Il giorno ven, 22/04/2016 alle 16.23 +0200, Dario ha scritto: > Fugace saluto a tutti. > La presente vuole essere solo un'espressione di pensiero, nulla di > più. > > Ho avuto un attimo di tempo per leggere gli intercorsi > sulle proposte di Guido ed i vari commenti (Milo, Marco, Beatrice). > > Beatrice > Sono anni che seguo la lista TP e devo dire che purtroppo > sono molti i > Beatrice > casi in cui non ci sono solo traduzioni corrette o > sbagliate. > A volte > Beatrice > ci si accontenta anche della "meno-sbagliata". > > Aggiungerei anche la pazienza per ogni nuovo (sempre benvenuto) > che stressa di domande (me medesimo) o suggerimenti, come il tempo > che sempre il gruppo dedica alla sua formazione. > > Beatrice > Però proprio per questo si è cercato di uniformarci e > darci > delle regole. > > E su questo c'è da dire che "uniformità" in un contesto libero > significa cercare una via di mezzo che renda la maggioranza concorde, > precisando che "maggioranza" equivale a chi si rende partecipe.
Devo ammettere che se avessi potuto prevedere tutta questa perdita di tempo per così poche traduzioni, tra l'altro abbastanza semplici e di uso comune, non avrei mai inviato tali revisioni. > Ho potuto vedere nel tempo il grande lavoro svolto, tanto da esserne > invogliato a partecipare nel mio piccolo (ecco il perché sulla > precisazione di "maggioranza"). > > Beatrice > non concorderi sulla modifica directory -> cartella. Che è > una > Beatrice > modifica "desktop-centrica", per così dire. Si è scelto > di > lasciare > Beatrice > directory invariata e di tradurre con "cartella" la > parola > "folder", > Beatrice > proprio per distinguere l'elemento del file system ... > > Concordo con quanto espresso da Beatrice (concorderi / concorderei). > > Riguardo la lingua italiana, per chi ha un pò di 'anta, molti sono > testimoni di quanto sia cambiata nel tempo. > > Tempo addietro mi ricordo alcune discussioni riguardo i termini > MODEM e TERMINAL ADAPTER in un contesto di "linea digitale" (ISDN). Coincidentalmente "modem" è italianissimo, in quanto contrazione di "modulatore" e "demodulatore". > Per far capire al cliente che "l'aggeggio" che si collegava alla > linea > telefonica (vuoi che ne sappia che differenza ci sia tra PSTN e ISDN) > è sempre quello, molte aziende riportavano nei listini e nelle > varie testate giornalistiche MODEM e basta, sbagliato che fosse. > (Che dire di "i diti"? [1]) > > Esaminando termini come "directory"[2], "file"[3], desktop [4] > (e così via), trovo saggia la scelta di cercare una > contestualizzazione > che permetta di rendere chiaro il concetto, a volte a discapito di > una > "mancata traduzione" o "meno-sbagliata". > > Ritagliando dalla proposta di revisione di Guido su cryptosetup: > > #: lib/setup.c:473 > > #, c-format > > msgid "Enter passphrase for %s: " > > -msgstr "Inserire la passphrase per %s: " > > +msgstr "Inserire la parola chiave per %s: " > > Forse sbaglio, ma pur se il ruolo è il medesimo, dire password[5] > e dire passphrase non significano la stessa cosa. > Quanto può essere lunga una parola, quanto invece una frase? > > Se penso ad un "login"[6] applicherei "password", ma in un contesto > dove si genera una chiave privata per un sistema di crittografia > asimmetrica per esempio, utilizzerei "passphrase". > > Come tradurre i termini? > > In questo contesto io troverei idoneo tradurre con "frase segreta", > dove l'utente capirebbe fin da subito che gli viene richiesto > qualcosa di più di una semplice parola/password. Questo mi trova sicuramente più d'accordo, visto che è una traduzione, probabilmente corretta o comunque equivalente a quella che io ho proposto. Soprattutto mi sembra qualcosa di propositivo, invece che ulteriori perdite di tempo in polemiche o peggio ! > In questo modo, se fossi uno sviluppatore potrei aspettarmi > VARCHAR[7] rispetto che LONG[7]. Se fossi solo un "utilizzatore" > capirei che "devo scrivere qualcosa di più" che una semplice > sequenza di caratteri. > > Aggiungiamoci che, molto spesso, gli stessi sviluppatori > madrelingua non è che scrivano "proprio chiaro" quello che > intendono :). Molte volte una passeggiatina di lettura sul codice > chiarisce dubbi (o ne crea di ulteriori :D). Ecco, un motivo in più per *tradurre*, così c'è un controllo ulteriore sul senso di quello che