Gian Claudio,urge incontrarsi!Non credo che nessuno legga 4 siti internet e 
pensi di essere un grande economista,soprattutto Litta,Massari,Bacaro 
etc...compagni che hanno alle spalle tanti anni di militanza e studio. Come ho 
gia' detto,confrontiamoci con dati alla mano.
TIM: la tua mail in mobilità con il BlackBerry®

-----Original Message-----
From: gianclaudio morini <[email protected]>
Sender: [email protected]
Date: Fri, 16 Dec 2011 21:37:36 
To: Alessandro Massari<[email protected]>
Reply-To: [email protected]
Cc: <[email protected]>; 
radicaliroma<[email protected]>
Subject: Re: [radicaliroma] L'Euro sta disintegrando l'Europa :(

Ale, ti ringrazio per la dotta dissertazione, ma ancora non ci siamo.
Io ho chiesto se qualcuno di voi si immagina le conseguenze nella vita
delle persone, ed ancora non ho risposta. Ok, c'ho provato io rispondendo a
Litta, ma è solo uno scenario parziale.
Detto questo, c'è una cosa che non capisco: perchè, prima di queste
soluzioni immaginifiche (oltrechè immorali e tecnicamente controproducenti)
non si affrontano (o si ipotizza di affrontare) due punti facili facili:
- la vendita del patrimonio dello Stato (che rende ad oggi circa l'
1%/anno) per ridurre consistentemente lo stock
- una spending revue seria sulle spese improduttive per consentire una
consistente riduzione dei flussi?
Te lo dico io perchè: perchè "non pagare i debiti" è la soluzione più
facile, tipicamente italiana, da magliari. E anche perchè l'economia è
diventata un po' come la politica. Si leggono quattro siti internet e si
crede di avere un master.
Cazzate, ovviamente.


Il giorno 16 dicembre 2011 17:42, Alessandro Massari <
[email protected]> ha scritto:

