza: quella criminale ed evidente
del terrorismo e quella più nascosta ma non meno violenta della logica di
sopraffazione e di conquista.
Il loro sacrificio serva almeno ad aprirci gli occhi, a far venire alla luce
i motivi veri della nostra presenza in quei territori. Sarà allora davvero
un sacrificio che porta alla pace.
La ringraziamo, mons. Alessandro. E' per noi credenti e per tutti gli uomini
amanti della giustizia e della pace un bel segno di speranza... La
guardiamo con tanto affetto ed una grande stima, partecipe del nostro sogno
di una umanità nuova e della nostra fatica per costruirla.
don Armando Zappolini
presidente toscano CNCA
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