questi programmi scrivono all'utente ! > Beatrice> Non so se lo hai già letto, ma il documento nel sito del > tp > sulle regole > Beatrice> per una buona traduzione forse ti può far capire lo > spirito > con cui > Beatrice> certe scelte sono state fatte. > > Beatrice> Le scelte fatte per la traduzione dei termini sono state > fatte > con la > Beatrice> speranza di fare delle traduzioni di qualità. Quindi sono > motivate da > Beatrice> buone intenzioni, per quanto ovviamente ciò non garantisca > siano le > Beatrice> scelte migliori. > > ovviamente è inutile confermare quanto detto da Beatrice. > Domanda (per curiosità) rivolta a Guido: > Hai avuto modo di leggere le regole e suggerimenti sul sito del tp? No. Non saprei neanche dove sono, immagino sul sito da qualche parte nascosta. Ma ora che mi viene indicata la loro esistenza, magari la prossima volta li cercherò. Anche se come già detto non era mia intenzione generare perdite di tempo, solamente cercare di migliorare una situazione. > Io l'ho fatto e l'ho trovato molto utile. Immagino. > Marco> Il problema ora non è tanto discutere sui singoli termini, > quanto > Marco> decidere se accettare senza discuttere la revisione di un tale > che > Marco> nessuno conosce e che si è autonominato caporedattore del TP, > con Per quanto riguarda quest'altro delirio a cui mi ero scordato di rispondere, io non mi sono mai autonominato "caporedattore". > Marco> una boria e un'arroganza mai viste in tutta la storia > Marco> dell'informatica libera. > > Proporre una revisione non significa accettarla senza > discutere. Altrimenti non sarebbe una "proposta". Se le discussioni sono troppo prolisse, il gioco non vale la candela nella mia opinione. Secondo me dovrebbero decidere due o tre persone, ad esempio gli ultimi due o tre traduttori o qualcosa del genere. > Si propone (in modo educato si espone il proprio pensiero), > si discute (in modo sereno e sempre rispettando il lavoro degli > altri, > anche se fosse tutto sbagliato), si trova un punto di accordo e si > procede a guadagno di tutti. > > Gli stoici delle regole o del "purismo italiano" in questo contesto > hanno vita breve (IMHO). Io purtroppo non ho molto tempo comunque da dedicare. E poi, come già detto, non pensavo di generare tante problematiche per questioni così banali. > Guido, visto che ne hai fatto uso, curioso è farsi una ricerca > sull'origine etimologico dell'aggettivo "bastardo"[8] > (tanto per associare il "purismo francese" al "purismo italiano"). E' vero, non lo sapevo, deriva dal francese... Qualcosa non guasta mai se è originale e non ha equivalenti (e comunque come in altri casi simili è adattato, cioè non è il termine francese, ma un termine nuovo, pienamente italiano, adattato alla fonetica italiana). > Le regole si "adattano" alle esigenze dinamiche del mondo frenetico > dell'informatica, la lingua muta (e a volte si stravolge) in base > al frenetico contesto sociale/culturale figlio della globalizzazione. Si ma non è accettabile, addirittura arrivare a reimportare parole che derivano dall'italiano come "passphrase". Che deriva da "frase" per "passare" (il controllo). E non è accettabile non tradurre deliberatamente quando è possibile benissimo tradurre ed è anzi a tutto vantaggio della comunità. Altrimenti si arriverà ad un punto in cui "tanto vale usare la lingua originale" e vedi anche l'ultimo commento in coda a proposito di ciò. [...] > -- Link -- > [1] http://www.treccani.it/vocabolario/dito/ > [2] http://www.treccani.it/vocabolario/directory/ > [3] http://www.treccani.it/vocabolario/file2/ > [4] http://www.treccani.it/vocabolario/desktop/ > [5] http://www.treccani.it/vocabolario/password/ > [6] http://www.treccani.it/vocabolario/tag/login/ > [7] https://it.wikipedia.org/wiki/Tipo_di_dato_(basi_di_dati) > [8] http://etimo.it/?term=bastardo e > http://www.treccani.it/vocabolario/bastardo/ Tra un pò l'italiano diventa come qualche "lingua" straniera che si sente sempre più spesso sui treni o nelle stazioni ferroviarie, dove si capiscono un sacco di termini proprio perchè sono in inglese e che sono in inglese perchè quelle sono lingue che non si sono mai sviluppate appieno (come le relative società, del resto). Buon fine settimana ! Guido -- principale: http://www.linux.it/tp/ ausiliaria: http://fly.cnuce.cnr.it/gnu/tp/ausiliaria.html
