Marco D'Amico ha scritto:
Beh, questa considerazione è vera solo in teoria, perché in realtà
"siamo" molto pecoroni.
Beato te che hai i soldi per comprare un PC ogni volta che esce un nuovo
modello sul mercato ;o) Qual è la vita media di un PC? 3 anni? 5 anni?
In altre parole, quanto tempo occorre perché il parco macchine sia
completamente rinnovato e tutti gli elaboratori siano trusted?
In questo lasso di tempo ritengo si possa capire cosa sta succedendo e
agire di conseguenza.
Se in conseguenza dell'ingresso sul mercato degli elaboratori trusted le
vendite dovessero subire una flessione, seppur minima, secondo te quante
trimestrali negative sopporterebbero gli investitori e gli azionisti?
Il mercato è fatto da domanda e da offerta ... e quindi, se il mercato
chiede PC non trusted ci saranno produttori in India, in Cina, in
Malesia o a Taiwan che produrranno questo tipo di macchine e i loro
governi non farebbero un bel niente ... nei paesi non democratici si
"limiterebbero" ad impedire le vendite di queste macchine sui mercati
interni. Qual è quel governo che, in preda ad un impeto di tafazzismo,
blocca la produzione di prodotti vendibili sui mercati esteri? Un
esempio piccolo e banale: In Francia il liquore all'assenzio (un
veleno!!!) si può consumare ma non produrre, in Italia si può produrre
(per il mercato francese, naturalmente) ma non consumare ... I francesi
dicono: "c'est l'argent qui fait la guerre" e l'argent, fino a prova
contraria, ce l'hanno i consumatori.
E negli Stati Uniti, come nel Regno Unito o in Francia o in Italia,
ritieni sia veramente proponibile una legge che prevede si *debbano*
comprare solo elaboratori trusted? E per cosa? per fare un piacere ai
produttori di hardware e software o alle major cinematografiche e
discografiche: mi sembra uno scenario poco verosimile. Allora delle due
una: o il mercato lo fanno i consumatori, che devono essere
correttamente informati e decidere cosa comprare e perché (ed è di
questo che ci si deve occupare: fare informazione ma senza allarmismi),
oppure lo fanno i produttori che, in qualche modo, ci impongono di
comprare quello che vogliono. La storia del commercio è piena di
prodotti per i quali si è speso un capitale per sviluppo e pubblicità e
che si sono rivelati dei flop cosmici. La querelle sul sistema di
protezione dei Cd-Audio, che in realtà era un rootkit, appioppato ai
consumatori da Sony (che ha ricavato, da questa dissennata iniziativa,
danni materiali e di immagine difficilmente calcolabili e non
trascurabili neppure per un'azienda di quelle dimensioni)dovrebbe
insegnarci qualcosa ... o no?
Ritengo, comunque, che del problema del TC sia opportuno, al momento,
*occuparsene*, e seriamente, per non doversene *preoccupare* poi.
Sante parole.
Lo so :o) ripeto, occorre documentarsi e fare corretta informazione (e,
ahimè, in giro ho visto soprattutto terrorismo) e non preoccuparsi.
Ciao.
--
Mario Govoni
... quod scripturae mandatur, non solum praesentibus sed futuris
prodesse valeat ...
("... ciò che si affida alla parola scritta, è utile che valga non solo
per i contemporanei, ma anche per i posteri ...", San Tommaso d'Aquino)
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