> Platone, e Socrate, restano immensi ma sulla scrittura la storia ha dato
> loro torto, da allora l'umanità ha impegnato due millenni e mezzo per
> realizzare un'alfabetizzazione diffusa ed oggi vorremmo proibire invece che
> educare al digitale ... 

Per educare bisogna che gli educatori conoscano e oggi solo i progettisti del 
digitale conoscono. Nessun altro.
Come ha spiegato benissimo JC nel suo libro, chi sa esattamente cosa c'è dentro 
uno smartphone?
Chi può riportare esattamente cosa "gira" dentro i data center delle big-tech 
(e anche meno big)?
Vuoi educare?
Bene, vendimi (e non a 500 o più euro) uno smartphone completamente senza 
software in modo da installargli un sistema operativo libero e aperto.
Dammi la possibilità di usare i servizi online che ci sono attualmente, presso 
un fornitore che non sia una "corporation".
Ti sei mai chiesto perché Nexa mette a disposizione questo servizio e non, ad 
esempio, un LLM aperto?
Perché un gestore di mailing list richiede risorse tutto sommato minime.
Con le stesse risorse (immagino, magari sbaglio e Nexa ha invece un cluster di 
A100 a disposizione) non può offrire, neanche volendo, un clone chatgpt.
Così come non può mettere su un clone Youtube. Ma non perché sia complicato dal 
punto di vista software, ma perché non avrebbe le risorse hardware (spazio e 
potenza di calcolo) e banda.
In definitiva: Internet 1.0 era tanto software e poco hardware, questo ne ha 
permesso il lancio e la diffusione. Internet 2.0 poco software e tanto hardware 
(e qui spuntano i GAFAM). Internet 3.0 (AI), ancora meno software, ma tante 
tante tante risorse hardware.
Potevi educare quando Internet era alla versione 1.0, ora non più, puoi al 
massimo illustrare le mirabilia della tecnica e mettere in guardia dall'uso 
sbagliato degli strumenti, ma questo, secondo me, non è educare al digitale.

A.

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