> in passato si stampava moneta, creando inflazione, poi si sono venduti
> titoli di stato, creando debito. La separazione tra bnkitalia e tesoro è
> dell'81, ed infatti negli anni ottanta rallenta l'inflazione e si impenna
> il debito.
> Ora si dovrebbe pagare. Ma sarebbe necessaria una riduzione della spesa
> pubblica e una riallocazione efficiente (cura tutta domestica) delle
> risorse, oltre alla crescita dell'economia (noi ci riferiamo sempre ad un
> rapporto con sopra il debito complessivo e sotto il pil, se il pil cresce
> la percentuale diminuisce anche se l'ammontare complessivo del debito può
> aumentare in termini assoluti), cosa che è impedita sicuramente dal
> sistema di capitalismo inquinato e bancocentrico da cui siamo appestati
> (mi riferisco alle comuni banche, non a quelle centrali o alle grandi
> banche d'affari, quindi alla concatenazione scellerata comuni, fondazioni,
> banche, finanziamento solo agli amici e non ai più meritevoli, tipico del
> sistema di captalismo assistito italiano) che non consente attività di
> impresa in regime di libero mercato, ma anche da fattori esogeni. Noi
> esportiamo,quel poco di segno + davanti al pil dipende dall'estero, se il
> mondo si ferma lo facciamo anche noi. Il mercato interno è fermo da quando
> tremonti diceva che andava tutto bene
> Se tutti vanno all'incasso nello stesso momento e non si rinnovano in i
> titoli ci dovrebbe essere il fallimento. Come per un'impresa qualsiasi.
> Ad accettate, lo scenario è questo.
> Ti riporto dalla relazione all'articolo 81, la serie storica del debito
> degli ultimi venti anni, fatto di valore effettivi e non di rapporti
> percentuali.
> Si capisce megli chi ha speso e come, anche se non risolve il problema del
> chi paga:
>
> "La spesa pubblica negli anni della cosiddetta seconda Repubblica".
> Ancorché quanto descritto possa far supporre che la maggior parte del
> debito sia figlio della prima Repubblica, è invece nella cosiddetta
> seconda Repubblica che esso esplode quantitativamente.
> Il rapporto percentuale tra debito e PIL, esistente durante il ricordato
> Governo Amato, è quasi identico a quello attuale. Analizzando l'accumulo
> di stock di debito da parte dei vari Governi repubblicani si possono fare
> scoperte interessanti. Considerando il totale del debito dal 1946 al 1992,
> rivalutato in euro, il debito complessivo risulta pari a 795 miliardi,
> mentre il debito attuale è pari a 1.931 miliardi di euro. La media
> giornaliera prodotta nella prima Repubblica è stata pari a  47,5 milioni
> di euro al giorno, mentre quella imputabile al periodo compreso tra il
> 1992 e il 1994, quello che ha visto la nascita di  due “governi di
> transizione”, il primo Governo Amato e quello guidato da Ciampi, ha
> portato la media a 285 milioni di euro al giorno, il che ha favorito un
> accumulo di debito pubblico ulteriore che eleva il debito totale a 994
> miliardi di euro. La seconda Repubblica, connotata da una costante
> propaganda bipartisan in favore della  necessità di seri programmi di
> risanamento della finanza pubblica, riesce subito a fare peggio. Nei 252
> giorni del primo Governo Berlusconi si giunge al primato assoluto nella
> storia dei Governi italiani, con un accumulo di debito quotidiano pari a
> 330 milioni di euro. Segue il Governo Dini, che registra un indebitamento
> giornaliero pari a 207 milioni di euro. Si arriva, quindi, al primo
> Governo Prodi, che aumenta il debito pubblico soltanto (per così dire) di
> 96 milioni di euro al giorno; i successivi due esecutivi guidati da
> Massimo D’Alema si attestano sui 76 milioni di euro al giorno, registrando
> il record del “debito pubblico quotidiano” più basso nel periodo in esame.
> Complice il famigerato ciclo elettorale di spesa, il secondo Governo Amato
> (alla fine della XIII legislatura) aumenta la spesa a 124 milioni di euro
> al giorno. Il quarto Governo Berlusconi mantiene stabile la media del
> Governo Amato, attestandosi su una spesa quotidiana pari a 124 milioni di
> euro al giorno. Il breve secondo Governo Prodi (anni 2006-2008) riabbassa
> l’asticella della spesa ad un importo di 97 milioni di euro quotidiani,
> per giungere all’ultimo governo Berlusconi il quale, sino al 30 giugno di
> quest’anno, ha accumulato un debito giornaliero pari a 218 milioni di
> euro.
> Sono dati importanti che ci permettono di considerare come i Governi di
> centro-destra siano stati assai più “allegri” in fatto di spesa pubblica
> rispetto ai Governi di centro-sinistra, i quali, conti alla mano, si sono
> dimostrati meno proclivi all’indebitamento.
> Dall’analisi dei dati economici fondamentali italiani negli anni di
> governo del centro-sinistra (1996-2001 e 2006-2008) emerge come in quelle
> due stagioni i conti pubblici siano stati tenuti meno peggio di quanto non
> sia accaduto sotto i Governi guidati dal centro-destra: in quegli anni il
> rapporto debito/PIL è lievemente migliorato, il disavanzo statale è stato
> più contenuto, l’evasione fiscale è stata combattuta, in modo forse
> infelice e inefficace, ma almeno lo si è tentato. Molto probabilmente ciò
> ha influito negativamente sui risultati elettorali, ma neanche i Governi
> di centro-sinistra hanno realizzato le serie di costanti avanzi primari
> che sarebbero state necessarie, insieme con le politiche strutturali
> richieste per la crescita economica del paese, unica soluzione possibile
> per rendere la situazione meno drammatica dell’attuale.
> Un situazione che ci vede sommersi dai debiti, senza riforme realizzate,
> con un compito immane che attende i futuri governanti e governati perché
> il debito complessivo, storico, ha raggiunto la cifra prodigiosa di 1.931
> miliardi di euro.
>
>
>
>
>
> > Io non pongo solo un problema etico.
> > Pongo un problema squisitamente tecnico, cioè economico-finanziario:
> > qualcuno, *FINALMENTE*, mi spiega, (se lo sa, se lo immagina) cosa
> > accadrebbe delle vite delle persone normali se si concretizzasse la
> > soluzione garibaldina da centro sociale?
> > Diversamente, devo supporre che si parli tanto per parlare.
> >
> > Grazie infinite.
> >
> >
> > Il giorno 14 dicembre 2011 15:47, Alessandro Massari <
> > [email protected]> ha scritto:
> >
> >> Caro Valerio,
> >> mi sembra che più che una proposta, la tua sia una previsione
> >> millenaristica.
> >> Io sottoscrivo quanto detto da Demetrio e Luca. *Gianclaudio e Marcello
> >> pongono un problema etico*, e nessuno vuole evitare di onorare il
> >> debito,
> >> ma qualche difficoltà l'abbiamo, soprattutto se la gente non capisce
> >> qual'è il pericolo effettivo che corre.
> >>
> >
> >
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> Coordinatore "Gruppo economia radicale"
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