Posso rispondere per esperienza.
L'algoritmo supplenze "del MIM" (che poi è una leggera modifica di un algoritmo 
americano) ha stravolto il processo di reclutamento dei docenti delle scuole 
primarie, secondarie e di sostegno abolendo nei fatti:

- il criterio di merito (docenti MENO meritevoli ottengono supplenze al posto 
di docenti più meritevoli);
- il diritto alla continuità didattica dei discenti (con le convocazioni in 
presenza il docente tendeva a fare ogni sforzo per restare nella stessa sede, 
soprattutto se di sostegno)

L'esempio del processo penale telematico è ancora più agghiacciante, se 
possibile.
Quindi, come dice Lessig e qualcuno ha già ricordato prima, "code is law".

Per questo la politica dovrebbe intervenire nelle segrete stanze in cui il 
codice è scritto e in quelle più segrete ancora dove se ne detta il design. 
Interessante anche l'assonanza che non mi pare casuale tra "dettare il design" 
e "essere un dittatore". Giuro che l'ho scritto di getto, ma rileggendo il mio 
cervello ha richiamato automaticamente alla mente l'immagine del mascellone di 
Musk (ma Zuckerberg col suo ricciolo sbarazzino non è da meno, come faceva 
giustamente notare Juan Carlos nel suo articolo sul Manifesto).

Quanto all'osservazione che il problema non è la tecnologia, ma la burocrazia: 
credo si tratti di distorsioni dovute al sistema di riferimento da cui possiamo 
osservare il problema. Personalmente mi convince la visione di Lewis Mumford 
(richiamata con altre parole anche dal prof. McQuillan quando parla di 
intelligenza artificiale): il problema è la megamacchina, ossia l'apparato 
costituito da ideologia (tecnoentusiasmo, soluzionismo, culto del dato), 
burocrazia (intesa come amministrazione del potere) e tecnologia (intesa come 
la intende Giacomo, applicata nel mondo reale). Quando queste tre cose si 
allineano si manifesta quello che qualcuno ha chiamato giustamente "il mostro" 
(il Leviatano?).

Stefano

Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home).

lunedì 13 gennaio 2025 16:06, alessandro marzocchi <[email protected]> ha 
scritto:

> Il programma informatico può imporre comportamenti non previsti da leggi?
>
> Cordialmente.
> Duccio (Alessandro Marzocchi)
>
> Il giorno lun 13 gen 2025 alle ore 15:29 <[email protected]> 
> ha scritto:
>
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>>
>> Today's Topics:
>>
>> 1. Re: Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"?
>> (Benedetto Ponti)
>>
>> ----------------------------------------------------------------------
>>
>> Message: 1
>> Date: Mon, 13 Jan 2025 14:29:41 +0000
>> From: Benedetto Ponti <[email protected]>
>> To: Michele Molè <[email protected]>
>> Cc: "[email protected]" <[email protected]>
>> Subject: Re: [nexa] Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"?
>> Message-ID: <[email protected]>
>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
>>
>> Gent.mo collega, caro Michele,
>> Grazie a te per la segnalazione: mi pare che osserviamo il medesimo 
>> fenomeno, e lo interpretiamo in modo analogo, sebbene in due casi diversi 
>> (ma accomunati da elementi molto significativi, a cominciare dall’esercizio 
>> del potere “giuridificato”, quello pubblico/amministrativo e quello 
>> datoriale, e l’applicazione dell’AI come ausilio all’esercizio di tale 
>> potere).
>> Non appena l’ultore pubblicazione sarà finalizzata, te ne girerò i 
>> riferimenti.
>>
>> Un caro saluto
>> Benedetto Ponti
>> [firma nuova mail_3 2.png]
>>
>> Il giorno 13 gen 2025, alle ore 15:21, Michele Molè 
>> <[email protected]> ha scritto:
>>
>> Molto interessante e idea su cui mi ritrovo appieno! Sono giunto alla stessa 
>> conclusione per quanto riguarda certe applicazioni di AI nei contesti di 
>> lavoro; i capi tendono a diventare "meno" capi quando usano sistemi di cui 
>> non capiscono nulla per gestire la forza lavoro (e di cui sono solo in grado 
>> di apprezzare i risultati). Non l'ho chiamata AI reale ma Commodified, 
>> Outsourced Authority: https://doi.org/10.6092/issn.1561-8048/20836
>> È un dibattito molto interessante e se la lista ulteriori consigli di 
>> lettura a riguardo (come pure de feedback) apprezzerei molto!
>>
>> Un caro saluto
>> Michele
>> On Monday, 13 January 2025 at 12:26, Benedetto Ponti via nexa 
>> <[email protected]> wrote:
>> Solo a titolo di notizia, e per contribuire al dibattito in questione,
>> Di recente ho cominciato a ragionare sull’idea che "l’AI reale” (cioè, 
>> quella effettivamente realizzata) sia intrinsecamente neoliberista.
>> L’ho fatto qui: 
>> https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/view/264
>>
>> E a breve tornerò a farlo, in una collettanea di prossima uscita, ampliando 
>> un po’ il discorso ed i riferimenti (mi pare che la critica della scuola di 
>> Francoforte alla razionalità strumentale sia centrale, sotto questo profilo, 
>> ed in linea con alcune delle tesi già affacciate nelle mail precedenti).
>>
>> Un caro saluto a tutti
>>
>> Benedetto Ponti
>> <firma nuova mail_3 2.png>
>>
>> Il giorno 13 gen 2025, alle ore 12:16, Marco Fasoli <[email protected]> ha 
>> scritto:
>>
>> Buongiorno,
>> credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle 
>> nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti.
>> Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che 
>> possa essere utile a chi vuole
>> approfondire la questione.
>>
>> Cari saluti
>>
>> Marco Fasoli
>>
>> On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio 
>> <[email protected]<mailto:[email protected]>> wrote:
>> Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti.
>>
>> Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che
>> è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché
>> ricorrente in Nexa.
>>
>> Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan
>> Carlos [1], dice esplicitamente:
>>
>>> la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica
>>> anche al di là dell’uso che se ne può fare.
>>
>> Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo
>> tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti
>> politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace
>> di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la
>> società in cui vivranno i miei figli).
>>
>> Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la
>> maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e
>> politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro
>> che le usano.
>>
>> Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante
>> discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio
>> interno e ci fornisca un modello migliore della realtà.
>>
>> On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
>>
>>> Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una
>>> tecnologia.
>>
>> Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose?
>>
>> Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti
>> costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di
>> "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini
>> svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze
>> artificiali" etc..).
>>
>> Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come
>> vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e
>> sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici
>> di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista.
>>
>> Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma
>> delle sue applicazioni concrete.
>>
>> Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente
>> orientato politicamente, ovvero che
>>
>> 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale
>> 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o
>> sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo
>>
>> Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non
>> sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non
>> viceversa.
>>
>> Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di
>> ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per
>> il primo punto.
>> Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale
>> caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione
>> sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal
>> perpetuarsi di tale organizzazione.
>>
>> Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne
>> sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un
>> coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva
>> una cultura del fai da te per piccole riparazioni.
>>
>> La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie
>> politicamente orientate da entrambi i punti di vista:
>> - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi
>> investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili
>> - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le
>> distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e
>> ostacolandone altre.
>>
>> Vi sembrano definizioni ragionevoli?
>> Se no, perché?
>>
>> Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise,
>> potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente
>> neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare
>> in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie.
>>
>> Giacomo
>>
>> [1]
>> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html
>>
>> PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo
>> libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo
>> che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione
>> della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
>> <7 Contro lo strumentalismo.pdf>
>>
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