Mi inserisco nella domanda di Giulio portando il discorso su un
livello bassissimo: quello della fisicità dell'IA e in particolare dei
suoi bisogni elettrici.
Talvolta mi è parso - faccio una considerazione che può sembrare
"eretica" - che le "stime di crescita" siano perfino enfatizzate o
almeno non siano tali da giustificare la capriola concettuale delle
Big Tech. Che fino a due-tre anni fa negavano o minimizzare i consumi
elettrici (e la relativa impronta di carbonio) dei servizi digitali e
del cloud in genere e poi, con l'affacciarsi dell'IA, si sono
precipitate a sbandierare consumi enormi ed strabilianti  stime di
crescita.
Perchè?
La necessità di risolvere ad ogni costo il problema di alimentare l'IA
conduce direttamente alla produzione di energia elettrica ed al farlo
in modo disruptive.  Ha fatto così il suo ingresso nel dibattito sulla
generazione leettrica una vecchia star: l'energia nucleare,
proponendosi come unica via,  ad es. con gli Small Modular Reactor,
proposti come panacea energetica o con il ripristino di vecchie
centrali nucleari dismesse.
Segnalo in tema di "AI vs nucleare vs rinnovabili” una tesi forte:
https://www.utilitydive.com/news/nuclear-power-smr-ai-amory-lovins/758660/
Il paper, riassumendolo al massimo, sostiene che il vero rischio non
sia che l’AI consumi troppa elettricità, ma che governi e utility
reagiscano in modo irrazionale costruendo infrastrutture energetiche
basandosi su previsioni speculative. Si  stanno anche  promuovendo
nuove centrali gas/nucleare/carbone,  usando l’AI come giustificazione
politica per rivitalizzare un settore decotto, il nucleare e per
contrastare la crescita delle rinnovabili.
Lovins propone l“integrative design” applicato all’efficienza
energetica radicale nei data center, un approccio  che mira a ridurre
drasticamente i consumi energetici tramite progettazione sistemica e
ottimizzazione dell’intero sistema, anziché dei singoli componenti.

Ma, tornando al nucleare, c'è anche una prefazione di GB Zorzoli al
libro "L'illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili" di
 Gianni Silvestrini  e Giuseppe Onufrio, edizioni Ambiente (2026).
GB Zorzoli in tale prefazione fa alcune considerazioni, di cui la
sesta riguarda - e non esattamente in termini entusiastici - proprio
degli SMR:
"Come è documentato nel libro, si tratta di una minestra riscaldata,
essendo già stata proposta alla fine del secolo scorso e ben presto
abbandonata, perché già in fase di progetto i maggiori costi unitari,
dovuti alle ridotte dimensioni degli impianti, erano immancabilmente
superiori a quelli risparmiati nel cantiere. Abbiamo dunque assistito
a una versione aggiornata della celebre arietta del Metastasio: “come
l’araba fenice:/che ci sia, ciascun lo dice;/dove sia, nessun lo sa”.
Discussione chiusa? Niente affatto. Malgrado queste evidenze, la
fabbrica delle fake news sul nucleare, che lavora ininterrottamente 24
ore su 24 e 7 giorni su 7, ha attribuito agli impianti nucleari, in
primis agli Small nuclear reactor, la funzione di fornire nel modo
economicamente più efficiente l’energia necessaria per bilanciare
l’intermittenza della produzione eolica e solare." (pp. 11-12).

Non ho sentito spesso mettere in discussione il connubio Data center
IA -  nucleare, che sembra  dato  per scontato (o quasi). Che ne
pensate?

Giovanna



Il giorno sab 16 mag 2026 alle ore 16:06 de petra giulio via nexa
<[email protected]> ha scritto:
>
> Ringrazio sinceramente Enrico, Beppe, Guido, Giacomo e tutti/e coloro che 
> hanno contribuito all’interessantissimo scambio di opinioni a partire dal
> documento ‘una visione realistica dell’intelligenza artificiale’. Per me una 
> preziosa occasione di diminuire almeno un po’ la mia ignoranza.
> Mi permetto di fare una domanda.
>
> Nel suo primo intervento di critica Beppe ha scritto.
>
> ‘Ma ci sono strade di ricerca da esplorare diverse da quelle guidate da 
> interessi commerciali, e su questo si dovrebbe investire in Europa.
> Da tempo, con l’associazione CAIRNE (https://cairne.eu/cern-for-ai/) e di 
> recente con l’appoggio del premio Nobel Giorgio Parisi, stiamo chiedendo la 
> costituzione di un CERN for AI, un centro fisico (non le solite network che 
> piacciono tanto ai funzionari europei, vedi RAISE https://www.coe-raise.eu/), 
> dove concentrare gli investimenti e i ricercatori in AI, dotandoli della 
> necessaria libertà di ricerca, per battere anche strade inesplorate.’
>
> Beppe mette in evidenza che la ricerca, quella che ha prodotto i sistemi 
> attuali di AI, è stata ed è guidata da interessi commerciali (e militari, 
> considerando la stretta interconnessione tra uso commerciale e uso militare 
> della AI).
> La domanda che faccio è: quali filoni di ricerca e quali parti della AI 
> attuale sono state e sono influenzate/determinate dagli interessi 
> commerciali/militari?
> E quali strade di ricerca, anche inesplorate, occorrerebbe battere per 
> sottrarsi a questa influenza?

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