Ciao,
premesso che mi fa molto piacere vedere ancora un pur minima attività
su questa lista, sarò un po' cinico: dove può pensare di andare IllumOS
od OpenIndiana o Nexenta e ogni altra distro ex-OpenSolaris based?

Anni fa, stufo dei primi linux 2.6 tornai a FreeBSD che avevo abbandonato
in favore dei primi linux 2.4 per il troppo ridotto supporto hw, un po'
di cose erano cambiate, la FreeBSD 6 e poi 7 erano assai più avanti di
FreeBSD 4 e rispetto a GNU/Linux si andava assai meglio. Di acqua ne è
passata sotto i ponti, stanco di scelte non troppo gestibili di FreeBSD
(fare qualcosa come SourceJuicer o cmq fare una fottuta struttura di pkg
binari ragionevolmente in sync coi port no eh!?) mi buttai su Solaris
prima, su SXCE poi ed infine su Indiana.

Oggi FreeBSD con la 9 non è significativamente migliorata come fece dalla
4 alla 5 e le scelte di cui mi lamentavo sempre lì sono; intanto GNU/Linux
si scosta sempre di più, GNome tanto per dirne una vuole eliminare tutti
i port non GNU/Linux, troppo faticoso mantenerli, idem KDE, idem persino
parti del team X.Org (Mesa, ad esempio).

Ora Linux è un pessimo kernel se lo paragoniamo ad IllumOS, IllumOS ha
lo zfs, ha dtrace, ha le zones, l'smf ecc. ma *non ha* abbastanza
sviluppatori per potersi evolvere e per poter avere una pletora di
produttori interessati a supportarlo. GNU/Linux sfonda ma è un'ammasso
di codice sempre meno evolvibile, è certo messo assai meglio di OSX od
Windows ma è pursempre su una via assai poco carina.

In altri termini gli UNIX classici che sino a poco fa grazie alla SUN
potevano tornare a vivere in gloria sono in via di estinzione. Sono per
tanti aspetti superiori ad ogni altro OS sulla piazza ma non sono a quanto
pare in grado di adattarsi e Darwin non perdona... Non perdonò le vecchie
Alpha, non perdonò IriX ed ora cala la scure anche sulla ex-SUN...

Ritengo sia tempo di un UNIX 2.0 che riproponga la rivoluzione di UNIX
al passo coi tempi: la struttura di "UNIX 1.0" era caratterizzata dalla
facilità di scrittura del software, il C rispetto all'assembly è come
oggi il Python rispetto al C, da una facilità di integrazione di ogni
applicazione grazie a delle ottime IPC ecc. Oggi queste IPC sono comode
ma non bastano, il C è quello che allora era l'assembly, troppo di basso
livello per permettere tempi di sviluppo e gestibilità umane a progetti
complessi come i moderni sistemi operativi; non c'è più la facilità di
scrivere software anche perché non c'è più l'integrazione di un tempo:
nei primi UNIX la libreria standard del C era sufficiente alla maggior
parte dei compiti ed il resto era codice personale; oggi servono n-mila
librerie ognuna fatta a modo suo, documentata a modo suo, con suoi tipi
di dato, sue convenzioni di sviluppo ecc.

Un buon esempio è stato detto da Miguel de Icazia tempo fa, non si può
scrivere qualcosa del tipo:
 import imagemagick
 import gtk

 magic_wand_btn = gtk.button()
 magic_wand_btn.bind(imagemagick.selection.fuzzy)

Un tempo, per le necessità di un tempo un #include e un po' di codice
lo permettevano... Questo manca, questo porta a n-mila altri problemi
incluso lo sviluppo di mostri che su altri mostri si reggono, di torri
di Babele sempre più stratificate da cui i piccoli "appassionati di
codice" scappano; pensate a sage solo come esempio, un bel cas, del
tutto impossibile da gestire con n-mila backend n-mila problemi d'uso
e una dimensione enorme.

Sogno, e per ora mi limito a quello uno UNIX reimplementato in Python
o un linguaggio simile (al GSoC è iniziato lo sviluppo di un fe a gcc
per il Python) dove sia prassi standard scrivere software con un core
in un package, una UI che usa tale core in un altro e ogni software
possa import-are classi e quant'altro dai vari core disponibili...

Mi sa che anche Java degli albori sognava una cosa di simile, distribuita
in rete ecc. e non è finita molto bene...

--
Kim Allamandola
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