Roberto Resoli wrote:

> questo è vero, ma quando l'IP pubblico è uno, e gli utenti contemporanei 
> molti?

Eh, e' un gran peccato, certamente...

> La polizia postale solitamente chiede chi ha fatto accesso verso un
> certo ip da un ip pubblico (quello che li ha indotti a rivolgersi a
> noi erogatori del servizio) in un certo istante. 

E fa benissimo a chiederlo, e' il suo mestiere...

> Dato che nel caso di
> nat gli accessi partono da uno (o pochi) ip, l'unico modo per risalire
> all'ip mascherato e poi (ovviamente anche questo è un passaggio
> chiave) all'identità è tramite l'associazione con l'endpoint remoto
> (ad esempio quella reperibile dalla tabella di connection tracking) .

Vero.

Se sei un ISP, e fai NAT, sei tenuto dalla legge a tenere quel registro.

Se sei uno che ha una rete wifi, NON sei tenuto dalla legge a tenere
quel registro, e siccome si tratta di un trattamento di dati personali,
ECCEDENTE i requisiti di legge, e di cui non si vede la necessita' per
il titolare, ti e' VIETATO farlo.

Q: "E se la Polizia me lo chiede?"
A: "Gli rispondi: mi spiace, ma non lo posso sapere, perche' mi e'
VIETATO DALLA LEGGE SAPERLO".

> Poi ovviamente il contenuto della comunicazione (compresi gli url
> http) non è necessario, nè raccomandabile, che vengano tracciati.

la parola giusta e' VIETATO DALLA LEGGE. ILLEGALE. E' un ILLECITO. Non
so con che altro sinonimo scriverlo, help!

-- 
Cordiali saluti,
Stefano Zanero

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