Ale, puoi anche dire che l'assetto del nostro Stato è "confessionale di fatto". =) Di fronte alla violenza dei Patti Lateranensi la Costituzione potrebbe opporre soltanto il principio della uguale libertà delle confessioni religiose, pedissequamente calpestato dallo Stato italiano prima ancora che dalla Curia Romana. Al disposto del nostro art. 8, in praticamente qualsiasi altra Costituzione liberale, viene sempre affiancato il principio *esplicito * della laicità.
Peraltro, fino al 1985, all'art. 8 della Costituzione persisteva la gravissima deroga concordataria di cui all'art. 1 del Trattato lateranense: «...La religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». Fino ad allora, si potrebbe dire che si viveva in uno Stato di fatto (e di diritto!) confessionale. Gabriele Di Battista Via Poli, 13 - 00187 Roma Cell *331 7771643* Tel *06 67608054* Fax *06 67608068* 2011/5/26 Alessandro Litta Modignani <[email protected]> > *La falsa “laicità” che piace al Corriere* > > di Alessandro Litta Modignani > > L’articolo di Dario Antiseri sul Corriere della Sera del 23 maggio sembra > un appello, condivisibile da chiunque, alla “tolleranza reciproca” fra > credenti e non credenti, in nome della libertà di critica, per una laicità > intesa in senso “non dogmatico”. Tutto bene dunque ? Veramente no. > Qualche problema c’è, anche se Antiseri mostra di non accorgersene. > > Una “questione laica”, nell’Italia di oggi, esiste eccome. La laicità dello > Stato, in tutto l’Occidente, è fondata sulla separazione fra la sfera > politica e quella religiosa, escludendo a priori che una qualsiasi tendenza > confessionale possa essere posta a fondamento delle istituzioni. Viceversa, > lo Stato italiano presenta un assetto semi-confessionale, derivante dal > regime concordatario. La Chiesa cattolica gode di ampi privilegi e > rendite di posizione e occupa vasti settori della vita pubblica – a partire > da una sovraesposizione televisiva che fa impallidire quella pur > “scandalosa” del Presidente del Consiglio. Questa posizione abnorme, che non > trova riscontro in nessuna democrazia al mondo, costituisce un’assoluta > anomalia, dalle conseguenze evidentissime. Eppure Antiseri non ne accenna > neppure marginalmente. > > Nella “società aperta” nessun convincimento può essere imposto e nessuna > tradizione è esente dalla critica, si legge ancora nell’articolo. Certo, ci > mancherebbe. Ma questa affermazione elude un’ altra domanda, ben più > decisiva: può una confessione religiosa (quale che sia, maggioritaria o > minoritaria) costituire il fondamento dell’etica pubblica ? La risposta > laica e liberale è no, assolutamente no. Il disegno delle gerarchie > vaticane, teso a contrastare il “relativismo” in nome dei “valori > cristiani”, se trasferito all’interno dell’ordinamento costituisce un’aperta > minaccia alla libertà degli individui. Antiseri cita i referendum > sull’aborto e sulla fecondazione assistita - pratiche peraltro consentite in > tutto il mondo - come strumenti necessari per dirimere questioni > “inconciliabili” > (Benedetto XVI dice “non negoziabili”) ma si guarda bene dal ricordare che > la Chiesa cattolica, già ai tempi di Paolo VI, promosse un referendum anche > contro il divorzio; che oggi chiede al Parlamento italiano una legge sul > fine vita che priverebbe gli individui della libertà di disporre di se > stessi; che offre aperto sostegno ideologico ed elettorale ai partiti che > assecondano questi progetti. Un “voto di scambio” del tutto improprio, un > “uso religioso della politica” intollerabile tanto quanto il suo opposto. > > Antiseri si dilunga poi nell’elenco di ciò che deve fare il “laico > rispettoso” (di nuovo riecheggiando la “sana laicità” di Ratzinger) ma non > dice nessuna cosa, neppure una sola, di quelle che la Chiesa cattolica non > dovrebbe mai fare, per non ferire la laicità dello Stato, che della società > aperta è un presupposto fondamentale. Senza il “liberalismo continentale > ottocentesco”, che Antiseri critica, non ci sarebbero stati né il > Risorgimento né l’Italia unita di oggi. Non ci sarebbe lo Stato moderno, > semplicemente. > > Il laico non deve “reificare” gli istituti collettivi, sostiene Antiseri. > Giusto. Invece la Chiesa può farlo? Il rischio di dare vita a una “entità > liberticida” non riguarda anche e soprattutto il tentativo sacerdotale di > dare vita a uno Stato teocratico, o comunque teocentrico ? Antiseri invece > attacca il “laicista fondamentalista”, segno evidente che il > fondamentalismo religioso delle gerarchie vaticane per lui non costituisce > un problema. Alla “indiscussa autorità morale” Antiseri non chiede conto > degli scandali finanziari e sessuali che reiteratamente travolgono i suoi > uomini, né egli spende una parola di critica nei confronti di un Papa che > condanna l’uso del preservativo nell’Africa devastata dall’Aids. > > Per concludere, una domanda. Antiseri afferma che il buon laico deve essere > rispettoso delle ragioni altrui, critico ma non dogmatico, che non deve > divinizzare né reificare né idolatrare e così via: perché non va a chiedere > la pratica di queste stesse virtù dall’altra parte del Tevere ? E’ sicuro > che da quelle parti si sia disposti ad accettare quella “anarchia degli > spiriti” tanto cara a Luigi Einaudi ? > > _______________________________________________ > Lista mailing list > [email protected] > http://lists.radicaliroma.com/cgi-bin/mailman/listinfo/lista > >
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